Terremoto 1976, Pozzuolo e Coia: cinquant’anni dopo rivive la solidarietà

Cinquant’anni dopo il terremoto del 1976, una storia di solidarietà tra due comunità torna a essere raccontata attraverso fotografie, documenti e testimonianze. È quella nata tra Pozzuolo del Friuli e Coia di Tarcento, dove nei mesi successivi al sisma arrivarono i volontari di Pozzuolo per aiutare la popolazione. La vicenda è al centro della mostra “1976… e scoprimmo la solidarietà”, allestita alla Palazzina di Pozzuolo e visitabile fino a domenica 27 settembre.

Dai volontari di Pozzuolo a Coia

La storia cominciò nei giorni immediatamente successivi al 6 maggio 1976. A Pozzuolo, alcuni volontari decisero di raggiungere Coia dopo aver saputo delle gravi conseguenze del terremoto nel paese di Tarcento. A ricordare quei giorni è Marco Chiavon, fondatore del Gruppo di Ricerche Storiche “Aghe di Poç”, che all’epoca era tra i giovani impegnati nel mondo associativo di Pozzuolo.

“Giancarlo Cruder di Coia lavorava nello stesso ufficio di Paolo Battello di Pozzuolo, che allora era presidente della Polisportiva – racconta Chiavon –. Nei primi giorni dopo il terremoto ciascuno era partito per dare una mano dove poteva. Poi Battello ci parlò della situazione di Coia, dove molte case erano distrutte o gravemente danneggiate, e propose di andare tutti insieme, così da riuscire a fare di più”.

Cominciarono così i viaggi verso Coia. I volontari raggiungevano il paese il sabato e la domenica e, quando gli impegni di lavoro lo permettevano, anche durante la settimana. Nei primi tempi si occuparono della sistemazione delle aree destinate alle tende e delle necessità più urgenti della popolazione.

La Festa della solidarietà

Nell’agosto del 1976 Pozzuolo organizzò una Festa della solidarietà per raccogliere fondi da destinare alla comunità di Coia. Secondo il ricordo di Chiavon, furono raccolti circa 10-12 milioni di lire, una somma importante per l’epoca. Una parte di quelle risorse contribuì anche alla realizzazione di una struttura destinata alla vita comunitaria, utilizzata per incontri e riunioni.

L’aiuto non si fermò dopo le nuove forti scosse del settembre 1976. Con l’arrivo della vendemmia, a Coia servivano persone che aiutassero a lavorare i vigneti, in gran parte collocati sui pendii. I volontari di Pozzuolo tornarono quindi in paese per dare una mano alle famiglie.

Quell’esperienza, racconta Chiavon, diventò una consuetudine che proseguì per circa una decina d’anni. “I rapporti sono rimasti nel tempo – spiega – anche se con gli anni la vita delle persone è cambiata. Quell’esperienza ha lasciato però un segno profondo anche a Pozzuolo“.

Una storia che ha lasciato il segno

La Polisportiva di allora, nata nel 1975, cessò successivamente la propria attività, mentre molti dei suoi componenti continuarono a impegnarsi in altre realtà sportive, culturali e sociali. Nel 1981 nacque il Gruppo di Ricerche Storiche “Aghe di Poç”, tra i cui fondatori c’era anche Chiavon. Nel gruppo confluirono inoltre alcune delle persone che avevano vissuto direttamente l’esperienza della solidarietà verso Coia.

A cinquant’anni dal terremoto, la mostra riporta quindi alla luce quella vicenda attraverso le immagini della Festa della solidarietà e la documentazione relativa alle attività svolte a Coia. L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con l’Associazione culturale ricreativa “Int di Cuje” di Coia di Tarcento.

Sabato la presentazione del libro di Paola Treppo

Nel programma legato alla mostra c’è anche un altro appuntamento dedicato alla memoria del terremoto. Sabato 26 settembre alle 18.30, alla Palazzina di Pozzuolo del Friuli, sarà presentato il libro della giornalista e scrittrice friulana Paola Treppo, “E ven la fin dal mont! Memorie friulane del terremoto del 1976”.

Il volume è stato realizzato per l’Associazione “Int di Cuje” con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e raccoglie testimonianze e memorie legate al sisma e alla vita delle comunità colpite, tra cui Coia e Plan di Paluz. La presentazione si inserisce nel percorso della mostra, riportando al centro le persone, i paesi e le reti di solidarietà nate dopo il terremoto del 1976.

La mostra “1976… e scoprimmo la solidarietà” resterà aperta fino a domenica 27 settembre. Venerdì sarà visitabile dalle 18 alle 20, mentre sabato 26 e domenica 27 settembre gli orari saranno dalle 10 alle 12.30 e dalle 18 alle 20.

L’ingresso è libero.