Sanità lenta? In Fvg 48mila cittadini usano la tutela per sbloccare l’appuntamento

Aumentano le richieste di diritto di garanzia contro le liste d’attesa troppo lunghe.

Il tema delle liste d’attesa resta al centro del dibattito sulla sanità in Friuli Venezia Giulia, con un ricorso sempre più frequente agli strumenti di garanzia previsti per i cittadini. I dati più recenti sul “percorso di tutela”, portati all’attenzione dal consigliere regionale Nicola Conficoni, evidenziano un aumento significativo delle istanze presentate dai pazienti. Si tratta della procedura che si attiva quando la prima disponibilità fornita dai canali ordinari non coincide con i tempi di priorità indicati dal medico sulla ricetta.

La crescita delle richieste negli ultimi tre anni

Secondo l’analisi dei dati emersi, il numero di cittadini che si rivolge a questo strumento è cresciuto in modo costante tra il 2023 e il 2025. Se all’inizio del triennio le domande si attestavano su circa 1.927 unità, l’ultimo monitoraggio ha rilevato un volume complessivo che sfiora le cinquantamila richieste, attestandosi per la precisione a 47.856 istanze. Questo incremento, secondo Conficoni, riflette una maggiore conoscenza da parte degli utenti della possibilità di richiedere l’attivazione di percorsi alternativi per veder rispettati i tempi della prestazione prescritta.

I dati.

Il consigliere Nicola Conficoni, che ha raccolto e analizzato i numeri dell’attività delle diverse Aziende Sanitarie, ha sottolineato come la mole di domande sia un indicatore importante del carico di lavoro che grava sui sistemi di prenotazione. Secondo Conficoni, il fatto che una quota così alta di pazienti debba fare ricorso a una procedura formale per ottenere un appuntamento nei tempi corretti evidenzia la pressione a cui sono sottoposte le agende pubbliche.

I numeri mostrano come il fenomeno sia diffuso su scala regionale: l’AsuFc (Friuli Centrale) ha registrato quasi 21 mila richieste, seguita dall’Asfo (Friuli Occidentale) con 17.000 e dall’Asugi (Giuliano-Isontina) con 9.600.

La posizione di Riccardi: un sistema di garanzia che risponde

Sull’argomento è intervenuto l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, che ha inquadrato il fenomeno come un segnale di efficienza degli strumenti di tutela messi a disposizione della popolazione. Riccardi ha spiegato che l’elevato numero di istanze dimostra che il cittadino è informato e che il sistema è in grado di farsi carico delle segnalazioni.

Per l’assessore, la tutela è un meccanismo di protezione che funziona: la finalità non è quella di spostare i pazienti verso il privato, ma di trovare soluzioni tempestive per riportare le prestazioni all’interno del perimetro del sistema pubblico o convenzionato, evitando che l’utente debba rinunciare alla prestazione.

L’effetto dello strumento sulle agende pubbliche

L’efficacia del percorso di tutela si misura proprio nella sua capacità di risolvere le criticità prima che si arrivi al pagamento di prestazioni esterne. I dati indicano infatti che i rimborsi per visite effettuate privatamente sono pressoché assenti (pari a zero in quasi tutte le aziende nel 2025), poiché l’attivazione della richiesta spinge le Aziende a riorganizzare le agende o a utilizzare posti riservati permettendo di trovare una data utile senza costi aggiuntivi per il paziente, che continua a versare solo il ticket previsto.

Situazione territoriale e risposte aziendali

L’andamento delle richieste non è omogeneo in tutto il Friuli Venezia Giulia. Nell’area del Friuli Centrale si registra il volume più alto di domande (oltre 21mila). Secondo i dati di Conficoni, le richieste accolte l’anno scorso sono state 41.901 (l’88 per cento del totale) con l’Azienda Giuliano-Isontina che ha dichiarato di aver accolto il 100% dei ricorsi. Qualche rallentamento burocratico si osserva nel Friuli Occidentale: l’Asfo, a metà gennaio, presentava ancora 3.233 pratiche in attesa di risposta.