Soccorsi in montagna, boom di recuperi in elicottero. Il nemico è l’inesperienza

Aumentano gli interventi, certo, ma crescono soprattutto quelli in elicottero: il bilancio 2025 del Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia mostra un incremento, lento e costante, delle missioni di soccorso in montagna e un vero e proprio boom di quelle con i mezzi aerei, che passano da 148 del 2024 a ben 223 nell’ultimo anno, segnando un balzo del 30%.

Questo ricorso massiccio alla tecnologia del volo racconta una montagna vissuta spesso con troppa leggerezza, dove l’elicottero diventa lo strumento per rimediare a situazioni che nascono ben prima di mettere lo scarpone sul sentiero.

I dati generali.

Nel 2024 sono stati registrati 433 interventi: nel 2014 erano 228, quindi sono quasi raddoppiati e negli ultimi cinque anni è la quarta volta – i due anni di pandemia hanno inaugurato il trend con il picco di 453 interventi nel 2020 – che la cifra supera le 400 missioni.

Le persone soccorse sono state 454 (nel 2020 si era arrivati a 507). Le “giornate uomo”, ovvero il tempo impiegato come impegno dei soccorritori, è stato nel 2025 di 1904 contro le 1522 del 2024 (il record è stato nel 2022 con 2052). La tendenza del numero di chiamate al Nue112 è comunque in aumento.

In flessione gli incidenti sul lavoro, in aumento gli interventi ad alpinisti, a chi pratica mountain bike e parapendio/ deltaplano (trend già in crescita costante), mentre sono diminuiti quelli legati alle attività di raccolta funghi e torrentismo

Il peso dell’impreparazione soggettiva

I numeri dicono chiaramente che la sfortuna c’entra poco. Oltre il 36% degli interventi totali è infatti riconducibile a mancanze personali: la perdita d’orientamento pesa per il 17,2%, seguita dall’incapacità tecnica nel 14,2% dei casi e dal ritardo sulla tabella di marcia.

Sono errori di valutazione che trasformano una giornata all’aria aperta in un’emergenza, confermando che il limite non è quasi mai nel sentiero, ma nella preparazione di chi lo percorre. Scivolate o inciampi rappresentano invece circa il 30% delle cause di incidente.

Il paradosso dei soccorsi agli illesi

Questa tendenza all’improvvisazione genera un dato statistico che fa riflettere sulla gestione delle risorse: in quasi la metà delle missioni complessive, il 49,5%, i tecnici hanno tratto in salvo persone completamente illese.

Si tratta di escursionisti che non hanno riportato ferite, ma che si sono ritrovati bloccati in quota senza sapere come uscirne. A supporto di questo quadro di scarsa cultura della montagna, emerge che oltre il 90% dei soccorsi non è socio del CAI: questo significa che chi non ha seguito almeno un corso presso una sezione del CAI spesso non ha gli strumenti basilari per affrontare l’escursione.

Analizzando invece chi ha riportato danni fisici, il 36% dei soccorsi riguarda ferite lievi, mentre i casi con ferite gravi sfiorano il 9%. In una percentuale minore ma drammatica, pari al 5,4% dei casi, l’intervento ha riguardato il recupero di persone decedute. Il 2025 si chiude con un bilancio umano più tragico rispetto al passato. Le persone decedute recuperate sul territorio regionale sono state 26, in aumento rispetto alle 21 registrate nel 2024.

L’escursionismo.

È proprio l’escursionismo l’attività che genera la pressione maggiore sul sistema, coprendo il 49,5% delle chiamate totali. Le altre discipline mostrano numeri decisamente più contenuti, spesso legati a una maggiore consapevolezza tecnica.

Le operazioni hanno riguardato la mountain bike (7,9%), l’alpinismo (6,1%), le ferrate (3,8%) e il parapendio (3,2%), mentre lo scialpinismo si ferma al 2,1%. Il dato è direttamente proporzionale al numero di praticanti delle varie attività, che nel caso degli sport tecnici è nettamente inferiore se paragonato all’escursionismo.

Le nuove discipline

Il dato relativo ad uno dei “nuovi” sport legati alle altitudini, ovvero il volo libero, soprattutto il parapendio, ha due specificità: seppure non significativo, il 3,9% rispetto al 3,1% è lo stesso dato di dieci anni fa (anche se nel mezzo sono state molte le oscillazioni verso l’aumento) ma c’è da sottolineare che gli interventi riguardano soprattutto piloti di nazionalità straniera.

La specificità delle correnti legata ai nostri territori prealpini, ne è la principale causa, specificità non assimilabile ad altri luoghi in cui all’estero viene praticato questo sport. Gli interventi si concentrano in due luoghi deputati: il Monte Valinis e il Monte Cuarnan. Da sottolineare che tale sport ha frequentatori costantemente in crescita e in proporzione al grande numero di frequentatori la casistica è comunque piuttosto bassa, perché c’è alla base una grande preparazione tecnica