Maxi indagine sui rifiuti a Trieste: 47 indagati, perquisizioni e sequestri

Una vasta indagine sulla gestione e sullo stoccaggio dei rifiuti ha portato a 47 persone indagate a Trieste. L’operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia Ambientale della Polizia Locale, sotto la direzione della Procura della Repubblica, e ha fatto emergere una serie di presunte irregolarità nella raccolta, nel trasporto, nel conferimento e nello stoccaggio di rifiuti, anche pericolosi.

L’attività investigativa è partita dopo una lunga fase di osservazione, controlli e pedinamenti sul territorio comunale. Al centro degli accertamenti alcuni soggetti che avrebbero gestito rifiuti pericolosi e non pericolosi, sia per conto proprio sia per conto di terzi, senza le necessarie autorizzazioni.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, parte dei materiali sarebbe stata abbandonata o conferita nei diversi contenitori presenti in città e nei centri comunali di raccolta, con possibili conseguenze sia dal punto di vista ambientale sia sul fronte dei costi sostenuti dalla collettività.

I conferimenti nell’impianto di stoccaggio

Gli investigatori hanno quindi concentrato l’attenzione anche sulla sede triestina di una società autorizzata allo stoccaggio di rifiuti non pericolosi. Le verifiche, svolte anche attraverso strumenti tecnologici, avrebbero consentito di ricostruire una prassi ritenuta illecita e consolidata.

L’impianto, accanto alla normale attività autorizzata, avrebbe infatti ricevuto con continuità rifiuti di diversa natura, in particolare materiali provenienti da demolizioni e lavori edili, consegnati da soggetti che non risultavano iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali oppure la cui iscrizione era sospesa. In altri casi sarebbero stati utilizzati veicoli non registrati.

Un punto centrale dell’inchiesta riguarda anche i formulari di identificazione dei rifiuti, i documenti che consentono di seguirne il percorso dal produttore fino all’impianto di destinazione. Gli accertamenti avrebbero evidenziato formulari mancanti oppure contenenti dati non corretti, rendendo più difficile ricostruire provenienza, tipologia e destinazione dei materiali.

Gli amministratori e i legali rappresentanti della società sono stati denunciati per la presunta gestione dell’impianto in difformità rispetto alle prescrizioni previste dalle autorizzazioni regionali e comunali e per la contestata presenza di scarichi abusivi. Parallelamente sono stati esaminati numerosi singoli conferimenti ritenuti irregolari, effettuati soprattutto da imprenditori e titolari di ditte individuali.

Perquisizioni, sequestri e oltre 2.800 formulari esaminati

L’indagine è poi proseguita con perquisizioni e sequestri nei locali della società, effettuati con la collaborazione dei tecnici del servizio ispettivo dell’Arpa. Gli approfondimenti avrebbero permesso di rilevare ulteriori difformità nelle modalità di stoccaggio dei rifiuti.

Gli agenti hanno inoltre eseguito gli interrogatori delegati dall’autorità giudiziaria nei confronti di 44 persone iscritte nel registro degli indagati per reati ambientali, mentre l’intera inchiesta coinvolge complessivamente 47 persone.

Particolarmente impegnativa anche l’analisi della documentazione sequestrata: gli investigatori hanno passato al setaccio 2.803 formulari di identificazione dei rifiuti, confrontandoli con i dati raccolti durante i monitoraggi sul territorio nella prima fase dell’attività investigativa.

L’inchiesta punta ora a ricostruire nel dettaglio l’intera filiera dei conferimenti e ad accertare le singole responsabilità.