Salario minimo negli appalti, passa la mozione: niente soglia fissa ma criteri premianti

Discussione accesa, dentro e fuori l’emiciclo, ma alla fine il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia trova la sintesi e approva all’unanimità la mozione 149 sulla salario minimo negli appalti degli enti pubblici regionali.

Il testo, frutto di una riformulazione condivisa tra Maggioranza e Opposizioni, impegna la Giunta a introdurre nella disciplina degli appalti pubblici un criterio di premialità per le imprese che applicano, a parità di professionalità, i migliori trattamenti retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Il tutto compatibilmente con la normativa nazionale e nel solco del percorso già avviato dalla Regione.

Dalla proposta del salario minimo al testo unitario

La prima versione della mozione, a firma di Diego Moretti (Pd) e sottoscritta da tutto il Centrosinistra, prevedeva l’introduzione di una retribuzione minima oraria – sul modello della Puglia – pari a 9 euro lordi all’ora negli appalti pubblici regionali, enti locali e Comuni del Fvg.

Un’impostazione che aveva trovato la contrarietà della Maggioranza. Nel corso del dibattito, il Centrodestra – con un testo proposto dai capigruppo e da Markus Maurmair (FdI), relatore d’Aula – ha evidenziato come la fissazione di una soglia unica potesse presentare criticità giuridiche, anche alla luce della recente sentenza 188/2025 della Corte costituzionale e della legge delega 144/2025 in materia salariale.

La quadra si è trovata con un emendamento bipartisan che ha trasformato l’impianto originario: niente soglia minima fissata per legge, ma un sistema premiale nei bandi regionali per le imprese che scelgono di applicare i contratti collettivi più favorevoli per i lavoratori.

Di Bert: “Tutela dei lavoratori senza forzare i confini costituzionali”

“Piena soddisfazione e convinto apprezzamento” è stato espresso da Mauro Di Bert, capogruppo di Fedriga Presidente che ha evidenziato come il testo finale “salvaguardi i princìpi cardine emersi nel dibattito” e allo stesso tempo rispetti il quadro normativo nazionale.

“La sentenza 188/2025 della Corte costituzionale e la legge delega 144/2025 – ha spiegato – hanno portato ordine e uniformità in una materia delicata come quella salariale, evitando che ogni territorio procedesse in modo autonomo, con il rischio di creare effetti distorsivi anche sul piano della concorrenza”.

Secondo il consigliere, il nuovo dispositivo “non impone soglie, ma incentiva comportamenti virtuosi”, premiando le imprese che scelgono, tra i contratti vigenti, quello più migliorativo per la singola professionalità. “Si tratta di un approccio equilibrato – ha concluso – che tutela i lavoratori, rafforza la qualità del sistema produttivo e si muove nel pieno rispetto delle competenze costituzionali”.

Calligaris: “Il salario minimo non può essere uno slogan”

Più marcata la posizione espressa da Antonio Calligaris, capogruppo della Lega Fvg, che ha rimarcato la distanza culturale tra Destra e Sinistra sul tema. “Il salario minimo non può diventare uno slogan politico”, ha affermato, spiegando che la Maggioranza – con la Lega capofila – ha presentato un emendamento volto a rafforzare il percorso già intrapreso dal presidente Fedriga e dall’assessore Callari.

Calligaris ha sostenuto che fissare per legge una soglia unica rischia di produrre un “riferimento al ribasso”, con l’effetto di appiattire i contratti collettivi oggi più favorevoli e di indebolire il sistema della contrattazione. “La nostra preoccupazione – ha detto – è che un minimo legale possa diventare un tetto invece che un pavimento, penalizzando proprio quei lavoratori che oggi beneficiano di condizioni migliori”.

Il capogruppo leghista ha inoltre ricordato che la Corte costituzionale ha chiarito come la materia retributiva rientri nell’ordinamento civile e che l’introduzione di soglie negli appalti pubblici può incidere sulle regole della concorrenza. “La Regione – ha aggiunto – non può muoversi in un ambito che rischia di esporre le norme a censure di legittimità costituzionale”.

Da qui la scelta di impegnare la Regione anche a farsi parte attiva in sede di Conferenza Stato-Regioni nella definizione dei decreti attuativi della legge delega 144/2025.

Moretti: “Un segnale di responsabilità, ora avanti verso i 9 euro”

Per Diego Moretti si tratta comunque di “un segnale di responsabilità” su un tema reale come quello dei bassi redditi. “Il Consiglio regionale – ha dichiarato – ha saputo prendere posizione su un tema che riguarda tanti lavoratori anche in Friuli Venezia Giulia”.

Moretti ha sottolineato come il testo approvato preveda comunque l’introduzione di una retribuzione oraria aggiuntiva nei contratti di appalto degli enti pubblici regionali, pur nel rispetto della normativa nazionale. “È un primo passo importante – ha aggiunto – ma auspichiamo che in un prossimo futuro si arrivi al salario minimo di 9 euro lordi all’ora per tutti i lavoratori sotto tale soglia, come avevamo chiesto con la mozione originaria”.

Pellegrino: “Contrastare il dumping contrattuale”

Per Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) l’approvazione unanime rappresenta “un risultato politico importante”, perché dimostra che sulla dignità del lavoro non dovrebbero esserci divisioni.

“Con questo atto – ha spiegato – impegniamo la Giunta a introdurre un criterio di premialità per le imprese che applicano i migliori trattamenti retributivi, a parità di professionalità. È l’unico modo per contrastare il dumping contrattuale e premiare chi sceglie di non competere al ribasso sui diritti”.

Pellegrino ha quindi annunciato l’intenzione di lavorare affinché la Regione si doti in futuro di una legge che renda strutturali questi principi, rafforzando stabilmente la tutela delle retribuzioni negli appalti pubblici.