Il Friuli Venezia Giulia smette di essere solo una terra di partenza per chi cerca assistenza medica altrove. Per la prima volta, il bilancio delle cure fuori regione segna una svolta: tra il 2019 e il 2024, il saldo tra chi entra in FVG per curarsi e chi se ne va ha registrato un recupero di quasi 3 milioni di euro.
Il bilancio complessivo è passato da un passivo di 1,2 milioni a un attivo di 1,75 milioni. Un’inversione di rotta illustrata dall’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, che evidenzia come la capacità di attrazione del sistema regionale stia crescendo, pur dovendo affrontare una “calamita” ancora fortissima: la sanità veneta.
Le criticità sollevate dall’opposizione
L’audizione in III Commissione è stata sollecitata dal consigliere Francesco Martines (Pd), che ha voluto approfondire gli orientamenti della Giunta alla luce dei recenti rilievi della Corte dei Conti. Martines ha acceso i riflettori sulle zone d’ombra che ancora permangono nel sistema. “Dalla relazione della Corte dei Conti – ha ricordato Martines in apertura dei lavori – emerge che, pur in presenza di un sistema sanitario complessivamente solido, permangono criticità legate alla limitata capacità di attrarre pazienti da altre regioni e agli spostamenti dei cittadini verso strutture private o extraregionali”.
Il peso dei ricoveri: perché si scappa ancora in Veneto
Nonostante i conti migliorino, il fenomeno dei residenti che scelgono le cure fuori regione resta numericamente elevato nei ricoveri ospedalieri. Il Veneto assorbe infatti il 69% dei ricoveri extra-regionali.
Il settore più critico è l’ortopedia: il 20% di chi varca il confine lo fa per protesi d’anca, ginocchio o interventi alla spalla. Queste prestazioni pesano per quasi il 30% sulla spesa totale legata alla mobilità passiva. “Le ragioni sono radicate nel tempo, almeno dal 2015”, ha precisato Riccardi. “Nonostante l’aumento della produzione nelle nostre strutture, il flusso verso il privato veneto, che dispone di budget superiori, prosegue”.
La riscossa della cataratta e il nodo risonanze
Se nei grandi interventi si soffre la concorrenza, il dato positivo per il FVG arriva dalle prestazioni ambulatoriali. In questo campo, la regione è diventata un polo attrattivo, superando la quota di chi preferisce le cure fuori regione.
Un esempio è la cataratta, con un saldo positivo del 37%. Diverso il discorso per la diagnostica: per le risonanze magnetiche, quasi la metà delle prestazioni (il 47%) viene effettuata oltre confine, quasi sempre in strutture private accreditate venete. “Nel 2025 abbiamo finalmente superato la soglia in cui l’attrazione verso le nostre strutture è superiore alla fuga”, ha rivendicato l’assessore.
La strategia: specializzazione e partenariati
Per invertire definitivamente la rotta e frenare l’offerta privata oltre confine, Riccardi ha annunciato che la strategia si baserà sulla concentrazione delle eccellenze. In questo contesto, la Rete oncologica regionale rappresenta il modello di riferimento per evitare dispersioni, superare la frammentazione dei servizi e recuperare efficienza garantendo la sicurezza delle cure.
“È la sfida del futuro – ha concluso l’assessore – che guarda al recupero di efficienza del sistema pubblico passando per la specializzazione degli ospedali e l’attivazione di partenariati pubblico-privati con una guida pubblica forte“.
