Negozi di prossimità in montagna più vitali e utili che mai

I dati emersi da un’indagine della cooperativa Cramars di Tolmezzo.

I gestori dei negozi di prossimità sono disponibili alla plurifunzionalità commerciale e all’innovazione digitale per corrispondere alle esigenze degli abitanti e dei turisti. In più, in questo contesto, le donne delle montagne friulane manifestano un forte senso di comunità, sono radicate al territorio e contrastano lo spopolamento delle aree interne immaginando e costruendo un futuro. E oggi, a causa degli effetti provocati da Covid-19 ancora di più.

Sono questi i tratti salienti emersi dall’indagine “Gli ultimi. Forme di welfare comunitario” condotta dalla cooperativa Cramars di Tolmezzo, in collaborazione con Melius.

La ricerca si è concentrata su 52 negozi di prossimità delle tre aree interne del Friuli Venezia Giulia, ovvero le valli e Dolomiti friulane, la Carnia e il Canal del Ferro e Val Canale. Parliamo di alimentari di piccole dimensioni (80%), attività comprensive di bar e alimentari (16%) e altre tipologie di esercizi in 33 comuni, spesso collocati nelle frazioni e località interne. Per quanto riguarda le caratteristiche dei titolari o gestori dei punti vendita, la componente femminile prevale per il 56 % mentre è preponderante la fascia di età da 40 ai 50 anni (43%).

La pandemia da Covid-19 ha cambiato le scelte di consumo e i vincoli allo spostamento hanno permesso di riscoprire i luoghi vicini, il senso del vicinato e i legami con la comunità, conferendo vitale importanza ai piccoli negozi di montagna.

In questo contesto, dalla ricerca risulta la propensione a concepire la propria azienda come un presidio locale di vitalità e socialità, barriera allo spopolamento del territorio. Perciò, durante il lockdown gli imprenditori della montagna friulana si sono attivati contro la desertificazione economica e sociale ampliando l’offerta commerciale con servizi come la consegna della spesa a domicilio (nel 60% dei casi), l’allestimento di spazi per incontri comunitari (22%), l’accesso gratuito alla rete wi-fi (10%) e la consegna giornaliera di pane e latte (8%).

Un atteggiamento che manifesta la capacità ad avere una visione riguardo il futuro della propria impresa e a sperimentare nuove strade per il benessere della comunità. Il 52%, infatti, ritiene utile gestire una bacheca locale di incontro tra domanda ed offerta di beni e servizi, il 36% è interessato ad offrire fine settimana tematici per la vendita e di prodotti della tradizione mentre il 12% è disponibile a ospitare un Internet Point. Solo il 2% non è interessato ad offrire servizi aggiuntivi di prossimità.

La ricerca evidenzia anche la solidità del legame tra l’impresa, il luogo e le persone. A fronte della scarsità dei servizi disponibili, i gestori sono flessibili e si fanno carico soddisfare le esigenze soprattutto dagli anziani, instaurando un rapporto di disponibilità e partecipazione alle attività di animazione.

Internet e il digitale sono un tema caldo. Una parte degli intervistati ritiene importante rendersi riconoscibili e comunicare in tempo reale con i consumatori, anche per allargare la propria clientela. Ma emergono ancora una forma di comunicazione e di relazione basata sul passaparola, insieme alle difficoltà all’accesso ai servizi digitali. Pertanto risulta cruciale la creazione territori intelligenti e connessi.

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