Lavoro, senza stranieri il Friuli si ferma: sono il 28% dei nuovi assunti. Gorizia da record

L’economia regionale dipende ormai in modo strutturale dai lavoratori stranieri in Friuli Venezia Giulia per garantire la tenuta produttiva del territorio. Secondo l’ultimo report dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, nel 2025 quasi un nuovo assunto su quattro in Italia è extracomunitario, con un’incidenza media del 23,4%.

In questo scenario, il Friuli Venezia Giulia corre più veloce della media nazionale, registrando un aumento degli ingressi di manodopera immigrata del 139,8% tra il 2017 e il 2025, con le assunzioni previste che sono passate da 13.600 a ben 32.610 unità complessive.

Il primato di Gorizia e i dati provinciali

La mappa della dipendenza dalla manodopera estera vede la provincia di Gorizia svettare come un vero e proprio caso nazionale, posizionandosi al secondo posto assoluto in Italia con un’incidenza del 39,7% di stranieri sulle nuove assunzioni totali nel 2025.

Anche Pordenone registra numeri molto elevati con il 30,7% di nuovi ingressi previsti, pari a 8.720 unità, mentre Trieste si attesta su una quota del 24,7%. La provincia di Udine resta quella che assorbe il volume maggiore in termini assoluti con 11.720 persone, pur mantenendo l’incidenza percentuale più contenuta della regione, pari al 23,6%, valore che rispecchia quasi esattamente il dato nazionale.

Friuli Venezia Giulia nel confronto nazionale

Il Friuli Venezia Giulia si posiziona nettamente sopra la media italiana per necessità di manodopera estera: con il suo 27,9% di incidenza, la regione supera di 4,5 punti percentuali il dato nazionale (23,4%). Analizzando la classifica della CGIA, il Friuli Venezia Giulia si colloca al sesto posto assoluto tra le regioni italiane, inserendosi nel cuore del Nord Est che è la macro-area leader in Italia per assunzioni di stranieri, col 29,9%.

Questi lavoratori risultano oggi vitali per coprire i vuoti lasciati dalla manodopera locale in settori critici come l’agricoltura, dove rappresentano il 42,9% delle assunzioni, il tessile con il 41,8% e il comparto delle costruzioni con il 33,6%.

Il contributo degli stranieri

Il contributo dei lavoratori stranieri è diventato un pilastro fondamentale per l’intero equilibrio demografico, produttivo e previdenziale del Paese. Il primo grande nodo da sciogliere è quello demografico, dato che l’Italia sta affrontando un rapido invecchiamento a fronte di un numero sempre minore di nascite. In questo contesto, gli stranieri colmano un vuoto vitale ampliando la forza lavoro attiva e rendendo sostenibile il peso economico di una popolazione che invecchia, evitando che l’intero sistema del welfare collassi sulle spalle delle generazioni più giovani.

Dal punto di vista produttivo, la presenza straniera non rappresenta una sostituzione dei lavoratori italiani, ma una risorsa necessaria in settori dove la manodopera locale è ormai quasi introvabile. In ambiti strategici come l’agricoltura, l’edilizia, la logistica e l’assistenza alle persone, molte attività entrerebbero in una crisi irreversibile senza questi ingressi, che vanno a coprire posti che spesso resterebbero altrimenti scoperti.

Infine, l’analisi della CGIA mette in luce un aspetto spesso sottovalutato che riguarda i conti pubblici e la tenuta delle pensioni. I lavoratori stranieri pagano regolarmente tasse e contributi ma, essendo mediamente molto più giovani rispetto alla media nazionale, usufruiscono in misura ridotta di pensioni e prestazioni sanitarie. Questo meccanismo genera un saldo netto positivo per lo Stato, fornendo al sistema previdenziale quella liquidità immediata che è indispensabile per la sua stabilità complessiva.