Il matrimonio tra le tende del terremoto, dopo 50 anni il bouquet torna in Friuli

Un mazzo di fiori conservato per mezzo secolo, una fotografia scattata tra le tende degli sfollati e un appello sui social che ha riunito due persone dopo cinquant’anni. È una storia di memoria, solidarietà e speranza quella che lega Tarcento a Verona e che ha per protagonisti Silvano Longo, un ex scout veronese, e Loretta Sommaro, una donna friulana che si sposò nei giorni drammatici seguiti al terremoto del 1976.

Il 18 settembre di quell’anno, mentre il Friuli cercava faticosamente di rialzarsi dopo il sisma, Loretta pronunciò il suo sì a Sergio Vidoni nel parco Vivanda di Tarcento, dove era stata allestita una tendopoli per accogliere gli sfollati. Tra gli invitati c’erano anche alcuni giovani scout del gruppo Verona 9, arrivati dal Veneto per prestare aiuto alla popolazione. Uno di loro, Silvano, portò a casa il bouquet della sposa. Lo conservò con cura, senza immaginare che, cinquant’anni dopo, quei fiori sarebbero diventati il filo capace di riannodare una storia rimasta sospesa nel tempo.

Il matrimonio tra le tende dopo il terremoto

Per Loretta il terremoto aveva significato anche rischiare la vita. Si era salvata dal crollo della propria abitazione quasi per caso, fermandosi sulla soglia di casa. Nonostante la tragedia, lei e Sergio decisero di non rinunciare al matrimonio e di cominciare insieme una nuova vita.

Non c’erano le condizioni per organizzare una cerimonia tradizionale. L’abito da sposa era stato preso in prestito e il matrimonio si svolse al parco Vivanda, in un territorio ancora segnato dalle distruzioni e dalle continue scosse. In quei giorni Silvano Longo prestava servizio come volontario insieme agli altri scout veronesi. Il gruppo partecipò alla cerimonia, accompagnandola con i propri canti. Al termine, gli sposi posarono per una fotografia insieme ai ragazzi.

Fu proprio in quell’occasione che il bouquet finì nelle mani di Silvano. Come sia accaduto esattamente, oggi nessuno dei due protagonisti riesce a ricordarlo. Quel mazzo, però, non venne mai gettato. Longo, che oggi vive a Cerro Veronese, lo portò con sé attraverso gli anni, custodendolo come testimonianza di uno dei momenti più significativi della sua esperienza di volontariato in Friuli.

L’appello sui social e la scoperta dopo cinquant’anni

Circa cinque anni fa, mentre riordinava la propria abitazione, Silvano ritrovò il bouquet. Da quel momento cominciò a chiedersi che fine avessero fatto gli sposi immortalati nella fotografia del 1976. A incoraggiarlo a cercarli fu Giovanni Tonolli, amico ed ex compagno scout, che gli suggerì di pubblicare l’immagine sui social.

Così, in occasione del cinquantesimo anniversario del matrimonio, Longo lanciò un appello su Facebook, raccontando la vicenda e mostrando il mazzo di fiori conservato per tutti quegli anni. “Il mio desiderio più grande sarebbe poterli incontrare e, cinquant’anni dopo, riportare finalmente quel mazzo di fiori nelle mani della sposa”, aveva scritto.

La risposta arrivò molto più rapidamente del previsto. Nel giro di poche ore alcune persone riconobbero i protagonisti della fotografia. Poi arrivò il messaggio di un nipote di Loretta e, infine, una telefonata dal Friuli. Dall’altra parte del telefono c’era proprio la donna che Silvano cercava.

Per lei quei fiori rappresentano molto più di un ricordo del matrimonio. Sono la testimonianza di un giorno felice vissuto in un periodo di grande sofferenza, quando tutto sembrava incerto e ricominciare richiedeva coraggio. Un’emozione resa ancora più intensa dal ricordo della sorella, scomparsa circa due anni fa, con la quale avrebbe voluto condividere questo momento.

Il ritorno del bouquet in Friuli

La storia è destinata a concludersi con un incontro a Sammardenchia di Tarcento, previsto per oggi, sabato 17 ottobre. Silvano raggiungerà il Friuli accompagnato dalla moglie, da una delle figlie e da alcuni amici, per restituire personalmente a Loretta il mazzo di fiori che custodisce dal 1976. Sarà l’occasione per ritrovarsi dopo mezzo secolo, ricordare quella giornata e ripercorrere un legame nato durante una delle pagine più difficili della storia friulana.

In questi cinquant’anni il bouquet ha attraversato il tempo, conservando un significato particolare per chi lo aveva raccolto. Ora tornerà nelle mani della donna che lo stringeva nel giorno del suo matrimonio. Un piccolo gesto che racconta anche un’altra faccia del terremoto del Friuli: quella della solidarietà arrivata da tutta Italia, dei legami nati nelle tendopoli e della volontà di ricominciare, anche quando attorno sembrava non esserci più nulla.