Umiliazioni e vessazioni sul lavoro, in Fvg sempre più persone chiedono aiuto: +37% dal 2017

Nei primi sei mesi del 2026 i Punti di ascolto antimobbing del Friuli Venezia Giulia hanno seguito 351 persone, 227 donne e 124 uomini. Di queste, 297 si sono rivolte ai centri per la prima volta. Numeri che confermano il ruolo della rete regionale di assistenza per chi vive situazioni di disagio e vessazioni sul posto di lavoro.

Per sostenere questa attività, nel 2026 la Regione ha destinato 280mila euro ai quattro centri di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia, assegnando a ciascuno il contributo massimo annuale di 70mila euro. Le risorse servono a garantire percorsi di supporto che comprendono consulenze legali, psicologiche e mediche.

“I centri antimobbing di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia offrono supporto a chi subisce molestie lavorative garantendo un percorso di assistenza completo, che include consulenze legali, psicologiche e mediche. I numeri degli ultimi anni e del primo semestre 2026 confermano come la rete d’ascolto sia diventata un punto di riferimento cruciale per la tutela dei lavoratori in difficoltà. La Regione ha innalzato a 70mila euro il contributo massimo annuale per ogni centro ed esteso il ventaglio delle voci di spesa ammissibili a finanziamento”, ha dichiarato l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, presentando a Trieste i dati sull’attività dei Punti di ascolto.

Udine è il centro con più utenti

Nel primo semestre dell’anno il centro di Udine ha seguito 147 persone, quello di Gorizia 77, Pordenone 65 e Trieste 62. Il dato complessivo si inserisce in una crescita registrata negli ultimi anni: nel 2025 gli utenti erano stati 544, di cui 361 donne, per un totale di 1.431 colloqui tra consulenze legali, psicologiche e mediche.

Rispetto al 2017, il numero delle persone seguite è cresciuto del 37%, mentre i colloqui sono quasi triplicati. Tra le 341 schede anagrafiche raccolte nel primo semestre del 2026, prevalgono le persone con un diploma di scuola superiore, 155, e i laureati, 116. Seguono 68 persone con la licenza media e due con quella elementare.

Chi chiede aiuto e quali sono le vessazioni più frequenti

La maggior parte delle persone che si sono rivolte ai centri lavora con un contratto a tempo indeterminato: sono 295, contro 40 con contratti a tempo determinato o di apprendistato. I dipendenti del settore privato sono 245, mentre quelli del pubblico sono 96.

Tra questi ultimi, le categorie più rappresentate sono i lavoratori delle autonomie locali, con 34 persone, e quelli dell’istruzione, con 30. Per mansione, prevalgono gli impiegati, 94, seguiti dagli operai, 35, e dagli insegnanti, 30. L’analisi dei casi chiusi in regione individua tra le azioni vessatorie più frequenti le umiliazioni e le critiche continue, con 301 episodi, seguite dall’eccesso di controllo, con 147, e dall’assegnazione di compiti esorbitanti, con 73.

Nella maggior parte dei casi, i soggetti indicati come responsabili sono superiori o titolari: 294 su 375 persone segnalate. Altri 72 casi riguardano colleghi di pari grado. Quanto al genere, sono stati indicati 152 uomini, 105 donne e 84 situazioni in cui sono coinvolti entrambi i sessi.

Tra le principali criticità riscontrate sul lavoro emerge la violazione dei diritti, rilevata in 284 casi, seguita dai problemi organizzativi, con 83 segnalazioni.

I dati dei centri sul territorio

A Trieste il 68% dell’utenza è composto da donne; il 52% delle persone seguite è laureato e il 74% lavora nel settore privato come impiegato.

A Udine, oltre ai 147 utenti registrati nel semestre, i dati dei casi analizzati riportano 128 violazioni di diritti e 134 episodi di vessazione attribuiti a superiori. A Gorizia, delle 77 persone seguite, 52 sono donne e 25 uomini; 56 lavorano nel settore privato e 21 nel pubblico.