Dai canali ostruiti ai rischi per la pelle: in Friuli scatta il piano contro le piante aliene

In Friuli Venezia Giulia è in corso una vera e propria battaglia per difendere la natura nostrana dall’invasione di piante esotiche dannose. L’amministrazione regionale, attraverso il Servizio Biodiversità, è impegnata in un’attività costante di monitoraggio e gestione per salvaguardare gli ecosistemi locali minacciati da organismi alieni.

Queste specie, introdotte dall’uomo fuori dal loro ambiente originario, si diffondono rapidamente provocando danni non solo alla biodiversità, ma anche alla salute e all’economia regionale. Di recente, la Regione ha approvato una revisione della sua strategia, ridefinendo le azioni di controllo, rilevamento precoce ed eradicazione, e aggiornando l’elenco delle specie vegetali su cui intervenire tempestivamente.

La minaccia nei canali e il piano pluriennale

Uno dei fronti più critici riguarda la presenza di 12 specie vegetali di rilevanza unionale, per le quali la normativa europea impone il contrasto obbligatorio. Tra queste spicca il millefoglio d’acqua brasiliano, una pianta che infesta le acque stagnanti o a lento scorrimento. Le sue dense formazioni soffocano l’ecosistema autoctono e, occludendo i canali di irrigazione e bonifica, rallentano i flussi idrici con gravi rischi idraulici.

Per affrontare questa emergenza, la Regione ha assegnato quasi 40mila euro al Consorzio di bonifica della Pianura Friulana per interventi diretti nelle aree di Palazzolo e Pertegada, con previsioni di estendersi presto anche ad Aquileia. I lavori, che prevedono la rimozione meccanica e il trattamento attento degli scarti per evitare nuove infestazioni, si svilupperanno su più anni, con fondi già stanziati anche per il 2026 e il 2027.

Parallelamente, gli operai regionali si occuperanno di un’azione puntuale nella zona dei laghetti di Strassoldo, a Cervignano, dove è stata segnalata la presenza della pianta. Al termine delle operazioni, è previsto un monitoraggio continuo per valutarne l’efficacia.

Interventi mirati tra laguna e montagna

L’azione delle squadre regionali non si ferma all’ambiente acquatico. Sono in corso interventi per la rimozione della Baccharis halimifolia, un arbusto originario dell’America settentrionale, e della temibile Panace di Mantegazza. L’intervento sulla Baccharis, avviato nell’ottobre 2022 con la collaborazione della Stazione forestale di Cervignano, si concentra specificamente sull’Isola di Martignano, nella Laguna di Marano.

In Carnia, invece, l’attenzione è alta sulla Panace di Mantegazza, una grande pianta erbacea di origine caucasica spesso scambiata per ornamentale. Questa specie rappresenta un serio pericolo per la salute: il contatto con la sua linfa, seguito dall’esposizione al sole, può provocare gravi dermatiti.

Scoperta per la prima volta in zona nel 2016, è stata oggetto di un intervento tempestivo grazie al supporto operativo delle Stazioni forestali della montagna. L’azione degli operai ha permesso di ridurre drasticamente il numero di piante, passate da qualche centinaio a poche decine, con l’obiettivo di arrivare prossimamente alla completa eradicazione.

La lotta contro l’Albero del paradiso

Infine, tra le specie invasive diffuse in regione rientra l’Ailanto, noto anche come Albero del paradiso. Originario della Cina e introdotto in tutto il mondo come pianta decorativa e da legno, è diventato altamente infestante in molte aree.

Questa pianta rappresenta una minaccia su più fronti: le sue radici vigorose danneggiano strade, mura e costruzioni, mentre produce sostanze chimiche che impediscono la germinazione e la crescita della vegetazione autoctona circostante. La Regione Friuli Venezia Giulia interviene direttamente per contrastare e contenere la diffusione dell’Ailanto, con azioni specifiche nelle aree naturali protette di propria competenza e lavorando per arginare la sua avanzata verso il territorio montano.