Auto sempre più vecchie, ma anche in Friuli Venezia Giulia spariscono le officine.
In Italia circolano sempre più automobili, e sempre più vecchie, ma le officine diminuiscono: un paradosso solo apparente che riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia, dove negli ultimi dieci anni hanno chiuso 141 attività di autoriparazione, con un calo del 10 per cento.
I dati arrivano dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che fotografa una trasformazione profonda del settore. Se nel 2014 in regione erano attive 1.415 imprese tra meccanici, carrozzieri, elettrauti e gommisti, nel 2024 il numero è sceso a 1.274.
Più auto in circolazione anche in Fvg.
Il calo delle officine avviene mentre il parco auto continua a crescere. In Italia si è superata quota 41,3 milioni di vetture, con un incremento dell’11,5 per cento nell’ultimo decennio. Il nostro Paese resta quello con la più alta densità di auto nell’Unione europea: 701 ogni mille abitanti.
Il Friuli Venezia Giulia non fa eccezione. Le auto circolanti sono passate da 769.583 nel 2014 a 828.929 nel 2024: 59.346 in più, pari a un +7,7 per cento. Un aumento più contenuto rispetto alla media nazionale, ma comunque significativo.
A livello provinciale, il calo delle officine è stato particolarmente evidente a Trieste, dove le imprese attive sono scese da 228 a 191 (-16,2 per cento). A Udine si è passati da 675 a 585 (-13,3 per cento). Più contenuta la flessione a Pordenone (da 373 a 359, -3,8 per cento), mentre a Gorizia il numero è rimasto stabile (139 attività).

Auto vecchie, ma officine in crisi.
Il paradosso si accentua considerando l’età delle vetture. In Italia quasi un’auto su quattro (24,3 per cento) ha più di vent’anni: una delle quote più alte in Europa, inferiore solo a quella della Spagna tra i grandi Paesi. Un parco così anziano dovrebbe generare maggiore domanda di manutenzione. Ma non è così.
Secondo la Cgia, le ragioni sono strutturali e non congiunturali. Da un lato, sono cresciuti i costi di gestione: affitti, energia, smaltimento dei rifiuti speciali, assicurazioni, adeguamenti normativi e sicurezza sul lavoro. Dall’altro, i margini si sono ridotti anche perché molti clienti acquistano online i pezzi di ricambio, comprimendo i ricavi delle officine.
Tecnologia e ricambio generazionale.
Un altro fattore chiave è la complessità tecnologica delle auto moderne. Centraline elettroniche, software di diagnosi, sistemi di assistenza alla guida (Adas) obbligatori sui nuovi modelli: per intervenire servono strumenti costosi e formazione continua. Investimenti che per molte piccole realtà artigiane, spesso a conduzione familiare, non sono sostenibili.
A pesare è anche la mancanza di ricambio generazionale. Sempre meno giovani scelgono un mestiere manuale come quello dell’autoriparatore, che richiede competenze tecniche, aggiornamento costante e comporta orari impegnativi. Così, quando il titolare va in pensione, spesso l’attività chiude.
Infine, le grandi reti e le concessionarie ufficiali possono contare su economie di scala, pacchetti di manutenzione e campagne promozionali che mettono in difficoltà le officine indipendenti.
Un settore da ripensare.
Il quadro che emerge è quello di una trasformazione strutturale del comparto. Anche in Friuli Venezia Giulia, dove le auto aumentano ma le saracinesche delle officine si abbassano, il rischio è la perdita di un tessuto artigiano che per decenni ha rappresentato un presidio economico e sociale nei quartieri e nei piccoli centri.




