Un viaggio dalla Campania fino al Friuli per mettere a segno una truffa ai danni di un’anziana, ma la fuga è durata pochi minuti. Un giovane di 20 anni, di nazionalità egiziana, è stato arrestato alla stazione ferroviaria di Pordenone dopo aver sottratto gioielli e oggetti preziosi a una donna di 83 anni, raggirata con la tecnica del falso carabiniere. A fermarlo sono stati i Carabinieri dell’Aliquota Operativa di Sacile, in collaborazione con gli agenti della Polizia Ferroviaria di Pordenone.
L’operazione ha permesso di recuperare l’intero bottino, composto da numerosi monili in oro e un orologio di valore. I preziosi sono stati restituiti alla proprietaria nella mattinata di oggi, sabato 7 novembre, presso il Comando Compagnia Carabinieri di Sacile. Per il giovane, senza fissa dimora in Italia, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.
La telefonata del falso maresciallo e la consegna dei gioielli
La truffa è stata messa a segno lo scorso 4 novembre, quando l’anziana, residente in provincia di Pordenone, ha ricevuto una telefonata da un uomo che si è presentato come un maresciallo dei Carabinieri. Il falso militare le ha raccontato che era necessario consegnare i propri oggetti di valore per consentire alcuni accertamenti legati a un presunto reato.
Convinta di dover collaborare con le forze dell’ordine, la donna ha seguito le indicazioni ricevute. Mentre il complice, ancora non identificato, continuava a intrattenerla al telefono, il 20enne si è presentato alla sua abitazione per ritirare una cassetta portavalori in metallo, contenente i gioielli dell’anziana. Una volta ottenuto il bottino, il giovane si è allontanato rapidamente a bordo di un taxi, diretto verso la stazione ferroviaria di Pordenone.
La fuga in taxi e l’arresto alla stazione
A far scattare l’intervento sono stati i familiari dell’83enne, che hanno immediatamente contattato il 112 dopo aver scoperto quanto accaduto. I Carabinieri di Sacile hanno avviato le ricerche, ipotizzando che il responsabile potesse aver utilizzato un mezzo pubblico per allontanarsi. La collaborazione con la Polizia Ferroviaria si è rivelata decisiva. Il taxi sospetto è stato intercettato proprio mentre arrivava alla stazione di Pordenone, dove militari e agenti hanno fermato il giovane e proceduto alla perquisizione.
All’interno del suo bagaglio è stata trovata una cassetta portavalori azzurra, ancora chiusa, contenente tutti i preziosi sottratti poco prima all’anziana. Il 20enne è stato quindi arrestato con l’accusa di truffa aggravata in concorso.
Era arrivato dalla Campania per mettere a segno la truffa
Secondo quanto emerso dalle indagini, il giovane avrebbe attraversato l’Italia partendo dalla Campania con il preciso obiettivo di compiere il raggiro in Friuli. Un elemento che, insieme alle modalità dell’azione, ha contribuito a delineare un quadro di elevata capacità organizzativa e spregiudicatezza.
Nell’ordinanza con cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere, il giudice ha evidenziato anche come l’assenza di una residenza stabile favorisse la mobilità dell’indagato sul territorio nazionale. La truffa, inoltre, è stata realizzata sfruttando l’età avanzata della vittima e la fiducia riposta nelle istituzioni, inducendola a credere di dover eseguire un ordine dei Carabinieri.
I gioielli restituiti all’anziana a Sacile
La vicenda ha avuto un epilogo positivo per la vittima, che ha potuto recuperare tutti gli oggetti di valore sottratti. La Procura della Repubblica di Pordenone ha infatti disposto il dissequestro dei beni, consentendo la loro restituzione alla legittima proprietaria.
Nella mattinata di oggi, sabato 7 novembre, presso il Comando Compagnia Carabinieri di Sacile, sono stati riconsegnati all’83enne tutti i preziosi recuperati, tra cui fedi nuziali, bracciali, spille e un orologio di valore. Oggetti che, oltre al valore economico, rappresentano anche ricordi personali e familiari importanti. Le indagini, intanto, proseguono per identificare i complici del 20enne, a partire dal falso maresciallo che ha telefonato alla vittima, e ricostruire l’intera rete di persone coinvolte nell’organizzazione della truffa.

