Il Friuli Venezia Giulia è la regione con più alberi monumentali d’Italia: quasi 1.700 esemplari

l Friuli Venezia Giulia rafforza il suo primato nazionale per numero di schede dedicate agli alberi monumentali. Con il nuovo aggiornamento degli elenchi regionali si arriverà a 572 schede, corrispondenti a 1.695 esemplari complessivi, grazie all’ingresso di altre 39 schede. A questi si aggiungono 1.010 alberi censiti come “notevoli”, distribuiti in buona parte del territorio regionale.

L’iter amministrativo per l’aggiornamento degli elenchi degli Alberi Monumentali e degli Alberi Notevoli è ormai vicino alla conclusione. È infatti in fase di firma la nota di trasmissione del decreto del presidente della Regione, dopo il confronto con il Ministero competente e l’approvazione della Soprintendenza. “Il Friuli Venezia Giulia si conferma la regione italiana con il maggior numero di schede di alberi monumentali: con il nuovo aggiornamento arriviamo a 572 schede, corrispondenti a 1.695 esemplari complessivi, grazie all’ingresso di 39 nuove schede”, ha spiegato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante. “È un patrimonio straordinario, diffuso in quasi tre Comuni su quattro, che stiamo tutelando attraverso un lavoro costruito negli anni e che unisce censimento, cura, sostegno agli enti locali, ricerca scientifica e valorizzazione”, ha aggiunto.

Più di mille alberi “notevoli”

Cresce anche l’elenco degli alberi notevoli, categoria introdotta per prima proprio dal Friuli Venezia Giulia con l’obiettivo di individuare quegli esemplari che, per caratteristiche, dimensioni e sviluppo, potrebbero diventare i monumentali del futuro. Con il nuovo aggiornamento si raggiungono 305 schede, 42 in più rispetto alla situazione precedente, per un totale di 1.010 esemplari.

“Questi numeri acquistano ancora più valore se osserviamo la distribuzione geografica: quasi il 75 per cento dei Comuni del Friuli Venezia Giulia ospita almeno un albero tutelato”, ha sottolineato Amirante. “Non siamo quindi di fronte a poche presenze eccezionali concentrate in alcune zone, ma a un patrimonio che appartiene all’intero territorio regionale, dalla montagna alla pianura fino alle aree urbane”.

Dalla tutela alla cura degli alberi

Negli ultimi anni la Regione ha progressivamente ampliato gli strumenti destinati alla conservazione di questo patrimonio. Nel 2024 è stato modificato il sistema dei contributi per gli interventi sugli alberi monumentali, introducendo una programmazione triennale e comprendendo nella gestione anche gli alberi notevoli e quelli di pregio.

“La tutela non può esaurirsi nell’inserimento di un albero in un elenco. Censire significa assumersi anche la responsabilità di conservare”, ha spiegato l’assessore. “Alberi che hanno attraversato decenni o addirittura secoli richiedono monitoraggio, interventi specialistici e una programmazione di lungo periodo. Per questo abbiamo voluto affiancare alla tutela normativa strumenti concreti a sostegno degli enti locali e dei soggetti chiamati a prendersene cura”.

Un progetto per conservare il patrimonio genetico

Nel 2025 è stato inoltre avviato un progetto scientifico dedicato alla conservazione del patrimonio genetico degli alberi monumentali, attraverso la collaborazione con gli Orti botanici di Trieste e Udine, quelli di Palermo e Padova, altri istituti di ricerca italiani e internazionali, la Direzione regionale competente in materia forestale e il Vivaio regionale di Tarcento.

Il progetto punta a studiare gli esemplari caratterizzati da particolare longevità e capacità di adattamento, fino alla realizzazione di un piano di riproduzione che consenta di preservarne il patrimonio genetico per le generazioni future. “Questi alberi non sono importanti soltanto per le loro dimensioni, per l’età o per il valore storico e paesaggistico. Sono anche custodi di un patrimonio genetico che merita di essere studiato e conservato”, ha evidenziato Amirante. “Tutela, ricerca e riproduzione diventano così parti della stessa strategia”.

“La Dane”, il gigante di Paularo

Tra i simboli di questo patrimonio naturale c’è l’abete bianco “La Dane” di Paularo, che raggiunge un’altezza di 53,34 metri, con una circonferenza di 3,32 metri e un’età stimata di oltre due secoli. Le misurazioni effettuate dai tecnici regionali lo hanno indicato come l’albero autoctono più alto d’Italia e il terzo albero più alto in assoluto presente nel Paese.

“La Dane è forse l’esempio più immediato, ma dietro ogni scheda ci sono alberi che raccontano un territorio, la sua storia e spesso anche il rapporto di diverse generazioni con quel luogo”, ha osservato l’assessore. “La loro tutela ha quindi un valore ambientale, paesaggistico e culturale”.

Entro la fine dell’anno è prevista anche la nuova pubblicazione regionale dedicata ai “Giganti” del Friuli Venezia Giulia, che raccoglierà storie, caratteristiche, record e curiosità sugli esemplari più significativi presenti sul territorio. “Siamo partiti dalla tutela, abbiamo rafforzato gli strumenti per la cura, abbiamo avviato la ricerca sul patrimonio genetico e ora vogliamo far conoscere sempre di più questi alberi ai cittadini”, ha concluso Amirante. “I nostri giganti verdi sono monumenti viventi: proteggerli significa conservare una parte dell’identità del Friuli Venezia Giulia e consegnarla alle generazioni che verranno”.