Quanto è green il nostro Fvg, nell’annuale rapporto la bocciatura di Udine e Gorizia

Il report di Legambiente Ecosistema Urbano 2020.

Bocciati. O, se non altro, rimandati a settembre. Tutti tranne Pordenone. Non è gratificante la classifica degli ex capoluoghi di provincia del Friuli Venezia Giulia secondo quanto riporta la 27a edizione del rapporto Ecosistema Urbano che, come ogni anno, traccia la fotografia delle prestazioni ambientali delle città italiane.

Il report, redatto da Legambiente con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e con la collaborazione de Il Sole 24 Ore, evidenzia come, ad eccezione di Pordenone, che svetta nella classifica nazionale salendo addirittura dal 4o posto dello scorso anno al 3o nel 2020, tutte le grandi città della regione scendono nella classifica generale.

Il punteggio assegnato sulla base dei risultati qualitativi ottenuti nei 18 indicatori considerati da Ecosistema Urbano e che coprono sei principali aree tematiche, ovvero aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia evidenziano come Udine scivoli dalla 18a alla 26a posizione, Gorizia dalla 29a alla 33a, Trieste, fanalino di coda, dalla 30a alla 40a. Va detto però che Trieste è stata l’unica città a non inviare i dati del 2019 e, quindi, la classifica ha tenuto conto di quelli dell’anno precedente.

Produciamo troppi rifiuti.

La produzione pro capite di rifiuti urbani continua a crescere in tutti i capoluoghi, con una produzione annua che va dai 479 kg/ab/anno di Trieste (dato 2018) fino ai quasi 600 kg/abitante di Udine, innalzando (più 2% circa) la media regionale a 517 kg/ab/anno (nel 2018 era pari a 507 kg/abitante) a fronte di una media nazionale di 530 kg pro capite. Aumenta ancora di più la forbice tra i dati regionali e il valore obiettivo simbolico stabilito nel rapporto di 1 kg al giorno per abitante (pari a 365 kg/abitante).

Ma ricicliamo di più.

In leggera crescita la percentuale della raccolta differenziata che raggiunge un valore medio di 64,25% poco distante dall’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012 ma con sostanziali differenze tra le quattro città. Pordenone si conferma un’eccellenza a livello nazionale, è seconda assoluta con l’86,1% (dietro solo a Ferrara). Udine migliora il dato del 2018 superando la soglia del 66%; Gorizia invece cala leggermente (meno 1,8%) non riuscendo ancora a raggiungere l’obiettivo del 65%. Per Trieste il dato non è stato aggiornato e il 41% si riferisce al 2018.

Sprechiamo troppa acqua.

Altro dato interessante è la percentuale di dispersione idrica, ovvero quanta acqua sprechiamo tra quella che parte dalla fonte e arriva ai nostri rubinetti. Anche qui Pordenone è in testa, meno del 15%, insieme a poche altre (Monza, Livorno, Milano e Macerata). Udine si attesa tra il 15 e il 20%, dopo Trento, Mantova, Lodi, Sondrio, Pavia e Siena. La maggior parte delle città italiane, invece, ricade nelle altre due categorie: tra il 20 e il 35% di spreco, e tra queste c’è Gorizia, o con l’oltre 35% di dispersione idrica dove ricade Trieste (40,7% per la precisione).

Udine ne consuma di più.

I consumi idrici nei 4 capoluoghi di provincia (per Trieste il dato è quello del 2018) dopo aver subito una riduzione importante nel periodo 2004 – 2008, si sono pressoché stabilizzati negli ultimi 5 anni; anche il 2019 conferma una leggera flessione dei consumi rispetto al 2018. Il valore medio regionale (159,5 l/giorno pro capite) pur abbassandosi di circa l’1,5% rispetto al 2018 (e del 4,8% rispetto al 2017) resta superiore al valore medio italiano, pari a 148 l/giorno pro capite, di circa l’8%. Trieste (dato 2018) è il capoluogo con minor consumo con 140 lt/ab/gg, Udine si conferma al primo posto in regione con un valore di 174,1 litri per abitante giorno.

Che aria tira.

Facciamo subito una premessa. Nella stragrande maggioranza delle città in Italia, per il report di Legambiete la qualità dell’aria è insufficiente. Per quanto riguarda la nostra regione, solo Pordenone raggiunge la sufficienza, mentre Gorizia, Udine e Trieste ricadono nella categoria insufficiente. Le città, infatti, sono state divise in cinque classi: nella prima, la migliore, compaiono quelle che rispettano tutti i valori guida Oms, più restrittivi rispetto alle norme Ue, per PM10, PM2,5 e NO2. Nell’ultima compaiono invece i centri urbani che superano per almeno due parametri i limiti della normativa comunitaria sia per PM10 e PM2,5 che per NO2 e O3.

Trieste la città meno “alberata”.

Disponibilità di alberi in area di proprietà pubblica ogni 100 abitanti. Dopo i primi anni in cui si è registrata una sostanziale stabilità e omogeneità a livello regionale, nel 2019 si è avuto un aumento del valore medio, che passa da 22,25 a 23,75 alberi/100 abitanti e supera il dato medio nazionale (21,7 alberi/100 ab). Questo incremento è dovuto a Pordenone che registra una disponibilità di 35 alberi/100 abitanti (erano 29 nel 2018), segue Gorizia con 26 che precede Udine con 24, mentre Trieste ha solo 10 alberi /100 abitanti.

Celentano cantava “Là dove c’era l’erba c’è una città”.

Per quanto riguarda il consumo di suolo, il punteggio dell’indice (0-10) è attribuito componendo due indicatori: il consumo di suolo pro capite, fotografia dello stato di fatto alla soglia più recente, e la land use efficiency, che ne valuta i cambiamenti sempre in rapporto ai residenti. Trieste (in leggero calo) conferma il primato con 8,20 punti questo anche a causa della elevatissima compattezza dell’abitato, ovvero alte densità. Seguono Pordenone con 6,00 che migliora sostanzialmente il proprio indice rispetto al 2018 (3,95); Udine che registra un evidente peggioramento con un indice pari a 4,6 (6,65 nel 2018), e Gorizia sostanzialmente stabile con 3,00 (3,25 nel 2018). Il dato peggiora se consideriamo la media regionale: era 6,4 nel 2017 scesa a 5,71 nel 2018 e al successivo 5,4 nel 2019.

Il primato di Pordenone. 

Merita un capitolo a parte Pordenone, terza in classifica nazionale. Quarta lo scorso anno e sesta due anni fa, la città della Destra Tagliamento deve il raggiungimento del podio a un miglioramento generale visibile già negli indici legati all’inquinamento atmosferico dove abbatte le concentrazioni dell’NO2, peggiora di poco, rimanendo comunque nei limiti, per le polveri sottili e addirittura quasi dimezza i giorni di superamento dell’ozono rispetto all’anno precedente. Si registrano quasi ovunque lievi miglioramenti come nei consumi idrici (da 168 a 162 litri per abitanti al giorno da un anno all’altro), o nelle perdite della rete idrica dove la città friulana è quella che spreca meno in assoluto: solo l’11,3% dell’acqua immessa in rete non arriva ai rubinetti. Bene la raccolta differenziata dei rifiuti, Pordenone è la seconda assoluta con l’86,1%, dietro solo a Ferrara, nel consumo di suolo il capoluogo friulano quasi raddoppia il suo indice rispetto all’anno passato: da 3,95 su 10 all’attuale 6/10. Unica nota negativa, il lieve calo dei passeggeri trasportati dal servizio di TPL (che scendono dai 62 del 2018 agli attuali 58 viaggi per abitante all’anno) o alla produzione di rifiuti dove si passa dai 514 chili pro capite dell’anno dello scorso anno agli attuali 521.

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