Friuli Venezia Giulia, crescita sopra la media nazionale: la classifica delle province

Secondo le previsioni della Cgia di Mestre, il Pil del Friuli Venezia Giulia è destinato a crescere nel 2026 oltre la media nazionale.

Il Friuli Venezia Giulia si conferma una delle regioni più dinamiche del Nord Italia nel 2026. Secondo le previsioni dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, il Pil regionale è atteso crescere del +0,73%, un dato superiore alla media nazionale (+0,66%) e che colloca la regione al quarto posto in Italia, alle spalle di Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte.

In un contesto economico ancora fragile, segnato dalla fine della spinta del Pnrr e da investimenti in rallentamento, il Friuli Venezia Giulia mostra una capacità di tenuta legata a un sistema produttivo equilibrato e fortemente orientato all’export. Industria manifatturiera, logistica e relazioni economiche transfrontaliere continuano a rappresentare i principali punti di forza della regione.

Le province del Friuli.

A livello provinciale, è Trieste a distinguersi come territorio più dinamico. Il capoluogo giuliano è atteso a una crescita del Pil pari a +0,87%, che lo colloca tra le prime dieci province italiane per performance economica nel 2026. Un risultato sostenuto dal ruolo strategico del porto, dalla logistica internazionale e dalle attività legate ai servizi avanzati e alla ricerca.

Segue Gorizia, che dopo un 2025 più debole mostra segnali di recupero, con una crescita prevista del +0,76%. Un dato che riflette anche le opportunità offerte dalla cooperazione transfrontaliera e dal rafforzamento dei collegamenti economici con la Slovenia e l’Europa centrale.

Buona anche la tenuta di Udine, con un Pil in aumento del +0,72% nel 2026. La provincia resta uno dei pilastri manifatturieri della regione, grazie alla presenza di piccole e medie imprese esportatrici e a una base produttiva diversificata, che consente di assorbire meglio le incertezze del ciclo economico.

Più contenuta, ma comunque positiva, la crescita di Pordenone, stimata al +0,62%. Anche qui pesa il rallentamento degli investimenti, ma il territorio continua a beneficiare di una forte vocazione industriale e di un mercato del lavoro relativamente solido.

Nel complesso, il Friuli Venezia Giulia si conferma una regione capace di agganciare le fasi di ripresa, ma la Cgia avverte: per trasformare questi segnali positivi in crescita duratura serviranno meno burocrazia, un fisco più leggero e investimenti mirati in innovazione e capitale umano. In un’Italia che fatica a ritrovare uno slancio strutturale, la competitività dei territori di confine sarà una delle chiavi per sostenere lo sviluppo nei prossimi anni.