Quanto fa paura la mafia in Fvg, lo spiegano due studentesse dell’Università

Lo studio sulla mafia in Fvg di due laureande friulane

“Abituate a sentire parlare di mafie nelle commemorazioni di delitti e attentati, ci siamo rese conto in prima persona che la criminalità organizzata vive ogni giorno, calata nella realtà di persone e famiglie. La criminalità non ha subito lockdown, non si è fatta condizionare dall’emergenza, anzi, è stata capace di sfruttare a proprio vantaggio la situazione”.

Sono parole contenute nella pubblicazione dello studio effettuato dalle
laureande di giurisprudenza degli atenei di Udine e Trieste Eleonora Carpené e Luisa Pizzol, stagiste presso l‘Osservatorio regionale antimafia del Friuli Venezia Giulia (Ora Fvg) e che si sono cimentate in una ricerca sul rischio di insediamento delle criminalità organizzate di tipo mafioso nella nostra regione, lavoro che quest’anno affronterà invece Lodovica Gaia Stasi, specializzatasi in criminologia e sicurezza sociale all’università di Padova.

“La legalità è tale, cresce ed è forte solo se vede l’impegno di tutti”, ha
invece detto il vicepresidente di Ora Fvg, Enrico Sbriglia, presentando il
lavoro delle due tirocinanti presso la sala gialla del consiglio regionale,
a Trieste, sedendo accanto al presidente del Cr Fvg, Piero Mauro Zanin, e al
vicepresidente Francesco Russo, a cui si è unito il consigliere regionale
pentastellato Andrea Ussai (del M5S la proposta fortemente voluta già nel
2015, poi divenuta legge nel 2017, di creare l’Ora), oltre a numerosi
rappresentanti della società civile e militare che ogni giorno si oppongono
con il proprio lavoro a ogni forma di criminalità.

“Spesso i giovani volgono lo sguardo altrove, diventando incauti e poco
lungimiranti favoreggiatori delle mafie” ha commentato ancora Sbriglia
congratulandosi con le ragazze per dimostrare, all’opposto, di propendere
per un impegno civico di servizio alla collettività. Un progetto, il loro,
che è stato realizzato grazie all’impegno dell’Ora Fvg e delle università,
ma non da meno alla collaborazione data da coordinamento delle commissioni e degli osservatori sul contrasto della criminalità organizzata e la promozione della legalità, agenzia nazionale per l’amministrazione e la
destinazione dei beni sequestrati e confiscati, Guardia di finanza e Arma
dei carabinieri, procura distrettuale e divisione investigativa antimafia,
Confcommercio e Confindustria, Legambiente e altre espressioni associative come Libera.

Lo studio del fenomeno

Le due ragazze si sono impegnate da ottobre 2021 a marzo 2022 studiando la storia e le radici degli eventi mafiosi, con una attività di analisi del
tessuto socioeconomico del Fvg a cui è seguito l’esame dei settori
produttivi a rischio di infiltrazione di criminalità organizzate, per
concludere con l’avvicinamento dei principali soggetti istituzionali della
società civile impegnati a contrastare le mafie
.

Usura ed estorsione sono risultati i reati più frequenti accanto a quelli
collegati all’ambiente, con il grande capitolo dei rifiuti, e al commercio
illecito di animali. Ancora, nella pubblicazione, si accenna all’ultima relazione della direzione investigativa antimafia sul secondo semestre del
2020 per capire che “l’infiltrazione della criminalità di stampo mafioso in Fvg è un fenomeno da tenere sotto particolare osservazione“. Così come, riflettendo su obiettivi specifici, è emerso che “il porto di Trieste ormai potrebbe rappresentare un’importante occasione per traffici illeciti e diventare, da moderno snodo di mercato, preda di possibili infiltrazioni mafiose”.

Un altro tema messo in evidenza, il fatto che “i futuri
investimenti del piano nazionale di ripresa e resilienza saranno
fondamentali per la ripresa del Paese, ma potranno destare l’interesse della criminalità organizzata
“.

I beni confiscati alla mafia in Fvg

“Sono 64 i beni confiscati in Fvg per azioni criminali che non sono più
quelle della vecchia mafia, ma finalizzate a uno sviluppo economico ottenuto attraverso il riciclaggio di denaro, con concorrenza sleale verso gli altri imprenditori e flussi di denaro non controllati“, ha poi evidenziato il presidente Zanin. “È un esempio – ha detto – di come si possa limitare quella distanza, quella disaffezione che si è registrata tra istituzioni e popolo non da ultimo con le elezioni amministrative di questi giorni. Se un cittadino su due non va a votare per scegliere il proprio sindaco, significa che c’è una riflessione che va fatta. Ben vengano, allora, esempi come questo dello stage presso l’Ora che vede giovani motivati, che hanno toccato con mano l’importanza delle istituzioni e non si allontanino da esse ridando loro fiducia”.

Il vicepresidente Russo ha affermato come in Fvg “alcuni fenomeni mafiosi siano sicuramente meno penetranti che altrove, esiste sempre il timore di essere presi alla sprovvista in un territorio che, Pnrr a parte, sta sviluppando diverse opportunità economiche”. Dunque restano fondamentali “l’attenzione vigile e la sensibilizzazione della popolazione da parte dell’Ora Fvg e di ogni soggetto preposto al contrasto della criminalità organizzata”.

“È veramente bello vedere ragazzi che si sono approcciati, e lo faranno
ancora, all’argomento senza pregiudizi passati, anche perché la mafia di
oggi ha fatto un salto di qualità, non è più coppola e lupara, ma
investitori con colletti bianchi e giovani laureati
“. – ha riferito Giacomo
Moroso, capo della Dia di Trieste -“Per fortuna, l’Fvg è una delle regioni
dove l’attività preventiva ha avuto più successo“.

Il generale di brigata della Guardia di finanza di Trieste, Michele Pallini,
ha sottolineato l’aspetto della restituzione dei beni sequestrati perché
“rappresenta concretamente il successo dell’azione di contrasto dello Stato
sul territorio. Perciò fa piacere che siano dei giovani a portare avanti un
progetto di questo genere, che tratta un fenomeno così rilevante e complesso anche dal punto di vista sociale”.

Il comandante provinciale dei carabinieri di Trieste, Mauro Carrozzo, invece ha parlato di come sia vero “che la criminalità organizzata si sia andata evolvendo sempre più, alla ricerca di nuovi mercati esattamente come una qualsiasi azienda. E i nuovi mercati possono essere anche il territorio del Fvg”. Il colonnello ha, quindi, fatto presente che “il quadro complessivo dell’ordinamento italiano per il contrasto alla criminalità organizzata ha raggiunto livelli tali che oggi è studiato e preso come esempio da altri Paesi del mondo occidentale dove alcune nostre realtà criminali hanno messo radici, ad esempio Stati Uniti ma anche Germania“.

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