Lavoro in Fvg, non c’è personale e la metà delle assunzioni sono a termine

Il sindacato in Fvg ha esposto le sue proposte

Se il dato numerico dell’occupazione del 2021 (412 mila) rispetto al 2020 (409 mila) in Friuli Venezia Giulia può sembrare positivo, c’è un dato significativo: oltre il 40% delle assunzioni sono con contratto a tempo determinato.

“Per la UILTEC il lavoro ‘buono’ è quello stabile, e allora perché non prendiamo a riferimento l’accordo fatto in Spagna tra governo e parti sociali per eliminare il lavoro precario?” si chiede il segretario regionale della UILTEC (tessile, energia, chimica) del Friuli Venezia Giulia, Nello Cum, riconfermato martedì alla guida della categoria al congresso regionale, alla presenza della segretaria nazionale aggiunta UILTEC Daniela Piras, e del segretario confederale regionale UIL Matteo Zorn.

Formazione, sicurezza e rinnovo contratti

Formazione, sicurezza sul lavoro e rinnovi contrattuali sono i punti centrali sviluppati al congresso. Alla prima voce la UILTEC, rilevando come le aziende, per sopperire ai propri fabbisogni professionali, preferiscono cercare lavoratori da altre imprese (il tasso di dimissioni volontarie in Friuli Venezia Giulia è del 45,6% nel 2021), piuttosto che investire nella formazione. Per questo il sindacato propone un “patto per la formazione” con la Regione e Confindustria, che analizzi i fabbisogni e sia strumento per creare posti di lavoro stabili e con professionalità adeguate. Particolarmente importante è inoltre fornire formazione sulla sicurezza e salute sul lavoro ai giovani lavoratori come sottolinea Cum.

Il salario minimo

Superato lo scoglio della pandemia, i rinnovi contrattuali ora hanno di fronte una nuova sfida, quella del salario minimo. Strumento, precisano dalla UILTEC, che deve necessariamente coincidere con i “minimi salariali” dei contratti collettivi nazionali, e in nessun modo deve essere l’alternativa a questi ultimi. Considerando che l’Italia è l’unico Paese Osce in cui negli ultimi 30 anni i salari sono diminuiti, del -2,9% (Svezia +63%; Danimarca +39%; Germania +33%; Finlandia +32%; Francia +31%; Belgio e Austria +25%; Portogallo +14%; Spagna +6%), la UILTEC, pone l’urgenza sul rinnovo dei contratti collettivi basati sull’inflazione reale (senza escludere i prodotti energetici), e detassando gli aumenti contrattuali.

Uno dei successi è il contratto chimico-farmaceutico, firmato il 13 giugno scorso, con un aumento di 204 euro nel prossimo triennio. Sono in corso le trattative per il rinnovo dei contratti energia-petrolio, del comparto elettrico e del gas-acqua.

“Sappiamo bene qual è la posizione di Confindustria, che gli aumenti dei salari non debbano ricadere sulle imprese; noi non siamo d’accordo, – sottolinea Cum –  le imprese facciano i loro dovere ridistribuendo la ricchezza prodotta”.

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