Piogge scarse, caldo e carenza d’acqua hanno accelerato la maturazione delle uve.
Siccità, piogge scarse e irregolari e maturazioni accelerate stanno segnando la vendemmia 2026 nei Colli Orientali del Friuli e nell’area del Ramandolo. Una stagione che i tecnici e gli stessi produttori definiscono eccezionale e per la quale, in diversi vigneti, la raccolta delle uve è già entrata nel vivo con largo anticipo rispetto alle tempistiche abituali.
Il quadro è emerso durante l’incontro prevendemmiale che si è svolto mercoledì 12 agosto, nel corso del quale il Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo ha fatto il punto sull’andamento stagionale e sulle condizioni delle uve alla vigilia della fase più importante dell’anno.
Siccità e maturazioni anticipate nei Colli Orientali
Il 2026 ha messo alla prova la viticoltura friulana con precipitazioni scarse e distribuite in maniera irregolare, temperature elevate e una progressione fenologica particolarmente rapida. Condizioni che in molte zone stanno anticipando i tempi della vendemmia e che richiedono una maggiore attenzione sia nel lavoro in vigneto sia nelle successive fasi in cantina.
Nei Colli Orientali la carenza d’acqua ha inoltre fatto emergere differenze marcate tra le diverse aree e persino tra singoli vigneti, in particolare tra i territori nei quali è stato possibile intervenire con l’irrigazione di soccorso e quelli dove questa possibilità non esiste.
Per alcune varietà la maturazione è stata raggiunta molto precocemente. Una situazione che obbliga produttori e produttrici a compiere scelte rapide e molto precise, con l’obiettivo di preservare equilibrio, freschezza e identità dei vini anche in un’annata che si presenta profondamente diversa dalle precedenti.
Gaggiola: “Difficile trovare un precedente”
A illustrare i dati raccolti durante la stagione è stato Davide Gaggiola, tecnico del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo, che ha ripercorso le diverse fasi del 2026 confrontandole anche con le serie storiche disponibili. La conclusione è quella di trovarsi di fronte a una stagione fuori dall’ordinario. La scarsità delle precipitazioni ha infatti messo in seria difficoltà alcune parti del comprensorio, evidenziando ancora una volta il peso della disponibilità di acqua nei periodi più delicati dello sviluppo della vite.
“È difficile trovare un precedente in questa annata – spiega Davide Gaggiola –. In ogni caso è importante avere una banca dati il più possibile precisa che possa aiutare i produttori a prendere le decisioni migliori in campagna. L’obiettivo di questo lavoro va nell’ottica di creare un servizio utile e pratico, di modo che si possano affrontare bene anche annate così complesse”.
Butussi: “Non ho memoria di qualcosa del genere”
Una situazione eccezionale anche per chi lavora da anni tra i vigneti dei Colli Orientali. Il presidente del Consorzio, Filippo Butussi, già impegnato nella vendemmia, sottolinea come sia difficile ricordare una stagione con caratteristiche analoghe. “Non ho memoria di qualcosa del genere, anche se noi produttori sappiamo bene che ogni anno le sfide cambiano e ci mettono davanti delle difficoltà che vanno affrontate con spirito positivo ed esperienza. Il tema dell’irrigazione, da molti anni, viene affrontato ed è tempo che si trovi una soluzione da parte delle istituzioni per preservare le zone più vocate alla viticoltura della nostra Regione”.
Butussi richiama anche il ruolo economico e turistico del settore vitivinicolo friulano. “Il vino è un asset molto importante non solo come prodotto, ma anche come volano per il turismo in grande crescita. Se questi problemi persisteranno e non verranno affrontati i rischi sono tanti e a più livelli”.
Duemila ettari di vigneti e quasi otto milioni di bottiglie
Il territorio dei Colli Orientali del Friuli conta circa duemila ettari vitati e una produzione vicina agli otto milioni di bottiglie, rappresentando una delle aree vitivinicole più conosciute e rinomate del Friuli Venezia Giulia e un territorio che negli ultimi anni sta registrando anche una forte crescita sotto il profilo turistico.
Circa il 70% della produzione è costituito da vini bianchi, mentre il restante 30% riguarda i vini rossi. Le aziende del comprensorio esportano oggi i propri prodotti in oltre 70 Paesi del mondo, rendendo la viticoltura uno dei principali biglietti da visita internazionali di questa parte del Friuli. La vendemmia 2026 si apre quindi sotto il segno dell’incertezza e della necessità di adattarsi rapidamente alle condizioni climatiche, con una sfida che riguarderà tanto il lavoro nei vigneti quanto la capacità delle cantine di trasformare un’annata estrema in vini capaci di mantenere le caratteristiche e la qualità che hanno reso conosciuti i Colli Orientali nel mondo.

