La discussione sul salario minimo per gli appalti pubblici.
Non proprio un salario minimo, quanto piuttosto punteggi di gara più alti a chi garantisce retribuzioni più alte ai lavoratori: la Regione Fvg intende introdurre nei propri appalti pubblici un sistema di premialità per le imprese che applicheranno il contratto collettivo nazionale più adeguato alla specifica fattispecie, riconoscendo condizioni economiche migliorative.
L’annuncio è stato dato dall’assessore regionale al Demanio e Patrimonio, Sebastiano Callari, durante i lavori della I Commissione consiliare. Nei bandi di gara saranno attribuiti punteggi aggiuntivi a chi garantirà trattamenti superiori alla soglia indicativa dei nove euro l’ora, operando, come spiegato dall’esponente della Giunta, “sulla falsariga di quanto già sta facendo anche il Comune di Firenze“.
La strategia amministrativa e il nodo della costituzionalità
La soluzione prevista dalla Regione interviene nell’ambito della potestà amministrativa propria dell’ente appaltante. Questo approccio consente di promuovere condizioni di lavoro più favorevoli senza esporsi a rilievi di costituzionalità, un aspetto che, secondo Callari, “renderebbe vano ogni sforzo migliorativo a favore dei lavoratori”.
L’assessore ha ribadito che il tema salariale “non può essere una questione di destra o di sinistra”, ma rappresenta un nodo centrale per lo sviluppo economico. “Lavoratori che guadagnano di più, spendono di più e pagano più tasse“, ha evidenziato Callari, aggiungendo tuttavia che è necessario “tenere conto della competitività delle nostre imprese, perché senza imprese non c’è lavoro”.
Il quadro normativo e il ruolo della Centrale di committenza
L’esponente dell’esecutivo ha richiamato la necessità di muoversi in un quadro normativo chiaro, nonostante permangano elementi di incertezza legati alle pronunce della Corte costituzionale e al dibattito nazionale. Attualmente la Regione, attraverso la propria Centrale unica di committenza (CUC), già individua nei bandi i contratti collettivi maggiormente pertinenti.
Un percorso rafforzato dal nuovo Codice dei contratti pubblici (Dlgs 36/2023): “Molte stazioni appaltanti, in particolare i piccoli Comuni, si affidano alla Regione per l’espletamento delle gare, garantendo così uniformità e correttezza nell’applicazione delle norme”, ha sottolineato l’assessore.
Verso la riforma delle stazioni appaltanti regionali
In chiusura dei lavori, Callari ha annunciato l’avvio di una riflessione complessiva sull’organizzazione delle stazioni appaltanti regionali rispetto all’attuale assetto, che vede operare distintamente la Cuc per gli enti locali, l’Arcs per il comparto della sanità e Insiel per la parte informatica.
L’intento della riforma è quello di rendere il sistema più efficiente e coerente. “La Regione – ha concluso l’assessore – vuole essere virtuosa e dare l’esempio, utilizzando lo strumento degli appalti pubblici per coniugare tutela del lavoro, rispetto dei contratti collettivi e sostenibilità del sistema economico”.




