Fra i preparativi di un periodo di studio all’estero, la copertura sanitaria è una voce che può facilmente passare in secondo piano rispetto all’iscrizione, all’alloggio e al viaggio. Sul retro della tessera sanitaria italiana c’è la tessera europea di assicurazione malattia (TEAM), valida nell’Unione europea, in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera e, in seguito agli accordi successivi alla Brexit, anche nel Regno Unito. Fuori da quest’area le regole cambiano da Paese a Paese, e spesso serve una copertura specifica.
Per questo può essere utile informarsi una destinazione alla volta già mentre si sceglie l’ateneo, anche perché in alcuni casi la copertura dipende dal tipo di visto e va messa nel bilancio fin dall’inizio. Chi sta valutando più mete può consultare il sito Iostudioallestero.com, portale di una nota agenzia di settore, ricco di approfondimenti sullo studio all’estero con articoli dedicati a destinazioni, università e corsi.
Nell’Unione europea basta la tessera europea?
La TEAM copre le cure medicalmente necessarie, anche non urgenti, durante un soggiorno temporaneo. Come spiega la pagina del Ministero della Salute sulla tessera europea di assicurazione malattia, chi la presenta in una struttura pubblica o convenzionata viene curato alle stesse condizioni degli assistiti del posto, e l’eventuale ticket resta a suo carico senza rimborso. In alcuni Paesi, come la Francia citata dal ministero, la spesa si anticipa per intero e poi si chiede il rimborso alla cassa locale, che trattiene una quota in genere fra il 20 e il 30%.
Le cure programmate restano fuori, perché richiedono l’autorizzazione preventiva dell’ASL, così come il rientro in Italia di chi si ammala a metà semestre. Lo studente che trasferisce la residenza e si iscrive all’AIRE, poi, perde la TEAM italiana e deve passare al modello S1.
Regno Unito, la sanità si paga insieme al visto
Dopo la Brexit lo studente italiano che frequenta un corso di più di sei mesi ha bisogno dello Student visa, e con la domanda versa in anticipo l’Immigration Health Surcharge, la cui tariffa ridotta è di 776 sterline per ogni anno di visto. In cambio accede al servizio sanitario britannico in modo simile a chi vi risiede.
Gli studenti europei iscritti a tempo pieno all’università possono chiedere un rimborso, a patto di avere una tessera europea valida e di non lavorare durante gli studi. Poiché l’importo dipende dalla scadenza della tessera, conviene controllarla prima della domanda, mentre chi conta su un lavoro part-time resta escluso.
In Australia e negli Stati Uniti decidono il visto e l’ateneo
Per il visto 500 l’Australia chiede l’Overseas Student Health Cover (OSHC), un’assicurazione con una compagnia approvata dal governo australiano che va comprata prima della domanda, spesso tramite l’ateneo, e deve restare attiva dall’arrivo alla partenza. Le esenzioni riguardano soltanto Belgio, Norvegia e Svezia, sicché lo studente italiano deve avere l’OSHC per tutta la durata del visto.
Negli Stati Uniti il visto F-1 non prevede un obbligo federale, però molti atenei iscrivono d’ufficio gli studenti internazionali al proprio piano sanitario e lo tolgono, con il relativo costo, solo a chi dimostra una copertura equivalente. Per il visto J-1 le soglie le fissa invece il Dipartimento di Stato, con almeno 100.000 dollari di spese mediche per incidente o malattia, 50.000 per l’evacuazione sanitaria verso il Paese d’origine, 25.000 per il rimpatrio della salma e una franchigia non superiore a 500 dollari.
Come leggere una polizza prima di firmarla
Il numero da cercare per primo è il massimale per sinistro, cioè la cifra oltre la quale le spese tornano allo studente, e dove la sanità costa molto le soglie del J-1 danno un ordine di grandezza. Le coperture vanno lette voce per voce, perché visite, farmaci, dentista d’urgenza e assistenza psicologica non sempre stanno nello stesso pacchetto e le patologie preesistenti possono restare escluse.
Il rientro sanitario serve anche a chi resta in Europa, dal momento che né la TEAM né la sovrattassa britannica lo pagano. La franchigia si paga a ogni sinistro, quindi va moltiplicata per le visite probabili di un anno accademico prima di confrontare due premi, e la polizza deve coprire tutti i mesi di permanenza, comprese le pause fra un semestre e l’altro trascorse sul posto.
Domande Frequenti (FAQ)
È vero che la TEAM basta per studiare in un altro Paese UE?
Basta per le cure necessarie nelle strutture pubbliche o convenzionate, finché lo studente mantiene la residenza in Italia. Resta scoperto chi si rivolge a una clinica privata o deve tornare a casa per curarsi, ed è per questi casi che conviene affiancarle una polizza.
Cosa succede se la tessera europea di assicurazione malattia scade mentre si studia all’estero?
La TEAM dura di norma sei anni e l’Agenzia delle entrate spedisce la nuova tessera in automatico all’indirizzo di residenza in Italia, quindi serve qualcuno che la inoltri. In caso di furto o smarrimento l’ASL può rilasciare un certificato sostitutivo, mentre il duplicato si chiede online all’Agenzia.
Per l’assicurazione sanitaria spende meno chi studia in Spagna o chi studia nel Regno Unito?
In Spagna lo studente residente in Italia usa la tessera europea e paga al massimo il ticket. Nel Regno Unito la sovrattassa sanitaria legata al visto costa 776 sterline l’anno, con un possibile rimborso per gli studenti europei a tempo pieno che non lavorano. In entrambi i Paesi il rientro sanitario richiede una polizza a parte.

