La piazza di Clabuzzaro dedicata ad Adriano Ruttar, poliziotto morto nella strage di Natale

Una piazza per ricordare Adriano Ruttar, il sovrintendente capo della Polizia di Stato morto nella strage di Udine del 23 dicembre 1998. Questa mattina, sabato 10 ottobre, a Clabuzzaro, frazione del Comune di Drenchia e paese natale del poliziotto, si è svolta una cerimonia commemorativa durante la quale è stata scoperta una targa in sua memoria.

Un momento di raccoglimento e partecipazione, alla presenza dei familiari, delle autorità civili e religiose e dei rappresentanti della Polizia di Stato, per rendere omaggio a Ruttar e agli altri due agenti che persero la vita nella stessa tragedia: il vice sovrintendente Giuseppe Guido Zanier e l’assistente capo Paolo Cragnolino.

Il ricordo della strage del 1998

Era l’antivigilia di Natale del 1998 quando un’esplosione sconvolse Udine, provocando la morte dei tre poliziotti. Una tragedia che segnò profondamente la città e l’intera Polizia di Stato, lasciando un ricordo ancora vivo a quasi 28 anni di distanza. La commemorazione di Clabuzzaro ha rappresentato un’occasione per ricordare il sacrificio dei tre agenti e riaffermare il legame tra la comunità e chi ha perso la vita nell’adempimento del proprio dovere.

Durante la cerimonia, l’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, ha benedetto la targa commemorativa collocata nella piazza. A rendere ancora più solenne il momento sono state le note del “Silenzio d’Ordinanza”, eseguite dal trombettiere della Brigata Alpina “Julia” in memoria di Ruttar e dei suoi due colleghi.

La piazza intitolata al poliziotto

L’iniziativa è stata fortemente voluta dall’Associazione Nazionale Polizia di Stato, sezione di Udine, e organizzata dalla Questura in collaborazione con il Comune di Drenchia. L’amministrazione comunale ha accolto la proposta, concedendo l’intitolazione della piazza di Clabuzzaro ad Adriano Ruttar, affinché il suo nome e la sua storia continuino a essere ricordati anche dalle nuove generazioni.

Un luogo simbolico, nel paese in cui il sovrintendente capo era nato, che da oggi custodisce una testimonianza permanente del suo sacrificio e di quello dei colleghi Giuseppe Guido Zanier e Paolo Cragnolino.

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