In Fvg quasi 6 Comuni su 10 hanno un piano contro le barriere architettoniche

In Friuli Venezia Giulia quasi 6 Comuni su 10 hanno già adottato un piano per affrontare le barriere architettoniche. Sono 127 su 215, pari al 59,07 per cento del totale. E per trasformare i piani in interventi concreti la Regione ha già finanziato 108 opere in 71 Comuni, con quasi 8 milioni di euro.

È il bilancio tracciato dall’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante sull’attuazione della legge regionale 10 del 2018, che prevede i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, i Peba.

“È un risultato importante, che testimonia come il percorso avviato dalla Regione stia producendo effetti concreti e stia progressivamente trasformando questi strumenti da semplici adempimenti normativi in elementi strutturali della qualità delle nostre città e dei nostri territori”, afferma Amirante.

143 Comuni finanziati per redigere i piani

Finora la Regione ha finanziato 143 Comuni per la redazione o l’aggiornamento dei Peba, mettendo a disposizione complessivamente 1.427.203 euro. Di questi, 46 devono ancora completare il percorso di adozione. Dei 127 Comuni che hanno già adottato il Piano, 97 lo hanno fatto dopo l’introduzione delle nuove Linee guida regionali. Sono il 45,12 per cento di tutti i Comuni del Friuli Venezia Giulia.

Tutti gli ex capoluoghi hanno adottato il proprio Peba. L’ultimo è stato Trieste, che il 18 maggio scorso ha approvato in Consiglio comunale il Piano relativo ai rioni di Servola, Chiarbola e San Giacomo. “Il dato particolarmente significativo – sottolinea Amirante – è che ormai ben oltre la metà dei Comuni del Friuli Venezia Giulia dispone di uno strumento che consente di conoscere le criticità, stabilire le priorità e programmare gli interventi”.

Quasi 8 milioni per 108 interventi

L’adozione del Peba è inoltre un requisito per accedere agli ulteriori contributi previsti dalla legge regionale 10/2018 per gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche. La Regione ha già finanziato 108 interventi in 71 Comuni, con uno stanziamento complessivo di 7.947.907 euro.

“Abbiamo costruito un percorso preciso – spiega Amirante -: conoscere le criticità, individuare le priorità e successivamente finanziare le opere necessarie. Le risorse regionali consentono così agli enti locali di passare dalla ricognizione alla realizzazione concreta degli interventi su edifici, percorsi e spazi pubblici”.

L’obiettivo è progettare spazi accessibili fin dall’inizio

La strategia regionale non riguarda soltanto l’eliminazione delle barriere già esistenti. La legge regionale 10/2018 ha infatti assunto la Progettazione universale come standard di qualità di riferimento nella progettazione edilizia e urbanistica.

“Il salto culturale che vogliamo favorire – evidenzia l’assessore – consiste nel considerare le esigenze delle persone già nel momento in cui progettiamo un edificio, una piazza, una strada o uno spazio pubblico. La Progettazione universale significa pensare fin dall’origine a luoghi fruibili dal maggior numero possibile di cittadini, indipendentemente dall’età, dalle capacità o dalle diverse abilità”.

Per accompagnare Comuni e professionisti sono state predisposte le Linee guida regionali per la redazione dei Peba, sviluppate in collaborazione con le Università di Udine e Trieste e con il Criba Fvg, il Centro regionale d’informazione su barriere architettoniche e accessibilità.

Dal 2024 la Regione mette inoltre a disposizione di tutti i Comuni l’applicativo “PEBA FVG”, che permette di rilevare secondo criteri uniformi le criticità presenti negli edifici e nei percorsi urbani, censirle e consultare la banca dati regionale.

A questo si aggiunge il portale FVG Accessibile, che mette a disposizione di cittadini e amministrazioni le informazioni raccolte e il servizio “Segnala la barriera”, attraverso il quale i cittadini possono indicare direttamente ai Comuni le criticità riscontrate negli spazi pubblici.

“Disporre di informazioni omogenee e affidabili – osserva Amirante – è indispensabile per utilizzare efficacemente le risorse pubbliche. In questo modo possiamo superare una logica di interventi episodici e costruire progressivamente una conoscenza del territorio sulla quale definire le priorità”.

“L’obiettivo – conclude Amirante – è trasformare un obbligo normativo in un fattore di qualità urbana, autonomia delle persone e inclusione sociale. È un percorso necessariamente di lungo periodo, ma i numeri dimostrano che sta avanzando in modo significativo”.