La settimana corta ha reso più complesso l’incastro tra gli orari di uscita delle scuole e quelli degli autobus. Ora la Regione spinge per una maggiore armonizzazione delle fasce orarie, nel rispetto dell’autonomia organizzativa degli istituti. È questo uno dei punti emersi dal tavolo di monitoraggio sull’area udinese, convocato per fare il punto sulle difficoltà segnalate nelle prime settimane dell’anno scolastico.
Al confronto hanno partecipato la Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso la Direzione centrale Infrastrutture e Territorio, TPL FVG Scarl, Arriva Udine e gli istituti scolastici dell’area udinese. Al centro dell’incontro ci sono state in particolare le criticità sulle tratte extraurbane utilizzate ogni giorno da migliaia di studenti per raggiungere Udine e poi rientrare nei Comuni di residenza.
Orari diversi, un problema per gli autobus
La situazione è cambiata rispetto allo scorso anno scolastico, quando tutti gli istituti operavano su sei giorni. Quest’anno alcune scuole hanno adottato la settimana corta su cinque giorni, mentre altre hanno mantenuto quella su sei.
La diversa organizzazione comporta anche orari di uscita differenti. In particolare, gli istituti che hanno scelto i cinque giorni tendono a terminare più tardi, rendendo più difficile organizzare un servizio di trasporto che deve contemporaneamente rispondere alle esigenze di più scuole.
“Il problema che dobbiamo affrontare – ha spiegato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante – è estremamente concreto. Non possiamo pensare a un autobus diverso per ogni singolo orario di uscita di ciascun istituto. Il trasporto pubblico deve riuscire a servire una pluralità di scuole e di territori e, per farlo in maniera efficiente, ha bisogno di individuare alcune fasce orarie che consentano di aggregare la domanda e organizzare adeguatamente le corse”.
La Regione spinge per una maggiore armonizzazione
Il punto, quindi, è cercare una maggiore compatibilità tra le diverse organizzazioni scolastiche e il servizio di trasporto pubblico, senza mettere in discussione l’autonomia delle scuole. Dal tavolo è emersa la disponibilità degli istituti a proseguire il confronto per verificare la possibilità di individuare una maggiore armonizzazione delle fasce orarie.
“Accogliamo con grande interesse questa disponibilità – ha sottolineato Amirante – perché il tavolo non nasce per stabilire responsabilità, ma per risolvere problemi. L’autonomia scolastica è un principio che va rispettato, così come deve essere rispettata la necessità delle scuole di organizzare la propria attività didattica. Allo stesso tempo dobbiamo trovare una sintesi con un servizio pubblico che deve trasportare contemporaneamente studenti provenienti da decine di Comuni”.
La Regione intende quindi continuare il confronto con gli istituti e con TPL FVG e Arriva Udine, verificando da una parte gli adeguamenti tecnicamente realizzabili sulla rete e dall’altra le possibilità di ridurre le incompatibilità tra gli orari scolastici e quelli delle corse.
Un bacino che va dalla Carnia alla Bassa friulana
La difficoltà è legata anche all’ampiezza del bacino servito dal trasporto extraurbano udinese. Ogni mattina gli studenti raggiungono Udine da territori diversi, dalle Valli del Natisone alla Carnia, dalla Bassa friulana fino all’area settentrionale del Pordenonese e allo Spilimberghese.
All’uscita da scuola il flusso si inverte: gli autobus devono riportare gli studenti verso decine di Comuni diversi, coordinando origini, destinazioni e orari.
“È un sistema che potremmo definire centripeto al mattino e centrifugo all’uscita dalle scuole – ha osservato Amirante – e che deve quindi riuscire a coordinare un numero elevatissimo di origini, destinazioni e orari. Se ogni istituto adotta articolazioni orarie significativamente differenti diventa estremamente complesso costruire un servizio extraurbano capace di rispondere contemporaneamente a tutte le necessità”.
L’obiettivo è garantire il trasporto anche ai territori più lontani
Nel confronto è stata posta attenzione anche alla parità di accesso all’istruzione per gli studenti che vivono fuori dal capoluogo. “Uno studente che vive in Carnia, nelle Valli del Natisone, nella Bassa friulana o in un altro Comune distante da Udine – ha concluso Amirante – deve poter frequentare la scuola scelta potendo contare su un sistema di mobilità pubblica adeguato”.
La Regione ha ribadito che il proprio ruolo sarà quello di coordinare il confronto tra scuole e gestore del servizio, con l’obiettivo di rendere più efficace il trasporto per gli studenti e le loro famiglie, senza intervenire sull’autonomia organizzativa degli istituti.

