Il divario tra uomini e donne continua a pesare sul mondo del lavoro in Friuli Venezia Giulia, con differenze che riguardano non soltanto le opportunità occupazionali, ma anche gli stipendi e le pensioni. Una situazione fotografata dai dati Istat e Inps, al centro dell’assemblea delle Donne Cgil Fvg, che ha riunito al Centro Balducci di Zugliano oltre 250 tra delegate sindacali e iscritte allo Spi Cgil.
L’incontro è stato dedicato alle disuguaglianze di genere, alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro, alla prevenzione della violenza e alla necessità di rafforzare le politiche sociali. Temi sui quali il sindacato intende rilanciare la mobilitazione, partendo dal documento nazionale Belle Ciao.
“La parità non è ancora una realtà: il divario di genere attraversa l’intero arco della vita, dal lavoro alla pensione, e si intreccia con discriminazioni, squilibri nei carichi familiari e stereotipi”, ha sottolineato Daniela Duz, responsabile pari opportunità e mercato del lavoro della Cgil regionale. Per ridurre queste distanze, secondo Duz, sono necessari una contrattazione più attenta alle differenze di genere, salari più elevati, maggiore sicurezza e una mobilitazione sociale per garantire pari opportunità.
La sindacalista ha inoltre evidenziato il coinvolgimento dell’intera organizzazione su questi temi, testimoniato anche dalla presenza all’assemblea di numerosi dirigenti e funzionari uomini.
In Friuli Venezia Giulia lavora il 64,7% delle donne, ma il divario resta ampio
I numeri del primo semestre 2026 mostrano una regione che, pur registrando risultati migliori rispetto alla media italiana, presenta ancora differenze significative tra occupazione maschile e femminile. Secondo l’Istat, il tasso di occupazione delle donne in Friuli Venezia Giulia è del 64,7%, circa dieci punti sopra il dato nazionale, ma resta inferiore di quasi 12 punti rispetto a quello degli uomini, pari al 76,6%.
Anche la disoccupazione colpisce maggiormente la componente femminile: il 5,5% delle donne contro il 3,1% degli uomini. Le differenze emergono inoltre nella stabilità dei rapporti di lavoro. Nel 2025 i contratti a termine hanno interessato il 14,4% delle lavoratrici, rispetto al 10,9% dei lavoratori. Ancora più evidente è lo squilibrio nel ricorso al lavoro a tempo parziale. In regione il 32,6% delle donne lavora part-time, contro appena il 6% degli uomini: una percentuale oltre cinque volte superiore.
Un dato che, secondo Duz, evidenzia la distribuzione ancora diseguale delle responsabilità familiari, dalla gestione della casa alla cura dei figli, fino all’assistenza agli anziani. Per la Cgil, la contrattazione di genere rappresenta uno degli strumenti fondamentali per intervenire su questi squilibri.
Stipendi e pensioni, differenze di migliaia di euro
Le distanze non si fermano alle opportunità di lavoro, ma si riflettono direttamente sui redditi. Secondo i dati dell’Osservatorio Inps sul lavoro dipendente, nel 2024 la retribuzione annua media delle donne nel settore privato era di 25.301 euro, contro i 32.083 euro degli uomini, con una differenza di 6.782 euro. Il divario è ancora maggiore nel settore pubblico, dove le lavoratrici percepivano mediamente 32.166 euro all’anno, rispetto ai 42.225 euro dei colleghi uomini: oltre 10mila euro di differenza.
Disuguaglianze che si trascinano anche dopo la conclusione della carriera lavorativa. Considerando tutte le pensioni, in Friuli Venezia Giulia l’importo medio annuo percepito dalle donne è di 20.646 euro, contro i 28.634 euro degli uomini. Limitando il confronto alle pensioni Ivs, ossia invalidità, vecchiaia e superstiti, la distanza aumenta ulteriormente: 20.911 euro per le donne e 30.513 euro per gli uomini.
Secondo Duz, questi numeri contribuiscono a spiegare la maggiore vulnerabilità economica femminile nella terza età, soprattutto nelle situazioni di solitudine. Una fragilità che può aggravare anche fenomeni come la rinuncia alle cure sanitarie, in un contesto segnato dalle difficoltà di accesso alle prestazioni e dalle liste d’attesa.
Violenza di genere e sanità, le richieste della Cgil
Durante l’assemblea è stato affrontato anche il tema della violenza contro le donne. La ricercatrice dell’Ires Chiara Cristini ha richiamato l’importanza di intervenire sulle radici culturali del fenomeno, anche all’interno delle aziende, utilizzando strumenti come la contrattazione e la certificazione della parità di genere per prevenire discriminazioni, molestie e violenze.
Sulla necessità di agire fin dall’età scolastica è intervenuta Lara Ghiglione, sottolineando il ruolo dell’educazione all’affettività, alla sessualità e al rispetto reciproco. Per Ghiglione è altrettanto importante contrastare la marginalizzazione delle donne nei luoghi di lavoro, che può favorire situazioni di discriminazione e violenza.
Tra le priorità indicate dal sindacato figura inoltre una maggiore attenzione alle differenze di genere nelle politiche sanitarie, dall’adolescenza alla vecchiaia. La Cgil ha espresso preoccupazione per alcune criticità presenti anche in Friuli Venezia Giulia, tra cui l’indebolimento dei consultori e dei centri di salute mentale e il mancato avvio delle Case della comunità.
Le rivendicazioni emerse a Zugliano confluiranno nella mobilitazione nazionale della Cgil, che sabato 17 ottobre porterà a Roma la manifestazione La Via Maestra. Al centro dell’iniziativa ci saranno il diritto al lavoro, alla salute e alla casa, la difesa del potere d’acquisto di salari e pensioni, una riforma fiscale e il rilancio delle politiche industriali in settori strategici come acciaio, energie rinnovabili ed elettrodomestici. Il sindacato chiederà inoltre politiche di sviluppo orientate alla pace e alla sostenibilità ambientale. Anche dal Friuli Venezia Giulia è prevista un’ampia partecipazione, con pullman organizzati in partenza dai diversi territori della regione.

