Electrolux ritira i licenziamenti: 1.250 uscite volontarie in tre anni

Foto del Mimit

Electrolux ritira i licenziamenti unilaterali e propone un piano di uscite volontarie nell’arco di tre anni, con il ricorso agli ammortizzatori sociali. È questa la principale novità emersa dal tavolo nazionale sulla vertenza della multinazionale, riunito al ministero delle Imprese e del Made in Italy nella mattina di oggi, 5 ottobre.

La nuova proposta prevede fino a 1.250 uscite volontarie complessive, di cui 600 tra gli impiegati e 650 tra gli operai, da gestire nell’arco di tre anni attraverso la cassa integrazione straordinaria e gli altri strumenti disponibili. Electrolux ha inoltre annunciato una revisione del piano industriale, con nuovi prodotti e 90 milioni di euro di investimenti nei siti italiani.

Per il Friuli Venezia Giulia, l’attenzione è ora rivolta in particolare ai siti di Porcia e Pordenone. “Registriamo positivamente il cambio di atteggiamento dell’impresa, che crea le condizioni per l’avvio di un percorso realmente condiviso”, hanno dichiarato al termine dell’incontro gli assessori regionali Sergio Emidio Bini, alle Attività produttive, e Alessia Rosolen, al Lavoro.

“Il fatto che non si parli più di licenziamenti, ma di uscite incentivate e volontarie, da gestire nell’arco di tre anni attraverso tutti gli ammortizzatori sociali e gli strumenti possibili, rappresenta un elemento importante. Allo stesso tempo, siamo consapevoli che il percorso è ancora da costruire e che il lavoro da fare nelle prossime settimane sarà importante“, hanno aggiunto Bini e Rosolen.

Nessuno stabilimento chiuso

Tra gli elementi illustrati da Electrolux al tavolo, presieduto dal ministro Adolfo Urso, c’è anche l’indicazione di nessuna chiusura degli stabilimenti e un percorso di reindustrializzazione per il sito di Cerreto d’Esi. La proposta comprende inoltre un impegno a sostenere la competitività delle produzioni italiane e interventi di efficientamento organizzativo.

“Finalmente si apre una nuova fase. Quello compiuto oggi è un passo nella giusta direzione”, ha dichiarato Urso. “Ora serve la responsabilità di tutti per migliorare e definire entro il prossimo tavolo conclusivo del 29 ottobre una soluzione condivisa, capace di assicurare una prospettiva chiara e duratura per il futuro di tutti i siti produttivi e di garantire la salvaguardia dei lavoratori”.

Al tavolo nazionale erano presenti l’azienda, le organizzazioni sindacali, Confindustria, le Regioni e i Comuni sedi degli stabilimenti del gruppo. Hanno partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e il sottosegretario al Mimit Fausta Bergamotto.

Ora il piano per Porcia

Per la Regione Friuli Venezia Giulia, il passaggio decisivo sarà capire nel dettaglio quali saranno le ricadute della nuova proposta sui singoli territori. “Come Regione Friuli Venezia Giulia siamo particolarmente interessati a conoscere gli effetti del piano sui siti di Porcia e Pordenone: è un passaggio indispensabile per valutare concretamente le ricadute sul territorio e le eventuali misure da mettere in campo”, hanno sottolineato Bini e Rosolen.

Secondo gli assessori, la gestione nell’arco di tre anni delle uscite volontarie può inoltre creare un margine temporale per lavorare anche a livello europeo all’attivazione di misure di sostegno per un settore che sta attraversando una fase complessa.

Proprio sul fronte europeo, Urso ha ricordato l’impegno del Governo per rafforzare la competitività del settore degli elettrodomestici, contrastare la concorrenza sleale e sostenere produzione e investimenti europei. Nelle scorse ore, il vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné ha confermato per iscritto la disponibilità di Bruxelles ad agire sulla base delle indicazioni contenute nel non paper promosso dall’Italia e sostenuto anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia.

Il prossimo incontro al Mimit è fissato per 29 ottobre e rappresenterà un passaggio decisivo della vertenza, anche in vista della definizione della riorganizzazione globale del gruppo, attesa nella prima parte di novembre.

“Il cambio di atteggiamento registrato oggi è importante, ma non può essere considerato un punto di arrivo“, hanno concluso Bini e Rosolen. “Le prossime settimane dovranno servire a entrare nel merito del piano, a verificarne la sostenibilità e a costruire, con il coinvolgimento di tutte le parti, una prospettiva industriale in grado di garantire continuità produttiva e occupazionale”.