Scuola della Montagna, a Barcis il bilancio di tre anni: 223 i partecipanti

Si è concluso a Barcis il progetto triennale Scuola della Montagna–Dolomiti friulane, promosso dall’università di Udine.

Si è concluso a Barcis il progetto triennale Scuola della Montagna–Dolomiti friulane, promosso dall’università di Udine nell’ambito della Strategia nazionale Aree interne. Un’esperienza che, dal 2024, ha portato nel comune della Valcellina 12 corsi residenziali, coinvolgendo 223 partecipanti selezionati tra oltre 450 domande di ammissione.

La Scuola ha inoltre messo in rete 58 realtà territoriali e quasi 200 relatori ed esperti, affrontando temi legati all’agricoltura e all’allevamento, ai prodotti locali, al turismo, all’energia, alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, ma anche a cultura, sport, salute e rigenerazione dei territori montani.

I corsi, gratuiti e della durata di una settimana, erano rivolti in particolare ai giovani delle aree montane, con l’obiettivo di rafforzare competenze e nuove opportunità imprenditoriali e occupazionali. Al termine delle attività, ai partecipanti è stato rilasciato un attestato valido anche per la convalida di tre crediti formativi universitari.

La cerimonia conclusiva.

Alla cerimonia conclusiva sono intervenuti, tra gli altri, il direttore della Scuola Andrea Guaran, il sindaco di Barcis e presidente della Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti Friulane, Cavallo e Cansiglio Claudio Traina, il delegato del rettore per la sede di Gemona Andrea Cafarelli, i rappresentanti di Montagna Leader e delle Comunità di montagna, oltre al già direttore della Scuola Mauro Pascolini.

“I risultati confermano che la Scuola è riuscita a costruire un’offerta formativa riconoscibile, capace di connettere l’università con le comunità montane e di coinvolgere soprattutto studenti e giovani adulti”, ha sottolineato Guaran. Per Traina, investire sulla formazione significa invece “investire concretamente sul futuro della montagna“, in un territorio chiamato ad affrontare spopolamento, invecchiamento e difficoltà nell’attrarre le nuove generazioni.

Particolarmente significativo anche il dato evidenziato da Montagna Leader: secondo il direttore Pier Giorgio Sturlese, la maggior parte dei partecipanti aveva tra i 18 e i 30 anni, con una prevalenza femminile. Un segnale, è stato sottolineato, dell’interesse dei giovani verso le opportunità offerte dalle aree montane. Per Mauro Pascolini, l’esperienza ha dimostrato la validità della collaborazione tra università e territorio e “come l’interesse dei giovani verso questi territori sia una realtà”.