Cinquant’anni fa furono tra i protagonisti della ricostruzione del Friuli, mettendo a disposizione competenze, lavoro e inventiva per far rinascere i paesi devastati dal terremoto. Oggi gli artigiani guardano alle nuove generazioni, chiamate a raccogliere quell’eredità e a portare le imprese verso il futuro, tra nuove tecnologie, intelligenza artificiale e sfide economiche. È il messaggio emerso sabato 17 ottobre a Gemona del Friuli, dove l’Istituto superiore Isis D’Aronco ha ospitato il convegno “Le mani della rinascita – L’Artigianato tra terremoto, ricostruzione e nuove sfide”, organizzato da Confartigianato Imprese Udine in collaborazione con Confartigianato Imprese Pordenone.
Un appuntamento che ha richiamato una folta partecipazione, con numerosi studenti tra il pubblico, e che ha intrecciato i ricordi del sisma del 1976 con una riflessione sul ruolo che le imprese artigiane possono continuare a svolgere nello sviluppo del Friuli Venezia Giulia.
A rivolgersi direttamente ai ragazzi è stato il presidente di Confartigianato Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, che ha concluso la mattinata con un invito a raccogliere il testimone delle generazioni precedenti. “Ragazzi e ragazze, prendete in mano le aziende artigiane del Friuli Venezia Giulia e portatele nel futuro; fate tesoro delle storie della rinascita che ascoltate in questo 50° del sisma del 1976, raccogliete il meglio e fatelo vostro. Sarete professionisti indispensabili anche nell’era della digitalizzazione e dell’Ai, perché speranza, tenacia e creatività sono indispensabili sempre. A maggior ragione in stagioni difficili”.
L’appello ai giovani: “Nell’artigianato c’è spazio e soddisfazione economica”
Sul futuro delle imprese si è soffermato anche Marco Granelli, presidente nazionale di Confartigianato, che ha invitato a superare una visione dell’artigianato legata esclusivamente alle dimensioni delle attività.
“Occorre cambiare la narrazione sull’artigianato: non realtà piccole, ma aziende della prossimità”, ha affermato, ricordando come, in una fase segnata dalle difficoltà geopolitiche ed economiche, il settore rappresenti sia una risorsa produttiva sia un presidio sociale.
Le aziende artigiane, ha osservato Granelli, sono realtà che rimangono nei territori, mantengono un rapporto diretto con le comunità e sempre più spesso scelgono di collaborare attraverso reti di imprese. Rivolgendosi agli studenti del D’Aronco, il presidente nazionale ha voluto sottolineare anche le opportunità professionali offerte dal comparto: “Nel nostro mondo c’è spazio e gli analisti concordano nel dire che c’è anche soddisfazione economica”.
Il tema del futuro dell’artigianato è stato al centro della tavola rotonda “Resistere e reinventarsi: la forza dell’artigianato nelle fasi di svolta”, moderata dal condirettore del Messaggero Veneto-Gruppo Nem, Paolo Mosanghini.
Accanto a Tilatti e Granelli sono intervenuti il deputato e presidente della Commissione Lavoro della Camera Walter Rizzetto, il direttore della Protezione civile regionale Amedeo Aristei, il capocategoria degli edili di Confartigianato Fvg Paolo Dri e Lorenzo Alessandrini, già segretario particolare di Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione.
Rizzetto ha ricordato il contributo di Confartigianato nazionale alla riforma, attualmente in corso di approvazione, della normativa che dal 1985 disciplina il mondo artigiano. Tra le novità previste figura la possibilità di ampliare i limiti dimensionali delle imprese che possono essere considerate artigiane. “Si va avanti in questa direzione, perché il merito non può avere limiti dimensionali”, ha assicurato.
Ai ragazzi il parlamentare ha raccomandato di puntare su una formazione solida e continua, indispensabile anche per affrontare le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale.
Una tecnologia che è già entrata nelle attività quotidiane delle imprese, come ha spiegato Paolo Dri: “Adoperiamo l’intelligenza artificiale in cantiere, insieme però all’intelligenza artigiana, che trova soluzioni e risolve problemi”. Da qui la necessità di rafforzare il collegamento tra scuola e mondo del lavoro, offrendo ai giovani occasioni concrete per conoscere da vicino le professioni artigiane.
Dal terremoto del 1976 alle sfide di oggi
Il ricordo della ricostruzione ha attraversato gli interventi della mattinata, riportando l’attenzione sul contributo delle maestranze locali nei mesi e negli anni successivi alle scosse del maggio e del settembre 1976.
Lorenzo Alessandrini ha ricordato il pensiero di Giuseppe Zamberletti, che aveva riconosciuto negli artigiani una delle forze decisive per superare l’emergenza. “Ci vuole la loro speranza, perché ha la forza di combattere l’emergenza”, era una delle riflessioni del commissario, che individuava nella speranza, nella tenacia e nella creatività i tratti distintivi del mondo artigiano.
Un rapporto, quello tra artigianato e gestione delle emergenze, che continua ancora oggi. Amedeo Aristei ha ricordato come numerosi artigiani siano volontari della Protezione civile e ricoprano ruoli di responsabilità nelle squadre comunali. Le loro competenze, ha spiegato, risultano fondamentali soprattutto quando occorre organizzare rapidamente i campi di accoglienza e predisporre le strutture necessarie ad assistere la popolazione.
Sul significato della ricostruzione è intervenuta anche l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha ricordato come il terremoto abbia segnato una svolta nella storia economica e sociale del Friuli, accelerando il passaggio da una realtà prevalentemente rurale e di emigrazione a un territorio caratterizzato da un sistema artigianale e industriale sviluppato.
“Gemona e i paesi del cratere del sisma sono luoghi simbolo della ricostruzione, testimoni della forza delle comunità friulane e del loro profondo legame con le proprie radici”, ha sottolineato l’assessore.
Secondo Zilli, la crescita economica e infrastrutturale avviata negli anni successivi al sisma ha lasciato risultati ancora visibili, grazie anche alla capacità delle imprese di unire i saperi tradizionali alle competenze tecniche e tecnologiche.
La sfida attuale è trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni, attraverso una collaborazione sempre più stretta tra istituti scolastici e aziende. “Le imprese devono poter sempre di più continuare a investire nel rafforzamento delle sinergie tra scuola e mondo del lavoro, creando le condizioni affinché i giovani possano esprimere i propri talenti attraverso percorsi formativi dedicati e orientare consapevolmente le proprie scelte di vita”, ha evidenziato Zilli.
L’assessore ha inoltre invitato le imprese a mettere a disposizione delle scuole il proprio patrimonio di conoscenze, favorendo uno scambio diretto con gli studenti. Ringraziando Tilatti per l’iniziativa, ha sottolineato il significato della scelta di ospitare il convegno proprio all’interno di un istituto superiore.
“Le competenze che hanno reso possibile la ricostruzione e la crescita economica del nostro territorio devono continuare a essere trasmesse e valorizzate, offrendo alle nuove generazioni gli strumenti per costruire il proprio futuro”, ha concluso.
In apertura dei lavori, il sindaco di Gemona Roberto Revelant ha richiamato la necessità di snellire la burocrazia per rendere più competitive le aziende. Il presidente di Confartigianato Pordenone, Silvano Pascolo, impossibilitato a partecipare, è intervenuto attraverso un messaggio audio, ricordando la vicinanza e la collaborazione tra gli artigiani delle province di Udine e Pordenone durante il difficile periodo successivo al terremoto.
Il vicepresidente Gino Martinuzzo ha osservato che, oggi come allora, il futuro si costruisce “con le mani, la testa e il cuore”. La vicepresidente di Confartigianato Udine Francesca Comello e il dirigente scolastico Nicola Basile hanno invece sottolineato il valore dell’iniziativa e il significato simbolico della sede scelta.
Le testimonianze della ricostruzione e la tenda della memoria
A ospitare l’incontro è stato un edificio che rappresenta esso stesso un pezzo della storia del Friuli dopo il terremoto. L’Isis D’Aronco fu infatti realizzato grazie alla generosità del governo degli Stati Uniti, su progetto dell’architetto Marco Zanuso. Da quest’anno l’edificio è sottoposto a tutela della Soprintendenza per il suo valore architettonico.
Tra i momenti più significativi del convegno ci sono state le testimonianze di chi ha vissuto direttamente la ricostruzione o ne ha approfondito la storia.
È intervenuto Diego Carpenedo, senatore e ingegnere che fece parte del gruppo di professionisti organizzato dalla Regione e dalla Segreteria straordinaria del terremoto per tradurre in interventi concreti le nuove norme sulla ricostruzione. A portare il proprio contributo è stato anche Ivo Del Negro, presidente della sezione Ana di Gemona.
Lo storico e docente di Urbanistica all’Università Iuav di Venezia Moreno Baccichet ha invece approfondito un aspetto meno conosciuto del dopoterremoto con l’intervento “Made in Friuli: la ricostruzione del Friuli nel programma degli aiuti del Congresso statunitense”.
Un contributo che ha permesso di ripercorrere il ruolo degli aiuti americani e la loro influenza su un processo di ricostruzione nel quale non contarono soltanto la rapidità degli interventi, ma anche la qualità delle opere realizzate.
In occasione del convegno è stata inoltre allestita l’installazione commemorativa ed esperienziale “1976: Ricostruire il lavoro”, realizzata con la collaborazione della Sezione Ana di Udine, del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, del Comune di Remanzacco e della Società Filologica Friulana.
All’interno di un’autentica tenda della Protezione civile, i visitatori hanno potuto assistere alla proiezione di un video composto da immagini d’epoca e testimonianze dirette di persone che hanno vissuto la ricostruzione.
Un percorso nella memoria che ha riportato al centro le persone, le competenze e il lavoro di chi contribuì a far rinascere il Friuli. E che, a cinquant’anni dal terremoto, ha affidato alle nuove generazioni il compito di dare continuità a quella storia.

