I Benandanti del Friuli: notti delle Quattro Tempora, cicli lunari e simboli di una tradizione unica

Il 21 marzo 1575, a Cividale del Friuli, un sacerdote di nome Bartolomeo Sgabarizza riferì alle autorità ecclesiastiche una storia strana. Un uomo di Iassico, un paese poco lontano, sosteneva di poter guarire i bambini stregati e di uscire di notte, in spirito, per combattere contro le streghe. Si chiamava Paolo Gasparutto e si definiva un benandante.

Da quella denuncia cominciò una lunga serie di processi che oggi conosciamo grazie a un libro diventato un classico: “I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento” di Carlo Ginzburg, pubblicato da Einaudi nel 1966. Lo storico studiò circa cinquanta processi conservati nell’archivio della Curia arcivescovile di Udine e vi trovò qualcosa che gli inquisitori non riuscivano a capire: non una setta di stregoni, ma persone convinte di difendere i raccolti.

Su AstriOnLine, progetto editoriale italiano dedicato ad astrologia, cicli celesti e simboli, i calendari tradizionali hanno un posto speciale proprio perché mostrano come il tempo sia stato vissuto in modi molto diversi dal nostro. La vicenda dei benandanti è un esempio straordinario, perché tiene insieme il calendario della Chiesa, il ritmo delle stagioni e una forte immaginazione notturna.

Chi erano i benandanti

Nati con la camicia

Secondo i loro racconti, si diventava benandanti per nascita. Erano coloro che venivano al mondo “con la camicia”, cioè avvolti nel sacco amniotico, il segno che ancora oggi sopravvive nel modo di dire italiano sulla fortuna. Quella membrana veniva spesso conservata e portata addosso. Secondo le loro testimonianze, a un certo punto della vita arrivava una sorta di chiamata, e da quel momento erano tenuti ad “andare” nelle notti stabilite, che lo volessero o no.

Il loro tempo era scandito da appuntamenti fissi, e la notte aveva un ruolo centrale. Oggi siamo abituati a pensare il tempo notturno soprattutto attraverso la Luna, con il suo mese sinodico di circa 29,5 giorni e il passaggio da un segno all’altro ogni due giorni circa: chi vuole ripassare questi cicli trova una spiegazione chiara nella sezione Luna e fasi lunari su AstriOnLine. Per i benandanti, però, il calendario decisivo era un altro, e conviene capire bene quale.

Lo spirito che esce dal corpo

Battista Moduco, banditore pubblico di Cividale, raccontò agli inquisitori: “vo con li altri a combattere quattro volte l’anno, cioè le quattro tempora, di notte, invisibilmente con lo spirito, et resta il corpo”. Il corpo restava a letto, come addormentato, mentre lo spirito usciva. In alcune testimonianze lo spirito lascia il corpo con l’aspetto di un topolino, un “sorzetto”, e guai a girare il dormiente prima del suo ritorno.

Le Quattro Tempora: un calendario tra Sole e Luna

Quando cadevano

Le Quattro Tempora erano gruppi di tre giorni di digiuno e preghiera, il mercoledì, il venerdì e il sabato, che la Chiesa fissava quattro volte l’anno, più o meno in corrispondenza del cambio delle stagioni. Le tempora d’autunno seguivano la festa dell’Esaltazione della Croce, il 14 settembre; quelle d’inverno la festa di santa Lucia, il 13 dicembre. Gasparutto precisò che le battaglie avvenivano di giovedì, nelle notti di quelle settimane.

Dove entra davvero la Luna

È importante essere precisi: le Quattro Tempora non seguivano le fasi lunari. Erano un calendario liturgico legato alle stagioni. La Luna entra però per una via indiretta. Le tempora di primavera cadevano dopo la prima domenica di Quaresima e quelle d’estate dopo Pentecoste, due date mobili che dipendono dalla Pasqua. E la Pasqua si calcola ancora oggi in base alla Luna: è la domenica che segue il primo plenilunio ecclesiastico dopo l’equinozio di primavera. Così, metà delle notti dei benandanti si spostava ogni anno seguendo, attraverso la Pasqua, il ciclo lunare.

Parlare di “notti lunari” dei benandanti sarebbe quindi una forzatura. Più corretto è dire che il loro calendario univa due misure del tempo, quella solare delle stagioni e quella lunare del computo pasquale, filtrate dalla liturgia.

Finocchio contro sorgo

La battaglia per i raccolti

Nelle notti stabilite, raccontavano i benandanti, si radunavano in campagna e affrontavano le streghe e gli stregoni. Le armi erano vegetali: “noi con le mazze di finocchio, et loro con le canne di sorgo”. La posta in gioco era concreta. Se vincevano i benandanti, l’annata sarebbe stata buona; se vincevano le streghe, grandine e carestia avrebbero colpito i campi. Ginzburg lesse in questi racconti i resti di un antico culto della fertilità, legato al ritmo agricolo dell’anno.

Il corteo dei morti

Non tutti combattevano. Alcuni benandanti, spesso donne, dicevano di vedere i defunti e di accompagnarli in processione, portando ai vivi notizie e richieste. Anche questo aspetto mostra quanto il loro mondo fosse diverso dalla stregoneria descritta nei manuali degli inquisitori, dove il patto con il diavolo era il centro di tutto.

Dall’Inquisizione alla storia

Una lenta trasformazione

All’inizio i giudici non sapevano che cosa farne. Quegli uomini e quelle donne si dichiaravano nemici delle streghe e buoni cristiani. Con il passare dei decenni, però, le domande degli inquisitori li spinsero ad avvicinare i loro racconti al modello del sabba. Nel corso del Seicento alcuni benandanti finirono per ammettere ciò che i giudici si aspettavano, e figure come Michele Soppe, processato nel 1642, mostrano quanto il confine si fosse ormai assottigliato.

Perché è una storia unica

Il valore del caso friulano sta proprio qui. Attraverso verbali scritti per condannare, Ginzburg riuscì a sentire le voci dei contadini e a ricostruire una credenza che altrimenti sarebbe scomparsa. Il libro ha influenzato profondamente la storia delle culture popolari ed è stato tradotto in molte lingue; in inglese è uscito nel 1983 con il titolo “The Night Battles”, le battaglie notturne.

C’è poi un dettaglio che rende la vicenda ancora più umana. Tutto era cominciato da un bambino malato, figlio di un mugnaio, e da una famiglia che cercava aiuto dove poteva. Gasparutto si era presentato come un guaritore, non come un nemico della fede. È facile dimenticarlo quando si parla di streghe e inquisitori, ma al centro di questi documenti ci sono soprattutto paure quotidiane: la salute dei figli, la grandine, il raccolto che poteva andare perduto in una notte.

Che cosa ci lasciano

La storia dei benandanti insegna a leggere i calendari antichi con attenzione. Dietro una data c’erano stagioni, digiuni, feste mobili, timori per il raccolto. Il Sole e la Luna non erano assenti, ma arrivavano mediati dalla vita religiosa e agricola.

Tradizioni, non fatti

Ricordare queste credenze come tradizioni, e non come fatti, non toglie nulla al loro fascino. Anzi, permette di apprezzare l’immaginazione con cui una comunità rurale del Cinquecento cercava di proteggere quello che aveva di più prezioso: la terra, i bambini, il pane dell’anno dopo.