Conflitto in Medio Oriente, le preoccupazioni delle piccole imprese del Fvg

Il mondo dell’artigianato del Friuli Venezia Giulia guarda con forte preoccupazione all’escalation del conflitto in Iran e Medio Oriente e alle sue ripercussioni economiche. A lanciare l’allarme è Confartigianato Fvg, che evidenzia come la regione sia tra le cinque più esposte in Italia verso i mercati oggi scenario di guerra.

Nel 2025 l’export del Friuli Venezia Giulia verso quell’area ha rappresentato l’1,61% del Pil regionale, pari a 725 milioni di euro. Una quota, frutto in gran parte del lavoro di piccole e medie imprese attive nei comparti dell’alimentare, del legno-arredo, dei prodotti in metallo, oltre a moda, gioielleria e occhialeria.

Export e energia: una doppia esposizione

Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato nazionale, il Friuli Venezia Giulia si colloca tra le regioni italiane più esposte ai mercati mediorientali, subito dopo Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Nonostante una flessione del 4,5% nei primi nove mesi del 2025, il flusso commerciale verso l’area resta tra i più rilevanti a livello nazionale.

Il problema, però, non riguarda soltanto le esportazioni. Il conflitto ha già innescato una nuova impennata dei costi di gas e petrolio, con conseguenze dirette sulle bollette energetiche delle imprese. L’area mediorientale, infatti, pesa per 27,9 miliardi sull’export complessivo del made in Italy e per il 27,4% sull’import di energia.

L’allarme: “Effetto domino sui costi”

“Le aziende artigiane del Friuli Venezia Giulia sono molto preoccupate per le ripercussioni sui costi energetici già determinate e per gli effetti ancora più pesanti che potrebbero generarsi se il conflitto dovesse prolungarsi”, afferma il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti.

Al primo shock legato all’aumento dei prezzi di gas e petrolio potrebbe infatti seguire un “effetto domino”. Il direttore generale dell’associazione, Enrico Eva, spiega che l’aumento del gas comporta un rialzo del costo dell’energia elettrica, con inevitabili squilibri nei bilanci delle piccole imprese. A bollette più pesanti si sommano il timore di una maggiore difficoltà di accesso al credito e il conseguente rallentamento degli investimenti.

Lo scenario potrebbe aggravarsi nel corso del 2026, con un possibile aumento dell’inflazione dovuto al ritocco dei listini da parte delle imprese, costrette a trasferire almeno in parte i maggiori costi energetici su prodotti e servizi. Un meccanismo che rischia di incidere in modo trasversale su ogni processo produttivo e sul sistema dei servizi.

L’appello alle istituzioni

Di fronte a questo quadro, il mondo artigiano rivolge un appello alle istituzioni nazionali e internazionali affinché prevalga la via diplomatica. “La sollecitazione che tutto il mondo artigiano rivolge ai più alti vertici è che trovino il modo di far parlare le diplomazie e non le armi“, conclude Tilatti.

Per il tessuto produttivo del Friuli Venezia Giulia, già messo alla prova negli ultimi anni da crisi energetiche e tensioni geopolitiche, il protrarsi del conflitto rischia di tradursi in un nuovo, pesante colpo alla stabilità economica delle imprese e, di riflesso, dell’intero sistema regionale.