Dora torna a camminare dopo l’amputazione: una protesi in 3D le regala una nuova possibilità

Una nuova possibilità di camminare, dopo un tumore e l’amputazione di una zampa. È la storia di Dora, una cagnolina di Gorizia che, grazie a una protesi realizzata con una stampante 3D, sta imparando a muoversi nuovamente su quattro zampe. Un percorso difficile, fatto di interventi chirurgici, cure e tanta pazienza, ma anche dell’affetto della sua famiglia, che non ha mai smesso di cercare una soluzione per migliorarle la vita.

Dora è una meticcia, metà schnauzer e metà rottweiler, nata nel 2013. Dopo aver trascorso i primi due anni in famiglia, nel dicembre 2015 è arrivata al Rifugio AIPA di Gorizia, perché i suoi precedenti proprietari non potevano più occuparsi di lei. Proprio lì ha incontrato Sabina, la donna che avrebbe cambiato il suo destino.

Dal canile a una nuova famiglia

“Avevo da poco perso Max, un cane affettuosissimo e dolce: uno spinone che avevo adottato dopo che i cacciatori lo avevano abbandonato perché non serviva più”, racconta Sabina. “Dopo la sua scomparsa, mi ero ‘rifugiata’ anch’io in canile, con l’intenzione di portare a passeggio un cane ogni giorno. È stato lì che mi hanno affidato Dora. All’inizio volevo comprarle le crocchette dietetiche, perché mi sembrava un po’ troppo pienotta. Un’ecografia ha però rivelato che era in attesa di ben 13 cuccioli!”.

Tutti i piccoli hanno trovato una famiglia nel giro di poche settimane, mentre Dora è rimasta al rifugio fino al settembre 2016, quando Sabina e Davide hanno deciso di adottarla. Da quel momento sono trascorsi nove anni sereni, fino a quando, circa un anno fa, la cagnolina ha iniziato a manifestare un problema alla zampa anteriore sinistra, che non riusciva più ad appoggiare a terra.

Gli accertamenti veterinari hanno portato a una diagnosi dolorosa: un sarcoma ormai esteso fino alla spalla. Per evitare ulteriori sofferenze, l’unica strada percorribile era l’amputazione dell’arto. “Quando le hanno fatto le radiografie, purtroppo il sarcoma era già avanzato fino alla spalla. Il dottor Lenarduzzi, della clinica Gaspardis di Visco, ci ha detto subito che l’unica soluzione per liberarla dal dolore era amputare l’arto”, spiega Sabina.

L’operazione è stata eseguita il 1° dicembre 2025. Sono seguiti giorni complicati, durante i quali Dora ha avuto bisogno di assistenza continua e di tutto l’affetto dei suoi proprietari. “I dieci giorni successivi sono stati difficili per tutti. Le sono rimasta sempre accanto, medicandola e prendendomi cura di lei. Il dolore c’era: Dora piangeva e io piangevo con lei. Nei primi giorni non sapevo più che cosa augurarle, ma, giorno dopo giorno, ha iniziato a stare meglio. Tutto lo staff della clinica è rimasto a nostra disposizione giorno e notte, e questo è stato di enorme conforto per la nostra famiglia. Anche le persone a noi care ci hanno sostenuto e non ci siamo mai sentiti soli”.

Una nuova zampa grazie alla stampa 3D

Il percorso di recupero è stato reso ancora più impegnativo da un secondo intervento chirurgico, questa volta al ginocchio della zampa posteriore destra, che ha richiesto l’inserimento di una placca metallica.

Sabina e Davide, però, non si sono arresi. Cercando informazioni su internet, hanno scoperto che esisteva la possibilità di realizzare una protesi su misura per sostituire la zampa amputata. Si sono così rivolti all’Officina Ortopedica Maria Adelaide di Torino, specializzata nella produzione di dispositivi ortopedici ad alta tecnologia.

I tecnici hanno studiato una soluzione personalizzata, impiegando strumenti e tecnologie utilizzati anche per le protesi umane. Attraverso una scansione a luce strutturata sono state rilevate le misure necessarie, mentre la progettazione è avvenuta con un sistema CAD e il software CUBE.

La protesi è stata poi realizzata utilizzando Embrace, una stampante 3D sviluppata dall’azienda danese Create It Real, dedicata al settore ortopedico e distribuita in esclusiva in Italia dall’Officina Maria Adelaide.

Il risultato è un arto artificiale progettato per aiutare Dora a recuperare gradualmente parte della mobilità perduta. E i primi risultati sono già arrivati.

I primi passi di Dora con la nuova protesi

“Quando le hanno applicato la protesi per la prima volta, Dora era un po’ titubante e ha iniziato a camminare con il mio aiuto. Poi, pian piano, ha preso coraggio ed è riuscita a fare qualche passo anche da sola”, racconta Sabina.

L’adattamento richiede tempo e costanza. La cagnolina, che oggi ha 13 anni, deve ancora prendere confidenza con il nuovo dispositivo, ma i progressi osservati dalla famiglia fanno ben sperare.

“Ora sono trascorse due settimane da quel momento. Purtroppo, a causa dei nostri impegni lavorativi, non riusciamo a farle indossare la protesi tutti i giorni, ma vediamo che sta facendo progressi e questo ci riempie di speranza. Siamo fiduciosi che, con il tempo, Dora riuscirà ad abituarsi alla sua nuova zampetta metallica e a sentirla sempre più parte di sé”.

Soddisfazione anche da parte di Roberto Ariagno, amministratore delegato dell’Officina Ortopedica Maria Adelaide, che ha seguito il progetto attraverso il proprio team.

“Siamo molto contenti per Dora e per la sua famiglia. Ha reagito bene fin dalla prima applicazione e sta imparando gradualmente a usare la protesi. Non è la prima volta che realizziamo ausili di questo tipo per i cani, utilizzando la stessa tecnologia impiegata per gli esseri umani. È sempre una grande soddisfazione vedere ritrovare vivacità e voglia di giocare a questi particolari pazienti. Un grosso in bocca al lupo a Dora!”.

Per Dora il cammino è ancora lungo, ma ogni piccolo passo rappresenta una conquista. Dopo aver trovato una seconda famiglia al canile e aver superato una malattia difficile, la cagnolina di Gorizia ha ora una nuova possibilità di tornare a muoversi con maggiore autonomia, grazie alla tecnologia e alla determinazione di chi le vuole bene.