Jessica si spegne a 30 anni, da bambina una grande raccolta fondi le aveva salvato la vita

Una vita segnata fin dall’infanzia da una difficile battaglia contro la malattia, superata grazie a un trapianto e all’aiuto di centinaia di persone. Jessica Fracassi è morta venerdì 9 ottobre, all’età di 30 anni, lasciando un grande vuoto nella sua famiglia e nelle comunità di Gaiarine e Francenigo, nel Trevigiano, dove era cresciuta. La giovane, che da tempo viveva nel Pordenonese, era diventata mamma soltanto lo scorso anno.

Lascia il compagno Alessio, la figlia Amelia, di appena un anno, e il papà Virgilio. La scomparsa è avvenuta in seguito a un malore improvviso, le cui cause devono ancora essere chiarite. Jessica negli ultimi tempi era sottoposta a dialisi e saranno gli accertamenti medici, con la possibilità di un’autopsia, a stabilire le circostanze del decesso. Non è ancora stata fissata la data dei funerali.

Il trapianto in Belgio e la solidarietà di due paesi

Per comprendere quanto la sua storia fosse conosciuta nel territorio bisogna tornare al 1997. Jessica aveva appena due anni e le sue condizioni di salute rendevano necessario un trapianto di fegato e reni. All’epoca, per sottoporsi all’operazione, era indispensabile raggiungere un centro specializzato di Bruxelles, in Belgio.

Il problema principale, oltre alla complessità dell’intervento, era rappresentato dalle spese. Il costo complessivo dell’operazione e delle cure ammontava a circa 400 milioni di lire, una parte dei quali coperta dagli enti pubblici. Alla famiglia spettava comunque una quota di 85 milioni di lire, una somma molto elevata.

Di fronte a questa situazione, gli alpini di Gaiarine decisero di organizzare una raccolta fondi, coinvolgendo anche la vicina Francenigo. L’iniziativa si diffuse rapidamente tra i cittadini: furono distribuiti volantini, affissi manifesti e predisposti punti per le donazioni nelle attività commerciali e nei luoghi frequentati dalla popolazione. Vennero utilizzate persino due grandi botti per raccogliere le offerte. La risposta superò le aspettative: in soli quindici giorni furono raccolti oltre 100 milioni di lire, sufficienti a coprire la somma necessaria alla famiglia.

Quando arrivò la disponibilità degli organi, fu organizzato il trasferimento urgente in Belgio. Anche l’Aeronautica militare contribuì all’operazione, mettendo a disposizione un velivolo in partenza da Istrana per consentire alla piccola di raggiungere Bruxelles.

Il trapianto ebbe esito positivo e Jessica poté crescere. Per Gaiarine e Francenigo quella vicenda rimase uno degli esempi più significativi di solidarietà collettiva, con un’intera comunità che aveva contribuito concretamente a salvare la vita di una bambina.

La nascita della figlia e la notizia della scomparsa

Dopo quell’intervento, Jessica aveva potuto crescere e costruire il proprio futuro. Si era trasferita nel Pordenonese e aveva formato una famiglia con il compagno Alessio. Nel 2025 era nata Amelia, una bambina fortemente desiderata, la cui nascita era stata accolta con particolare emozione anche da chi ricordava le difficoltà affrontate dalla madre durante l’infanzia.

Jessica aveva raccontato sui social la felicità della gravidanza, condividendo una fotografia con il pancione e un pensiero dedicato alla realizzazione dei sogni. Negli ultimi tempi, tuttavia, la trentenne aveva nuovamente dovuto affrontare problemi di salute, che avevano reso necessarie le sedute di dialisi. Venerdì è arrivato il malore improvviso, anche se restano da chiarire le cause precise della morte.

La notizia ha raggiunto rapidamente anche i paesi che quasi trent’anni fa si erano impegnati per permetterle di essere operata. Il ricordo di quella mobilitazione è ancora vivo tra i residenti, oggi colpiti dalla scomparsa di una donna che, dopo aver superato una prova così difficile da bambina, aveva da poco conosciuto la felicità della maternità.