Niente fondi al documentario su Giulio Regeni: il caso finisce in Parlamento

Il mancato finanziamento pubblico al documentario su Giulio Regeni travolge il Ministero della Cultura e scatena una tempesta parlamentare. Come riportato dall’Ansa, l’esclusione dell’opera dai contributi statali è stata definita dalle opposizioni come «una scelta politica e non artistica» che va «oltre la fantascienza», una vera e propria «censura che nega la ricerca di verità». Il caso è approdato alla Camera con le interrogazioni di PD, Più Europa e Avs che chiedono risposte immediate al ministro Alessandro Giuli.

Il paradosso del Nastro d’Argento della Legalità

Il documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro d’Argento della Legalità 2026, ripercorre la tragica storia del ricercatore torturato e ucciso in Egitto. Nonostante il valore civile, per gli esperti del Ministero l’opera non merita i fondi destinati alla qualità artistica.

Domenico Procacci di Fandango, che ha prodotto il lavoro insieme a Ganesh di Mario Mazzarotto, non ha dubbi sulla natura del diniego: “Bocciare un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. È una scelta soltanto politica“. Per il produttore è incredibile che una storia che dovrebbe indignare chiunque abbia un minimo di umanità sia diventata fatalmente una battaglia politica.

L’affondo di Elly Schlein e del PD

La capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga, ha annunciato un’interrogazione che porta la prima firma della segretaria Elly Schlein. La parlamentare chiede chiarimenti senza giri di parole: “Parliamo di un’opera di evidente valore civile e culturale. È una valutazione di natura politica quella che ha portato all’esclusione dal sostegno pubblico?”. Secondo i dem, questo episodio conferma le criticità di una riforma del cinema che avrebbe riportato il sistema a una “gestione più discrezionale e politicizzata”.

Le accuse di Magi e Bonelli

Durissimo anche il commento di Riccardo Magi, segretario di Più Europa, che punta il dito contro l’attuale gestione governativa della cultura. “Nell’Italia di Giorgia Meloni e Alessandro Giuli, gli viene negato il finanziamento pubblico perché di scarso interesse culturale” incalza Magi, aggiungendo che a questo punto le opzioni sono solo due: “O la commissione del ministero è totalmente incompetente oppure c’è stato un mandato politico”. Angelo Bonelli di Avs, che presenterà la terza interrogazione, parla apertamente di bavaglio: “Il governo Meloni, mentre fa affari su gas e petrolio con regimi che violano i diritti umani, di fatto censura un lavoro che chiede verità e giustizia”.

“Offesa alla comunità e alla famiglia”

Mentre 76 università italiane hanno già aderito alla proposta della senatrice Elena Cattaneo per proiettare il film negli atenei, la senatrice Tatjana Rojc sottolinea il peso morale della decisione ministeriale.

Secondo l’esponente dem, il mancato sostegno pubblico è “un’offesa alla nostra comunità regionale, al dolore della famiglia e alla giustizia che di anno in anno non ci stanchiamo di chiedere”. Il caso ora attende di essere discusso in Parlamento, dove il ministro Giuli sarà chiamato a spiegare perché l’opera non abbia ottenuto i fondi.