Grande partecipazione al festival concluso sabato 24 ottobre al Teatro Paolo Maurensig di Feletto Umberto. La serata finale con Alex Bellini, Cristiano Cavina e Luigi Maieron ha chiuso un programma dedicato a cultura, scienza e inclusione.
Tre giorni di incontri, spettacoli, testimonianze ed emozioni per celebrare vent’anni di attività e ribadire il valore dell’inclusione. Si è concluso sabato 24 ottobre, al Teatro Paolo Maurensig di Feletto Umberto, “Oltre il Confine”, il festival organizzato dalla Fondazione Progettoautismo FVG per festeggiare il proprio anniversario insieme alla comunità.
La manifestazione ha riunito persone, esperienze e sensibilità diverse attraverso un programma che ha intrecciato cultura, scienza, letteratura e spettacolo. Al centro, un messaggio condiviso: l’inclusione riguarda tutti e richiede di superare i confini culturali, sociali e mentali che possono ostacolare la piena partecipazione delle persone autistiche alla vita della comunità.
Alex Bellini, Cristiano Cavina e Luigi Maieron per la serata finale
A chiudere il festival è stata una serata speciale con Alex Bellini, Cristiano Cavina e Luigi Maieron. Sul palco si sono alternati racconti di vita, esperienze fuori dall’ordinario, riflessioni, musica e parole, in un susseguirsi di dialoghi, risate e momenti di commozione.
Le testimonianze, l’ironia e la capacità di raccontare le sfide della vita hanno reso l’appuntamento conclusivo uno dei momenti più coinvolgenti della manifestazione. Una chiusura in linea con il significato di “Oltre il Confine”: trovare il coraggio di andare oltre ciò che sembra impossibile, cambiare prospettiva e aprirsi a storie diverse dalla propria.
Tra gli appuntamenti più applauditi anche lo spettacolo di Dario Ballantini, che venerdì sera ha conquistato il pubblico con il suo trasformismo, regalando momenti di divertimento. L’iniziativa ha contribuito a far conoscere a un pubblico ampio, anche a nuove persone, la realtà e l’impegno ventennale di Progettoautismo FVG.
Autismo e ricerca, l’incontro con il professor Roberto Keller
Grande interesse ha suscitato anche l’intervento del professor Roberto Keller, psichiatra e neuropsichiatra infantile e responsabile del Centro regionale per i disturbi dello spettro autistico in età adulta dell’ASL Città di Torino.
Una sala gremita di professionisti, educatori e operatori ha seguito l’approfondimento dedicato all’autismo e alle prospettive della ricerca. L’incontro ha confermato l’importanza delle occasioni di confronto e aggiornamento scientifico per chi opera in questo ambito.
Il festival si era aperto giovedì con una riflessione sul significato dei confini, non soltanto fisici, ma anche culturali, sociali e mentali. La sociolinguista Vera Gheno ha guidato il pubblico in un percorso sul potere delle parole, sugli stereotipi e sulla necessità di ripensare il linguaggio con cui vengono raccontate le differenze.
Il programma ha proposto anche lo spettacolo “Nessunə è normale”, con Nicole Coceancig, e incontri dedicati al welfare, all’autonomia e alla solidarietà. La letteratura ha trovato spazio con la presentazione in Regione di “Rossa di sera”, l’ultimo libro di Cristiano Cavina. Mostre, laboratori e visite a Home Special Home hanno inoltre permesso di conoscere da vicino i progetti e le attività della Fondazione.
Progettoautismo FVG, una storia iniziata nel 2006
Dietro il festival c’è il percorso avviato nel 2006, quando Elena Bulfone, insieme ad altre famiglie, decise di trasformare le difficoltà quotidiane in un progetto concreto.
Da allora Progettoautismo FVG è cresciuta, diventando un punto di riferimento per le persone autistiche e le loro famiglie. Un cammino costruito attraverso determinazione, volontariato, competenze e sostegno del territorio.
Tra le prospettive future della Fondazione c’è il Villaggio di Cohousing “Enzo Cainero”, pensato per offrire nuove opportunità di autonomia, vita indipendente e inclusione. Anche la presenza delle istituzioni durante il festival ha testimoniato l’attenzione verso un’esperienza capace di trasformare i bisogni delle famiglie in risposte concrete per la comunità.
Elena Bulfone: «Qualche confine lo abbiamo davvero superato»
A tracciare il bilancio della manifestazione è la presidente della Fondazione, Elena Bulfone, che ha espresso soddisfazione per la partecipazione e l’entusiasmo ricevuti.
«Siamo profondamente soddisfatti. Abbiamo scelto di festeggiare i nostri vent’anni insieme alla comunità, non soltanto di celebrare ciò che abbiamo costruito. La partecipazione, l’affetto e l’entusiasmo che abbiamo ricevuto ci confermano che era la strada giusta», ha dichiarato.
Bulfone ha spiegato anche il significato del nome scelto per il festival: «Abbiamo chiamato questo festival “Oltre il Confine” perché crediamo che i confini più difficili da superare siano spesso quelli culturali, fatti di pregiudizi e indifferenza. E sono certa che in questi tre giorni qualche confine lo abbiamo davvero superato. È il regalo più bello che potessimo ricevere per i nostri vent’anni».
La conclusione del festival lascia così spazio a nuovi incontri, relazioni e consapevolezza. Un’eredità che, nelle intenzioni della Fondazione, va oltre il successo della manifestazione e richiama l’impegno condiviso necessario per costruire una comunità più inclusiva.

