Dall’ambiente al ruolo delle Province, approvato il ddl 90: tutte le novità

L'Aula discute la riforma del governo del territorio

Dopo quasi cinquant’anni il Piano urbanistico regionale generale va in pensione. Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato il disegno di legge 90 sulla Riforma del governo del territorio, destinato a ridisegnare le regole della pianificazione urbanistica e territoriale regionale.

Tra le novità principali ci sono il contrasto al consumo di suolo, la rigenerazione urbana, il superamento della vecchia zonizzazione e soprattutto il nuovo ruolo attribuito alle Province, che entreranno a pieno titolo tra i soggetti della pianificazione territoriale.

Le Province tornano protagoniste nella pianificazione

Uno degli elementi più rilevanti della riforma riguarda proprio le Province, chiamate ad avere un ruolo nel nuovo livello intermedio di pianificazione di area vasta, insieme ai Sistemi territoriali locali. L’articolo 14 della riforma individua una serie di funzioni specifiche. Le Province dovranno occuparsi dell’analisi delle dinamiche demografiche e della struttura socioeconomica del territorio, mettendo queste informazioni a disposizione della pianificazione territoriale.

Tra i loro compiti rientrano anche l’attuazione del Piano di gestione del rischio alluvioni, il recepimento degli studi di microzonizzazione sismica, la manutenzione delle strade di competenza, l’attuazione della rete ecologica locale e la predisposizione dei Piani urbani della mobilità sostenibile. Le Province entrano così tra i soggetti della pianificazione insieme alla Regione, ai Comuni, ai Consorzi di sviluppo economico locale e all’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale.

Tre livelli per governare il territorio

Il nuovo sistema viene organizzato su tre livelli: regionale, intermedio di area vasta e comunale. A livello regionale il riferimento sarà il Piano di governo del territorio (Pgt), chiamato a definire l’assetto strutturale e strategico del territorio regionale, gli obiettivi e gli indirizzi per uno sviluppo sostenibile. Il Pgt resterà distinto, ma complementare, rispetto al Piano paesaggistico regionale.

Sempre al primo livello rientrano i Piani territoriali infraregionali dei Consorzi di sviluppo economico. Il secondo livello, quello intermedio, è una delle principali novità della riforma: qui entreranno in gioco Province e Sistemi territoriali locali, ovvero raggruppamenti di Comuni che potranno condividere strategie e scelte attraverso accordi di copianificazione. A livello comunale vengono invece confermati i Piani regolatori comunali, che dovranno adeguarsi al nuovo Pgt, e i Piani attuativi comunali. Si aggiunge inoltre il nuovo Programma operativo, pensato per agevolare gli interventi di rigenerazione urbana.

Consumo di suolo solo quando non ci sono alternative

Altro principio cardine della riforma è il contenimento del consumo di nuovo suolo. Nuove trasformazioni potranno essere previste soltanto in presenza di fabbisogni effettivi che non possano essere soddisfatti attraverso il recupero o la riqualificazione del patrimonio già esistente.

La legge introduce inoltre il principio del bilancio del consumo di suolo a saldo zero: ogni nuova trasformazione dovrà quindi essere compensata attraverso un recupero equivalente.

Più spazio alla rigenerazione urbana

La nuova pianificazione punta sulla riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’esistente, favorendo il recupero edilizio, l’efficienza energetica e la sicurezza sismica, anche in collegamento con le politiche regionali per la casa.

A disposizione dei Comuni arriva il nuovo Programma operativo, uno strumento pensato per rendere più rapidi gli interventi di rigenerazione urbana. La norma introduce inoltre il concetto di “città pubblica”, intesa come insieme delle dotazioni urbanistiche necessarie per ripensare e migliorare gli spazi urbani.

Ambiente, sistema verde e blu e rischi climatici

L’ambiente assume un ruolo trasversale nella nuova pianificazione attraverso il cosiddetto sistema verde e blu. L’obiettivo è intervenire sulla resilienza dei territori e sull’adattamento ai cambiamenti climatici, insieme alla conservazione dei suoli permeabili e alla gestione integrata dei rischi idrogeologici, sismici e legati alle attività umane.

Addio alle vecchie zone B, C e A

Tra le novità più visibili c’è anche il superamento della tradizionale zonizzazione urbanistica, con sigle come B3, C o A. Al loro posto arriveranno gli ambiti fisico-funzionali, tra cui l’ambito residenziale misto, quello delle attività industriali, quello delle attività commerciali e quello della rigenerazione urbana.

Porto-città e infrastrutture

La riforma interviene anche sui rapporti tra porto e città, prevedendo intese per la pianificazione delle aree di interazione e per i collegamenti infrastrutturali dell’ultimo miglio. La competenza sarà condivisa tra i Comuni, attraverso i rispettivi strumenti di pianificazione, e la Regione, con l’acquisizione del parere dell’Autorità di sistema portuale.

Perequazione e registro dei diritti edificatori

Vengono introdotti e rafforzati anche i meccanismi di perequazione e compensazione, pensati per garantire un maggiore equilibrio degli effetti ambientali, economici e territoriali tra i diversi Comuni dell’area vasta. Questi strumenti potranno essere utilizzati anche per trasferire diritti edificatori. A questo scopo sarà istituito un registro pubblico dei diritti volumetrici.

Vas e banca dati territoriale

Alla Valutazione ambientale strategica viene riconosciuto un ruolo centrale nella valutazione degli effetti cumulativi delle trasformazioni territoriali. Per i Comuni il procedimento dovrebbe diventare più semplice e operativo grazie alla possibilità di utilizzare indicatori, dati e cartografie ambientali già predisposti dalla Regione e dai livelli intermedi. Nascerà inoltre una Banca dati territoriale regionale, un’unica infrastruttura informatica destinata a supportare tutti i livelli della pianificazione. Previsto anche un Osservatorio regionale, con funzioni tecniche di monitoraggio e analisi dell’applicazione della riforma.

Tre anni ai Comuni per adeguare i piani

La disciplina tecnica di dettaglio sarà definita attraverso un regolamento di attuazione da emanare entro 180 giorni dalla pubblicazione della legge, dopo il parere della commissione consiliare competente. Le nuove disposizioni si applicheranno dall’entrata in vigore della Variante al Piano di governo del territorio, attualmente in fase di adozione.

Da quel momento i Comuni avranno tre anni per adeguare i propri piani regolatori, che saliranno a quattro anni per quelli che procederanno in forma associata. Per accompagnare gli enti locali nella fase di adeguamento, il ddl 90 autorizza inoltre una spesa di 3 milioni di euro.