Dalla capanna neolitica ai laboratori, a Pozzuolo si rivive la preistoria

Entrare in una capanna neolitica, scoprire come veniva lavorata l’argilla e capire quali informazioni possono raccontare le ossa delle popolazioni vissute migliaia di anni fa. A Pozzuolo del Friuli la preistoria diventa un’esperienza da vivere grazie al rinnovato Centro Didattico Storico Archeologico “Alfio Nazzi”, dove nuovi allestimenti e laboratori conducono i visitatori in un viaggio lungo circa 7mila anni, dal villaggio neolitico di Sammardenchia fino all’età dei metalli, ai tumuli e ai castellieri friulani.

Dal 1° ottobre 2026 il Comune ha affidato in concessione al Gruppo di Ricerche Storiche Aghe di Poç lo stabile di via delle Scuole 4 che ospita il Centro. Un passaggio che consolida una collaborazione costruita negli anni e che coincide con il 45esimo anniversario dell’associazione, impegnata nella vita culturale e sociale della comunità attraverso ricerche, pubblicazioni, mostre e attività dedicate alle scuole.

Una capanna neolitica per scoprire la vita di 7mila anni fa

Tra le principali novità del percorso c’è proprio la ricostruzione di una capanna neolitica, pensata per permettere ai visitatori di avvicinarsi alla vita quotidiana dei primi agricoltori e allevatori del territorio, alle loro abitazioni e alle tecniche utilizzate per trasformare le materie prime in strumenti e oggetti di uso quotidiano.

Il nuovo allestimento è frutto del lavoro congiunto di volontari e archeologi. Alla realizzazione degli ambienti e della capanna hanno collaborato, insieme al presidente Mauro Duca, Francesca Ciroi, Giovanni Carlo Fiappo, Sergio Salvador, Paolo Lirussi e Marco del Piccolo.

“Ogni ricostruzione nasce dallo studio e da un lavoro condiviso. La nuova capanna neolitica esprime bene questo impegno: volontari e archeologi hanno messo a disposizione tempo, competenze e manualità per rendere comprensibile un passato lontano”, sottolinea Duca. “Nei nostri 45 anni di attività abbiamo cercato di raccogliere e trasmettere la memoria del territorio. Con il Centro vogliamo continuare a farlo soprattutto insieme ai ragazzi, alimentando quella curiosità che Alfio Nazzi sapeva suscitare in ogni incontro”.

La struttura è dedicata proprio ad Alfio Nazzi, tra gli scopritori del sito neolitico di Sammardenchia. Conosciuto dagli alunni come il “Nonno Litico”, Nazzi ricostruiva utensili preistorici e li portava nelle scuole, insegnando attraverso l’osservazione e l’esperienza diretta. Un approccio che continua ancora oggi a caratterizzare le attività del Centro.

Laboratori per le scuole tra ceramica, metalli e bioarcheologia

Le proposte vengono adattate all’età degli studenti e ai diversi programmi scolastici. Alle visite delle sale si affiancano laboratori di ceramica, tessitura e pittura rupestre, oltre a percorsi dedicati all’evoluzione umana e alla scoperta dei metalli.

I ragazzi possono anche sperimentare lo sbalzo su lamina di rame, mentre attraverso la bioarcheologia possono comprendere quali informazioni i resti ossei siano in grado di fornire sulle condizioni di vita e sulle caratteristiche delle comunità antiche. Il Centro propone visite di mezza giornata o di una giornata intera, percorsi personalizzati e laboratori che possono essere organizzati direttamente nelle aule scolastiche.

Accanto al Neolitico di Sammardenchia trova spazio anche il castelliere di Pozzuolo, insediamento dell’età del Bronzo e del Ferro che ha restituito testimonianze delle attività artigianali e degli usi funerari. Un patrimonio che si inserisce nel più ampio paesaggio protostorico friulano, segnato da villaggi fortificati e tombe monumentali. Fino alla pandemia il Centro visite era stato curato grazie alla collaborazione di Emanuela Pozzo.

La concessione degli spazi arriva dopo il recupero della Sede delle Associazioni, inaugurata il 27 settembre 2025, occasione nella quale il Centro era stato intitolato ad Alfio Nazzi nel centenario della nascita. Il Comune aveva sostenuto con circa 50mila euro gli interventi sul complesso, dal rifacimento dei pavimenti alla revisione degli spazi e della copertura.

“Con la concessione degli spazi laboratoriali ad Aghe di Poç completiamo un importante intervento di riqualificazione, che ha dato una nuova sede a diverse associazioni del territorio, ospitate per anni in spazi angusti”, afferma il sindaco Gabriele Bressan. “Vogliamo che il Centro sia un luogo frequentato soprattutto dalle scuole e dai ragazzi: un vero e proprio laboratorio capace di far conoscere, anche fuori dai confini comunali, la ricchezza archeologica di Pozzuolo e Sammardenchia e, più in generale, di un territorio che custodisce una storia importante”.

Il rilancio del Centro guarda anche alla collaborazione con “Terre dei Castellieri”, il progetto che riunisce 17 Comuni, tra i quali Pozzuolo, insieme alla Regione, all’Università di Udine e alla Soprintendenza. Il futuro museo archeologico di Basiliano e la valorizzazione della rete dei siti protostorici del Friuli potrebbero aprire ulteriori opportunità nel campo della ricerca, della divulgazione e del turismo culturale.

A questo percorso si lega anche la proposta di candidatura Unesco del colle del Castello di Udine e della rete dei tumuli e dei castellieri, con l’obiettivo di far conoscere e valorizzare un patrimonio archeologico che racconta migliaia di anni di storia del territorio.