“Non si vede più nessuno piangere il secondo giorno dopo il terremoto. La fine di quello che c’era è una cosa accaduta in un tempo già lontano. È cominciata un’altra cosa. Non si sa ancora che cosa sarà”: le parole di Gianni Rodari in “Paese Sera” dell’8 maggio 1976 sottolineano come la distruzione possa lasciare spazio alla possibilità e come il futuro possa tornare ad essere pensabile. Questa dichiarazione è fortemente connessa al progetto della mostra RINASCITE. Da Leonardo da Vinci al contemporaneo, in programma dal 14 novembre 2026 al 21 febbraio 2027 negli spazi dell’Esedra di Levante di Villa Manin, a Passariano di Codroipo, nell’anno del cinquantesimo anniversario del devastante terremoto che colpì il Friuli.
Presentato in conferenza stampa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e curato da Giovanni C.F. Villa, direttore di Palazzo Madama di Torino, per la sezione dedicata alle arti, e da Giovanni Damiani per la sezione Architettura, il progetto culturale assume il terremoto non soltanto come ricorrenza storica, ma come punto di partenza per una riflessione di portata universale sulla capacità dell’essere umano di trasformare una profonda frattura in un principio generativo e di rinascita.
“Il significato della mostra risiede nella parola ‘Rinascite’: vuole trasporre e leggere sotto il profilo universale l’esperienza umana di fronta alla forza della natura, per poi uscirne con un pensiero verso il futuro. Accanto alla sezione dell’arte e a quella dell’architettura, per cui saranno previsti rispettivamente due cataloghi editi da Quodlibet che accompagneranno la mostra, si innerva il racconto dell’esperienza”, ha raccontato la direttrice generale dell’ERPAC, Lydia Alessio-Vernì. “Le diverse e prestigiose collaborazioni di questa mostra confermano Villa Manin come hub culturale di assoluto rilievo e come centro di produzione, esposizione e nuova immissione di opere d’arte”.
Il percorso prende infatti il via dal secondo piano con un’introduzione video, dove il visitatore viene immerso nel momento dell’evento attraverso materiali d’archivio televisivi, radiofonici e a stampa, a cui fanno da controcampo poetico quindici tavole commissionate a tre generazioni di illustratori friulani. “Da chi ha vissuto l’esperienza in età adulta, da chi l’ha attraversata da bambino e da chi ne ha raccolto la memoria attraverso i racconti di genitori e nonni, per trasformare il trauma in una narrazione visiva universale capace di attraversare le generazioni. L’illustrazione offre una forma a ciò che resta senza forma e trasforma il ricordo in immagine”, ha spiegato il curatore Giovanni C.F. Villa. “La sezione è divisa in tre atti: il primo dedicato al trauma, il secondo alla ricostruzione e il terzo al Friuli ricevuto in eredità”.
L’esperienza friulana entra poi in dialogo con la lunga storia dell’arte attraverso la relazione con alcuni capolavori storici provenienti da prestigiose istituzioni come la Pinacoteca Ambrosiana, gli Uffizi e le Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini e la Galleria Borghese a Roma. “Attraverso l’Atlante delle trasformazioni al piano terra si vuole dimostrare come possa nascere qualcosa di nuovo da ciò che sembrava irrimediabilmente perduto”, aggiunge il curatore Villa, sottolineando come la riflessione assuma un respiro universale ispirandosi alla lezione dell’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg, un “atlante figurativo” che doveva tracciare visivamente la memoria collettiva dell’Occidente e la sopravvivenza delle immagini dell’antichità classica fino a Novecento. “Da questa sezione, partono cinque nuclei: Ri-cominciare, Ri-guardare, Ri-vivere, Ri-nascere e Ri-costruire. C’è un confronto tra antico e contemporaneo, in cui il Friuli entra come esperienza storica completa: una lente attraverso cui guardare la condizione universale”.
Tra i punti di forza di questa sezione, risaltano fogli autografi del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci proveniente dalla Bibliotecas Ambrosiana di Milano, nei quali il genio vinciano indaga la natura come un sistema di forze in continua trasformazione, dove la distruzione della materia e la sua rigenerazione appartengono al medesimo processo dinamico.
Accanto alla sezione dedicata alle arti, al primo piano la sezione Architettura e fotografia, che gode del patrocinio dello IUAV – Istituto Universitario di Architettura di Venezia, curata da Giovanni Damiani, e che rappresenta il cuore civile della mostra. Una panoramica degli ultimi cinquant’anni di architettura regionale con da un lato “più di cento progetti raccontano una regione e i suoi territori, diversi tra loro”, racconta il curatore Damiani. “Volevamo che ci fosse un dialogo e che ci chiedessimo chi siamo ora e cosa stiamo provando a costruire. L’architettura è una reificazione del presente: stabilizza e mostra chi siamo in quel momento e cosa stiamo facendo. In cinquant’anni si può quindi vedere tutto il processo di trasformazione”.
Così il Vicepresidente e Assessore alla Cultura e allo Sport della Regione Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil: “In ‘RINASCITE. Da Leonardo da Vinci al contemporaneo’ il Terremoto del Friuli è il punto di partenza del racconto, ma il vero protagonista della mostra è ciò che accade dopo: la capacità di una comunità di trasformare una ferita in una nuova possibilità, una perdita in un progetto, una frattura in un atto di costruzione collettiva. In questa prospettiva il Friuli smette di essere soltanto un esempio storico virtuoso e diventa un principio, un modo di guardare il futuro”.
La mostra sarà aperta dal 14 novembre 2026 al 21 febbraio 2027, dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 18.
Da Leonardo da Vinci ai grandi maestri dell’arte: a Villa Manin arriva la mostra Rinascite

