Sono aperti i seggi per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia, intitolata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Gli elettori potranno esprimere il proprio voto oggi fino alle 23 e domani, lunedì, dalle 7 alle 15.
In Friuli Venezia Giulia 931mila elettori
Secondo i dati del Viminale, sono complessivamente 51.424.729 gli aventi diritto al voto in Italia, di cui 5.477.619 residenti all’estero. In Friuli Venezia Giulia sono chiamati alle urne 931.731 elettori, distribuiti in 1.354 sezioni elettorali. Nel dettaglio, 104.519 elettori si trovano in provincia di Gorizia, 237.069 a Pordenone, 177.087 a Trieste e 413.056 a Udine.
Il dato comprende anche gli elettori iscritti all’Aire che hanno scelto di votare in Italia, pari a 17 persone, mentre sono 449 gli elettori temporaneamente all’estero che voteranno per corrispondenza.
Chi può votare e come si vota
Possono partecipare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto 18 anni entro il giorno del voto, sia residenti in Italia sia all’estero. Chi vive in Italia vota presso il seggio del proprio Comune di residenza, indicato sulla tessera elettorale, nelle due giornate previste.
Agli elettori viene consegnata un’unica scheda di colore verde, sulla quale è possibile esprimere la propria scelta tra “Sì”, per approvare la riforma, oppure “No”, per respingerla. Non è previsto il quorum, quindi la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei votanti.
I quesiti del referendum.
Il quesito referendario riguarda l’approvazione o la bocciatura di una legge costituzionale che modifica complessivamente sette articoli della Costituzione, introducendo novità rilevanti come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
La riforma tocca nello specifico gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110, ridefinendo il sistema di autogoverno delle toghe e i meccanismi disciplinari.
Separazione delle carriere e doppio Csm
Uno dei punti centrali della riforma è l’introduzione della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, che diventa principio costituzionale. La modifica dell’articolo 102 stabilisce infatti che l’ordinamento giudiziario dovrà disciplinare in modo distinto i percorsi professionali di giudici e pubblici ministeri.
A questa novità si collega la revisione dell’articolo 87: il Presidente della Repubblica presiederà due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pm, superando l’attuale Csm unico.
Nuove regole per la composizione degli organi
La riforma modifica anche il sistema di selezione dei componenti dei Consigli superiori della magistratura. Con l’intervento sull’articolo 104, i membri dei due Csm non saranno più eletti, ma estratti a sorte da elenchi predisposti dal Parlamento e dalle magistrature.
Un cambiamento significativo riguarda anche la disciplina interna. L’articolo 105 introduce una nuova Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri tra magistrati e componenti laici, individuati attraverso un sistema misto di nomina e sorteggio. Questo organismo avrà competenza sulle questioni disciplinari, sottraendole ai Csm.
Accesso alla Cassazione e inamovibilità
Tra le modifiche previste c’è anche l’ampliamento delle modalità di accesso alla Corte di Cassazione. Con l’intervento sull’articolo 106, oltre a professori universitari e avvocati, potranno accedere anche i magistrati requirenti con almeno 15 anni di servizio.
L’articolo 107 viene invece aggiornato per adeguare il principio di inamovibilità dei magistrati al nuovo sistema: trasferimenti e sospensioni saranno decisi dal Consiglio superiore competente in base alla carriera di appartenenza.
Il ruolo del ministro della Giustizia
Infine, la modifica dell’articolo 110 introduce un aggiornamento terminologico ma significativo: il ministro della Giustizia dovrà rapportarsi con “ciascun” Consiglio superiore della magistratura, prendendo atto della nuova articolazione in due organi distinti.
