Il gipeto è tornato a volare nei cieli del Friuli Venezia Giulia. Un giovane esemplare del raro avvoltoio, reintrodotto sulle Alpi dopo la sua estinzione all’inizio del secolo scorso, è stato avvistato nei giorni scorsi nel Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie. Una presenza di grande valore naturalistico, che alimenta la speranza di un futuro insediamento stabile della specie anche sul territorio regionale.
L’avvistamento risale al 30 ottobre 2026, quando un’escursionista austriaca, Gappi Steppan, ha fotografato il giovane gipeto lungo la cresta tra il monte Plagne e il monte Guarda. L’animale era stato liberato nel giugno scorso nel Parco nazionale di Berchtesgaden, in Germania, nell’ambito del progetto internazionale di conservazione della specie.
Dal Canin ai Musi, gli spostamenti del giovane gipeto
Grazie alle marcature e al dispositivo GPS di cui è dotato, è stato possibile ricostruire gli spostamenti dell’avvoltoio. Nel mese di ottobre il giovane esemplare ha lasciato il parco bavarese, attraversando le Alpi austriache e raggiungendo successivamente il Parco nazionale del Triglav, in Slovenia, prima di arrivare sul massiccio del Canin.
Da qui ha seguito la cresta del monte Guarda per poi dirigersi verso i Musi, dove si trova in questi giorni, effettuando spostamenti anche in direzione del monte Plauris e del monte Cjampon.
Non è la prima volta che un gipeto viene osservato nell’area delle Prealpi Giulie, anche se si tratta ancora di una presenza piuttosto rara. In Friuli Venezia Giulia sono note complessivamente una trentina di osservazioni, generalmente riferite a individui che si fermano soltanto per pochi giorni, soprattutto nelle Alpi Giulie e nelle Dolomiti Friulane.
Nel 2011 diversi esemplari erano stati osservati sul massiccio del Canin, mentre il 15 maggio 2016 i forestali Podorieszach e Remondini avevano individuato un giovane gipeto intento ad alimentarsi insieme ad alcuni grifoni nella zona del Rio Resartico. Più recentemente, tra dicembre 2023 e gennaio 2024, un altro giovane esemplare, chiamato Nepomuk e liberato nel 2023 a Berchtesgaden, aveva trascorso un lungo periodo tra il Montasio e il Parco delle Prealpi Giulie, spingendosi successivamente anche sulle Alpi Carniche.
Un progetto internazionale che ha riportato il gipeto sulle Alpi
Il ritorno del gipeto rappresenta uno dei maggiori successi dei programmi internazionali di conservazione della fauna selvatica. Dopo la scomparsa della specie dall’arco alpino all’inizio del Novecento, negli anni Settanta è stato avviato un progetto che ha coinvolto numerosi Paesi, istituti di ricerca, parchi naturali e giardini zoologici.
L’obiettivo era favorire la riproduzione delle coppie ancora presenti in cattività e successivamente liberare i giovani esemplari nel loro ambiente naturale. I primi quattro gipeti furono reintrodotti nel 1986, nel Parco nazionale degli Alti Tauri, in Austria. Da allora sono stati liberati oltre 450 esemplari in diversi siti dell’arco alpino. Nel 1997, in Francia, si è registrata la prima riproduzione in natura, confermando l’efficacia del progetto.
Oggi la popolazione alpina conta oltre 400 individui e più di 110 coppie territoriali, concentrate soprattutto nelle Alpi centrali e occidentali. Nelle Alpi orientali la presenza è ancora meno diffusa, con una quindicina di coppie in Austria. Proprio per favorire l’espansione della specie in questo settore, dal 2021 sono ripresi i rilasci anche nel Parco nazionale di Berchtesgaden.
La speranza di una presenza stabile anche in Friuli Venezia Giulia
Il nuovo avvistamento nelle Prealpi Giulie conferma l’importanza del territorio regionale come possibile area di espansione del gipeto. La presenza di grandi aree protette, anche transfrontaliere, rappresenta infatti un elemento fondamentale per garantire condizioni favorevoli alla sopravvivenza e alla futura riproduzione della specie.
Restano però alcuni pericoli, tra cui il disturbo provocato dalle attività umane, il bracconaggio, l’utilizzo di veleni e il saturnismo, ossia l’avvelenamento da piombo. La tutela degli habitat, la disponibilità di ungulati selvatici e la continuità ecologica tra le diverse aree montane sono condizioni essenziali per favorire un eventuale insediamento.
Un ruolo importante è svolto anche dalla presenza dei grifoni, ormai diffusi nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia grazie anche al lavoro portato avanti dal Comune di Forgaria nel Friuli e dalla Cooperativa Pavees nella Riserva naturale regionale del Lago di Cornino.
Le colonie di nidificazione dei grifoni presenti in regione sono le uniche dell’intero arco alpino e costituiscono un importante punto di riferimento anche per altre specie di avvoltoi, che possono sfruttarne la presenza per individuare fonti alimentari e luoghi sicuri in cui volare e sostare.
A seguire i progetti dedicati agli avvoltoi in Friuli Venezia Giulia è il faunista Fulvio Genero, collaboratore del Parco naturale delle Prealpi Giulie e della Riserva del Lago di Cornino, oltre che membro della Vulture Conservation Foundation (VCF), l’organizzazione che coordina a livello internazionale le iniziative di conservazione di queste specie.
Il ritorno del giovane gipeto rappresenta dunque un segnale incoraggiante. La speranza è che questi avvistamenti, oggi ancora occasionali, possano diventare sempre più frequenti, fino a riportare stabilmente anche sulle montagne friulane uno degli avvoltoi più affascinanti e rari d’Europa.

