È morto oggi, martedì 27 ottobre, all’età di 94 anni Italo Zannier, fotografo, storico e docente universitario originario di Spilimbergo, tra i maggiori studiosi italiani di fotografia. Con il suo lavoro ha contribuito in modo determinante al riconoscimento della fotografia come disciplina di ricerca e insegnamento, diventando il primo titolare in Italia di una cattedra di Storia della fotografia.
Studioso di fama internazionale, Zannier ha insegnato allo Iuav e all’Università Ca’ Foscari di Venezia, oltre che al Dams dell’Università di Bologna. Nel corso della sua carriera ha affiancato alla ricerca storica un’intensa attività fotografica e curatoriale, firmando numerose mostre e seguendo la sezione dedicata alla fotografia in diverse edizioni della Biennale d’Arte di Venezia.
Dal Friuli alla fotografia internazionale
Nato a Spilimbergo, Zannier ha mantenuto un legame profondo con il territorio friulano, documentandone i paesaggi, le comunità, il lavoro e le trasformazioni sociali. Nel 1955 fu tra i fondatori del Gruppo friulano per una nuova fotografia, esperienza che contribuì allo sviluppo della cultura fotografica regionale.
Un altro capitolo fondamentale della sua attività è stato il Craf, il Centro di ricerca e archiviazione della fotografia di Spilimbergo, di cui fu co-fondatore nel 1994 nella sede di Lestans, frazione di Sequals. Zannier ha inoltre presieduto i comitati scientifici del Museo di storia della fotografia Alinari di Firenze e dello stesso Craf.
La mostra a Pordenone e il percorso verso la Capitale della Cultura
Il suo lavoro è stato celebrato anche a Pordenone, dove la Galleria Harry Bertoia ha ospitato, dal dicembre 2024 al maggio 2025, la mostra “Io sono io. Fotografo nella storia e storico della fotografia”. L’esposizione, inserita nel progetto “Sul guardare” legato alla candidatura della città a Capitale italiana della Cultura 2027, ha ripercorso le diverse dimensioni della sua attività, dalla produzione fotografica alla ricerca storica, dall’insegnamento alla curatela.
L’assessore comunale alla Cultura Alberto Parigi ha ricordato il contributo di Zannier alla valorizzazione della Galleria Bertoia e al percorso culturale della città. “Dedicargli una personale è stato un atto di stima nei suoi confronti“, ha dichiarato, aggiungendo che il fotografo “ha dato il suo contributo anche al percorso di Pordenone verso Capitale italiana della Cultura 2027”.
Il cordoglio dal mondo politico e culturale
La notizia della scomparsa ha suscitato numerose reazioni in Friuli Venezia Giulia.
Il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Massimo Moretuzzo, ha sottolineato il valore del lavoro di Zannier per la memoria del territorio. “Con la scomparsa di Italo Zannier il Friuli-Venezia Giulia perde una delle sue figure culturali più autorevoli, punto di riferimento della fotografia italiana riconosciuto anche a livello internazionale”, ha affermato.
Moretuzzo ha ricordato il contributo dello studioso nel documentare paesaggi, comunità e cambiamenti sociali, definendo il suo lavoro una memoria visiva di straordinario valore.
Anche Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, ha espresso cordoglio per la morte del fotografo, ricordando di avergli conferito nel 2004, quando era rettore dell’Università di Udine, la laurea honoris causa in Conservazione dei beni culturali. “Fu una personalità di prestigio mondiale“, ha dichiarato Honsell, ricordando anche la capacità di Zannier di condividere le proprie scoperte e la sua sensibilità nel cogliere “il senso della poesia delle cose” attraverso la fotografia.
La consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Serena Pellegrino ha infine sottolineato il ruolo dello studioso nel portare la fotografia friulana all’attenzione nazionale e internazionale. Ha ricordato anche la sua recente partecipazione alla presentazione della mostra “Sguardi sul mondo”, ancora allestita nella sede del Consiglio regionale, auspicando che la sua eredità possa essere custodita e resa accessibile alle nuove generazioni.

