Dalla qualità dell’aria alla raccolta dei rifiuti quanto è green il nostro Friuli

Il rapporto Ecosistema Urbano 2021.

Pordenone è al quinto posto nella classifica delle province più green d’Italia, Trieste sale al 12esimo posto, Udine al 13esimo, Gorizia registra un piccolo miglioramento e con il 32esimo posto guadagna anche lei una posizione. È quanto emerge dal rapporto “Ecosistema Urbano” realizzato recentemente da Legambiente con l’Istituto di ricerca Ambiente Italia. Il documento traccia la fotografia delle prestazioni ambientali del Paese attraverso una analisi dei dati dei capoluoghi di provincia.

Per lo studio sono stati presi in esame diversi indicatori che coprono le principali componenti ambientali presenti in città: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. I diversi dati sono stati registrati e analizzati sulla base di determinati obiettivi di sostenibilità.

Aria.

“Una situazione in chiaro scuro”, si legge nel rapporto in merito alla qualità dell’aria in regione. A fronte di evidenti miglioramenti per il biossido di azoto influenzati dalla chiusura del traffico a seguito delle restrizioni durante il periodo di lockdown, si registra un innalzamento dei livelli di polveri sottili che peggiora i dati del 2019 per tre dei quattro capoluoghi regionali.

Per quanto riguarda i dati sul biossido di azoto, è stato rilevato che per il 2020 nessuna città ha superato il limite di legge. Nello specifico Pordenone evidenzia una decisa riduzione del 21%. In generale, Udine registra il valore medio più basso pari a 19,5 μg/m3 a seguire Pordenone con 20,6 μg/m3; Gorizia con 21,0 μg/m3 e infine Trieste con 21,1 μg/m3.

Situazione diversa per le polveri sottili: tre città della regione su quattro fanno registrare valori più alti rispetto al 2019. Gorizia, anche se in aumento, registra una tendenza in riduzione dal 2015 al 2018, mentre Pordenone è la più critica con un aumento del pari al 16,16%. Udine torna al valore del 2018 in aumento rispetto ad un anno fa e supera di poco il valore obiettivo indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS. Trieste invece conferma livelli inferiori rispetto ai limiti suggeriti dall’OMS, risultando quindi la migliore.

Acqua.

I consumi idrici aumentano in tre su quattro capoluoghi di provincia facendo registrare una evidente inversione di tendenza rispetto al 2019 probabilmente per effetto delle misure di prevenzione nei confronti del contagio dal Covid, igiene personale; sanificazione di ambienti e abitazioni, unite al ricorso intensivo dello smart working.

L’aumento più consistente si registra a Trieste, con +9,3%. La seconda città in termini di aumento risulta Pordenone con +6,35% rispetto al 2019, seguita da Gorizia con più 2,77% sul 2019. Udine si rivela la città più virtuosa con una diminuzione del consumo pro capite del 5,9%.

Per la dispersione della rete, ovvero la differenza tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali, agricoli, il capoluogo più virtuoso si conferma Pordenone. La provincia di Pordenone migliora il dato già eccellente degli ultimi anni e si colloca tra le 5 città italiane che riescono a contenere le perdite entro il 15%. Gorizia conferma il peggioramento fatto registrare nel 2019 e rientra tra le 55 città dove più del 30% dell’acqua viene dispersa. Udine presenta un valore ampiamente negativo rispetto al 2019 passando dal 19,10% al 24,2% (incremento del 26,7%). Trieste non ha reso disponibile il dato.

Rifiuti.

La produzione pro capite di rifiuti urbani evidenzia un’ inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni: fatta eccezione per Gorizia che vede un aumento del 2,9% sulla produzione di rifiuti, gli altri tre capoluoghi fanno registrare una sensibile diminuzione. Udine, con – 8,7%, mantiene stabilmente il primato della produzione pro capite, mentre Pordenone diminuisce del 4% e allinea la produzione al valore medio delle quattro città. Trieste con un leggero calo, meno 1,7, risulta la più bassa tra i capoluoghi.

In sensibile crescita la percentuale della raccolta differenziata in tutti i capoluoghi regionali, tale da raggiungere il valore medio di 66,58% superiore all’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012. Pordenone si conferma un’eccellenza a livello nazionale, con l’86,4% è terza assoluta dietro a Ferrara e Treviso. Udine evidenzia il maggior incremento sul 2019 e supera il 70% quale primo risultato dell’introduzione del sistema porta a porta. Gorizia pur migliorando il proprio dato rispetto al 2019, +0,8%, non riesce ancora a raggiungere del 2012. Trieste migliora sensibilmente, ma conferma la percentuale più bassa tra le quattro città non riuscendo a raggiungere il 45% pure al di sotto del dato medio nazionale del 59,3%.

Mobilità.

Il servizio di trasporto pubblico dopo il calo evidenziato negli ultimi anni subisce una forte flessione correlata all’effetto della pandemia: il servizio valutato in termini assoluti di numero viaggi/abitante/anno diminuisce in tutte le città. Scende drasticamente a Trieste con un calo percentuale del 35% circa, segue Pordenone con – 40% circa. Forte riduzione, -32% circa, anche per Gorizia. Udine conferma il dato del 2019.

L’estensione dei percorsi ciclabili e, più in generale, di tutte le misure infrastrutturali a supporto della ciclo-mobilità, cresce leggermente. Il livello di indice medio dei capoluoghi regionali che con 9,7 metri eq/100 ab supera la media dei capoluoghi italiani pari a 9,5 metri equivalenti. Pordenone registra il valore più alto con 17,18 metri equivalenti ogni 100 abitanti di percorsi per le bici, più 0,83 metri equivalenti; a seguire Gorizia con più 0,40 metri equivalenti, 7,25, e Trieste con più 0,17, 2,15. Udine scende da 12,80 del 2019 al 12,24 del 2020.

Il verde fruibile in area urbana registra una sensibile diminuzione nella dotazione delle città regionali. Gorizia in leggera crescita da 137 a 139,6 mq/ab, Pordenone e Udine in lieve calo, rispettivamente da 111,4 a 110,5 mq/ab e da 21,6 a 21,5 mq/ab. Trieste evidenzia una diminuzione di 5,1 mq/ab passando da 66,8 a 61,7 mq/ab. Gorizia e Pordenone rientrano tra le dieci città con una disponibilità pro capite di verde urbano superiore ai 100 m2, mentre Trieste tra le 24 città che superano i 50 mq/abitante.

Conclusioni.

“Alcuni indicatori hanno risentito della situazione pandemica, quali la riduzione del biossido di azoto, della produzione di rifiuti procapite, dell’uso dei mezzi pubblici e l’aumento del consumo d’acqua – dichiara Sandro Cargnelutti, presidente Legambiente FVG -. I motivi sono facilmente intuibili. Purtroppo ci aspettiamo un effetto rimbalzo sui trend positivi, es. biossido d’azoto e produzione di rifiuti, sperando poi di essere smentiti”.

“Possiamo legge questi dati in maniera positiva? Ancora no – commenta Mauro D’Odorico, coordinatore del rapporto -. Quello che osserviamo è la mancanza di innovazione, di sperimentazione e forse di coraggio nell’affrontare e programmare, con la determinazione necessaria alle sfide che ci attendono, il cambiamento nelle politiche ambientali delle nostre città”. D’Odorico sostiene poi che nonostante alcuni ottimi risultati, questi non sono sufficienti per produrre un vero e proprio cambiamento sostenibile della città. “Riteniamo che si sia persa una grande occasione per ripensare in chiave progettuale ai grandi temi del funzionamento e della vivibilità urbana utilizzando i tanti provvedimenti “emergenziali” ed eccezionali promulgati a seguito della pandemia”, conclude D’Odorico.

Condividi l'articolo