Omicidio di Gemona, in aula il passato di Alessandro Venier: nuova perizia sulle imputate

Nel processo per l’omicidio di Alessandro Venier, il 35enne ucciso nella sua abitazione di Gemona del Friuli, l’udienza di oggi davanti alla Corte d’Assise di Udine ha ricostruito anche alcuni episodi del recente passato della vittima. A riferirli sono stati i carabinieri chiamati a testimoniare, che hanno ripercorso sia i suoi precedenti problemi giudiziari sia una situazione familiare già finita all’attenzione delle autorità.

Venier era stato arrestato a gennaio nell’ambito di un’indagine sulla vendita attraverso eBay di armi da guerra recuperate nel lago di Cavazzo. Dopo un periodo trascorso agli arresti domiciliari, nei suoi confronti era stato disposto l’obbligo di firma, rimasto in vigore fino alla fine di maggio.

Le tensioni all’interno della famiglia

Durante il processo è stato ricostruito anche il contesto familiare nei mesi precedenti all’omicidio. A febbraio, dopo un gesto autolesionistico di Mailyn Castro Monsalvo, compagna di Venier, la situazione era stata segnalata a diverse autorità.

Il quadro emerso dalle testimonianze si inserisce nel procedimento che vede imputate Lorena Venier, madre della vittima, e la stessa Castro Monsalvo per l’uccisione dell’uomo. Secondo la ricostruzione, Alessandro Venier sarebbe stato ucciso il 25 luglio nella villetta di Gemona. Il corpo, fatto a pezzi, venne scoperto sei giorni dopo all’interno di un bidone riempito di calce.

Nuova perizia psichiatrica sulle due imputate

Nel corso dell’udienza è stato inoltre disposto un nuovo accertamento psichiatrico sulla madre e sulla compagna di Venier, chiamato a valutare le condizioni delle due donne nell’ambito del procedimento in corso. L’udienza ha così aggiunto nuovi elementi alla ricostruzione del contesto personale e familiare che ha preceduto il delitto, mentre il processo prosegue davanti alla Corte d’Assise di Udine.