Catturato a Tolmezzo e deportato a Buchenwald, la storia di Giulio Cargnelutti diventa un libro

La figlia Raffaella racconta la storia del padre in Alla gentilezza di chi la raccoglie.

Alla gentilezza di chi la raccoglie nasce da una storia vera: quella di Giulio Cargnelutti, tenente catturato dalle SS il 20 luglio 1944 a Tolmezzo e deportato a Buchenwald, dove trascorse nove mesi senza possibilità di comunicare con la famiglia. La figlia, la scrittrice Raffaella Cargnelutti, ha ricostruito quel viaggio nell’orrore e nella resistenza interiore, dando vita a un romanzo che intreccia memoria privata, storia collettiva e un messaggio di amore, fede, arte e perdono. Il libro sarà disponibile in libreria dal 15 gennaio.

La storia del padre diventa un romanzo.

Nel ricordare quando ha conosciuto davvero la storia del padre e cosa l’abbia spinta a trasformarla in un romanzo, Raffaella Cargnelutti ripercorre un lungo cammino familiare: “In casa, si parlava molto poco di questa esperienza. Fino a quando, nel 2001 (mio padre aveva quasi novant’anni) abbiamo deciso di pubblicare il suo diario per immagini.

L’iniziativa ha riscosso molto successo. Poi, nel 2010, mio padre era scomparso nel 2007, abbiamo pensato di organizzare una mostra per le scuole con le lettere private e altri documenti rimasti sepolti per decenni nei cassetti di famiglia. In seguito ho pensato che un romanzo sulla vicenda avrebbe potuto essere il catalogo ideale della mostra, che aveva destato tanto interesse, soprattutto nelle scuole“.

Il lavoro di recupero storico, fatto di documenti, visite e testimonianze, ha richiesto cura e profondità. Raffaella Cargnelutti racconta: «Ho iniziato a scrivere questa storia dopo lo studio dei documenti privati, una visita al campo di Buchenwald e molte letture di diari e romanzi dedicati all’esperienza dei deportati nei lager. La vicenda diretta di mio padre era scritta e sintetizzata in tre facciate di protocollo, brutta copia di una sua dichiarazione al comando militare, redatta appena rientrato nel giugno del 1945. È stato un lavoro per certi versi faticoso, ma anche molto emozionante».

Le testimonianze.

Scrivere Alla gentilezza di chi la raccoglie ha anche permesso all’autrice di scoprire aspetti nuovi della figura paterna: «Quando era ancora in vita mio padre mi aveva raccontato alcuni episodi della sua lunga esistenza, ma non tutto quello che avrei voluto sapere appena ho iniziato a scrivere questo libro. Succede sempre così. Quindi invito i ragazzi a raccogliere tutte le testimonianze dei nonni e dei parenti anziani.

Inoltre, negli anni ho scoperto che questa piccola esperienza di vita e resistenza privata nel grande libro della Storia aveva una forza umana ed emotiva molto intensa. Anche per la conclusione che ha visto noi eredi donare al Memoriale di Buchenwald i documenti originali, il suo taccuino dei disegni e tre sculture di Giulio che ora sono esposti in permanenza su una parete del museo tedesco a lui dedicata. Così in un luogo di grande dolore si è chiuso il cerchio con la bellezza e l’armonia dell’arte».

L’incontro con le scuole.

Raccontare questa vicenda nelle scuole e continuare a portarla tra i più giovani ha assunto un significato sempre più importante. «All’inizio, ero piuttosto timida e incerta, in quanto non testimone diretta dell’esperienza, ma ora più passa il tempo e più vengono meno i sopravvissuti, perciò lo sento come un dovere etico e morale continuare a raccontare questa vicenda di resistenza al dolore grazie alla fede, all’amore, all’arte e al perdono. Soprattutto a ottant’anni di distanza e con i tempi che viviamo dove molte altre guerre sono scoppiate con violenze e sopraffazioni che pur contemporanee ricalcano questi scenari passati. Dunque penso che Alla gentilezza di chi la raccoglie sia un progetto di grande attualità. Inoltre i ragazzi mi hanno dimostrato sempre tanta attenzione e mi hanno regalato esperienze ed emozioni bellissime».