Tragedia del Natisone, parla la mamma di Patrizia Cormos: “Lotterò per lei, voglio solo giustizia”

Ha perso la figlia a causa di una tragedia che sta tenendo banco nelle aule di tribunale. Mihaela Tritean, mamma di Patrizia Cormos, la ragazza ventenne che il 31 maggio 2024, assieme agli amici Bianca D’Oros, 23 anni, e Cristian Molnar, 25, perse la vita travolta dalla piena del fiume Natisone, racconta chi era quella bambina così speciale.

I tre ragazzi si trovavano sulla spiaggetta “Premariacco beach”, luogo frequentato soprattutto nei mesi estivi, quando furono sorpresi da un’improvvisa inondazione. Patrizia allertò i soccorsi per cinque volte, ma dopo 40 minuti tutti e tre furono trascinati via dalla corrente del fiume.

Il corpo di Cristian venne recuperato dopo ben ventiquattro giorni, mentre i corpi delle due ragazze furono recuperati nei giorni successivi. È in corso un procedimento penale in tribunale a Udine per accertare eventuali responsabilità.

Mihaela, come si sopravvive a una simile tragedia?

La forza di andare avanti arriva soprattutto dalla sorella di Patrizia, Giulia, ma anche da mio marito Ioan. Siamo sempre stati una famiglia molto unita e quello che è successo ha fatto sì che ci unissimo ancora di più, nel nostro immenso dolore.

La nostra ovviamente non è più la vita di prima, però devo essere presente, anche semplicemente continuando a lavorare, a sbrigare tutte le faccende quotidiane dentro e fuori casa. Lo devo a chi ha bisogno di me e sicuramente anche Patrizia avrebbe voluto che io continuassi a vivere. E soprattutto a combattere per avere giustizia.

Quanto influiscono i giudizi, i commenti e tutte le cattiverie che ogni giorno vengono scritte sui social?

Evito accuratamente di leggere quello che molti scrivono, perché sono cose davvero orribili. Quello che mi fa avere un atteggiamento distaccato da tanta crudeltà è proprio il fatto di sapere che tipo di persone siamo noi, che di certo non cerchiamo né lo scontro, né altre forme di attacchi di basso livello.

Le persone che ci conoscono sanno che famiglia siamo, tanta gente mi dimostra ogni giorno grande solidarietà, mi fermano per strada per abbracciarmi forte e per dirmi quanto mi siano vicini.

Che cosa ti aspetti esattamente da questo processo?

Voglio sottolineare che quello che ci aspettiamo è solamente che le persone si assumano le proprie responsabilità. Null’altro. E che la giustizia faccia il suo corso.

Mi preme anche dire, anche se lo trovo davvero superfluo, che non cerchiamo in alcun modo il riscontro economico, nonostante parecchi facciano questo tipo di allusioni. Forse non sanno che siamo una famiglia che ha sempre lavorato, non siamo di certo ricchi, ma abbiamo sempre avuto un tenore di vita più che dignitoso, grazie ai sacrifici di tutti. Patrizia compresa, che i fine settimana veniva assieme a me a dare una mano nel ristorante in cui lavoro da diversi anni.

Quindi Patrizia, oltre allo studio, aiutava anche la famiglia?

Assolutamente sì. Siamo cresciuti con l’idea che tutti dobbiamo essere uniti, oltre al grande amore che ci ha da sempre uniti tutti e quattro, c’è anche insito lo spirito di sacrificio, sempre con il sorriso sulle labbra, però.

Patrizia frequentava l’Accademia delle Belle Arti di Udine con ottimi profitti, ma appunto, nei fine settimana veniva con me a lavorare come cameriera.

Che rapporto avevate tu e Patrizia? Che adolescente era? E che bambina è stata?

Io e lei a volte ci scordavamo il ruolo rigido di madre e figlia, devo essere sincera. Ascoltavamo musica assieme, andavamo a mangiare il gelato, a prenderci l’aperitivo anche con mio marito e Giulia. C’è sempre stata grandissima complicità.

Lei non usciva mai la sera, le piaceva stare in casa a guardare film divertenti con la sorella, oppure si dilettavano, devo dire anche con una certa bravura, a completare i puzzle.

Non mi ha mai dato alcun problema, ma non solo, non c’è mai stato bisogno nemmeno di fare rispettare le regole: Patrizia era un’adolescente molto rispettosa, sia della sua famiglia, sia delle persone che la circondavano.

Ogni mattina prima di andare a scuola mi mandava su WhatsApp il buongiorno. Ho ancora tutti i suoi messaggi.

I professori spesso mi facevano presente che lei fosse una di quelle alunne che aggregavano i compagni, le piaceva ridere, scherzare e mettere il prossimo di buon umore. La stessa cosa faceva quando era bambina. Mai un capriccio, era sempre appiccicata a me e al suo papà. Eravamo una cosa unica.

Quali erano i sogni di Patrizia?

Lei amava moltissimo i bambini. Il suo sogno più grande era quello di insegnare, proprio per avere un contatto quotidiano con loro. Non vedeva l’ora di laurearsi, per iniziare a fare quello per cui stava studiando.

Le piaceva molto anche viaggiare, cosa che faceva con noi. Spesso parlavamo del fatto che avrebbe potuto un domani unire le due cose, la creatività, i viaggi e il suo amore sconfinato per i più piccoli.

Aveva un tatuaggio con la scritta “Amore”, proprio perché il suo amore verso gli altri, ma proprio in generale verso la vita era immenso. Poi, quel tatuaggio, lo abbiamo fatto anche noi.

Una vita stroncata troppo presto. Come mai si trovava lì quel giorno? Frequentava abitualmente la spiaggetta?

Era la prima volta che Patrizia si recava in quel posto. Abbiamo il suo cellulare, con il quale quel maledetto giorno, fuori da scuola, aveva effettuato le ricerche per raggiungere quel posto, così menzionato e frequentato da molti coetanei.

Terminate le lezioni, era andata a casa della sua amica Bianca, dove si trovava anche il suo ragazzo Cristian, che era arrivato da pochi giorni dall’Austria. Volevano passare un pomeriggio assieme, senza andare troppo lontano. E la spiaggetta era sembrata loro la soluzione giusta per trascorrere un po’ di tempo in spensieratezza.

Era felice, perché aveva studiato tanto in vista di un esame e finalmente poteva svagarsi. Era anche molto entusiasta perché nei prossimi giorni sarebbe dovuto arrivare il suo nuovo apparecchio per allineare i denti, ordinato il giorno prima.

Cosa provi in questo momento?

Tante cose. Devo essere forte, per le persone che sono rimaste nella mia famiglia e per Patrizia. Lotterò per lei.

Voglio dire a gran voce che io non ho mai avuto nulla contro i soccorritori, né con chi quel giorno ha fatto il proprio dovere. Anzi, li ringrazio.

Voglio solo che, se ci sono delle responsabilità derivanti da chi ha diramato in ritardo i soccorsi, vengano portate alla luce e punite.