Terremoto del Friuli, la rinascita raccontata da chi ha ricostruito: il docufilm arriva su Sky

L’anteprima del docufilm alla Camera di Commercio di Pordenone-Udine.

Commozione, ricordi e un lungo applauso finale hanno accompagnato l’anteprima di “Bisognava andare avanti – La rinascita del Friuli dopo il sisma”, il docufilm che racconta come il Friuli abbia saputo rialzarsi dopo il terremoto del 1976, attraverso le testimonianze degli imprenditori e delle persone che hanno contribuito alla ricostruzione. La prima proiezione si è svolta nella Sala Valduga della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, davanti a un pubblico che ha accolto con emozione le storie di un territorio capace di ripartire dalle macerie.

L’opera, della durata di 40 minuti, è nata da un’idea della Camera di Commercio, che ne ha promosso e sostenuto la realizzazione. Prodotta da Sky e realizzata da ArtLouder, porta la firma dei registi Andrea Convertito e Roberto Simeone, con la scrittura di Chiara Panzieri. Il documentario si inserisce nelle iniziative dedicate al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli e mette al centro non soltanto la tragedia, ma soprattutto la capacità delle comunità e delle imprese di ricostruire il proprio futuro.

Le imprese friulane e la forza di ricominciare

Alla base del progetto c’è un lavoro di ricerca negli archivi camerali, attraverso il quale sono state individuate le aziende delle province di Udine e Pordenone già attive nel maggio 1976, oppure nate nei mesi dell’emergenza, che continuano ancora oggi la propria attività. Un percorso che ha riportato alla luce documenti, episodi e testimonianze della ripartenza economica.

Tra le scoperte più significative figurano gli esami di abilitazione al commercio, ripresi pochi giorni dopo la prima scossa, e la consegna di roulotte agli imprenditori per consentire loro di continuare a lavorare nonostante la distruzione. «Abbiamo voluto questo docufilm con uno sguardo rivolto al futuro, per offrire una testimonianza tangibile della tenacia del nostro popolo», ha spiegato Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine.

«Non si è trattato di una generica ‘resilienza’, termine oggi abusato, ma della volontà concreta di ‘ricostruire meglio di prima’. È da quella ferita e da quel modello organizzativo rapido e pragmatico che è nata la vocazione del Friuli Venezia Giulia moderno, oggi tra le regioni più dinamiche, orientate all’export e all’innovazione d’Europa».

Da Pozzo ha sottolineato anche il ruolo delle piccole imprese nella ripartenza: «Con questo sguardo all’oggi e al futuro abbiamo voluto raccontare la storia di questi 50 anni e di come da un’immane tragedia l’economia di questa terra abbia saputo riemergere più forte di prima: lo si capisce dalla voce di tantissime imprese, quelle grandi ma soprattutto le piccole e piccolissime, di cui nel docufilm diamo testimonianza, che in questi 50 anni hanno saputo creare un tessuto produttivo all’avanguardia e rivolto al domani».

Le testimonianze di chi ha vissuto il terremoto

Il documentario raccoglie numerose storie personali e imprenditoriali, a partire da quelle di chi, nei giorni successivi al 6 maggio 1976, decise di non interrompere il proprio lavoro.

Come Nilla Clarino, titolare del Bar alla Terrazza di Flagogna, a Forgaria nel Friuli, che ricorda: «Praticamente subito dopo la prima scossa abbiamo aperto il nostro bar e facevamo da mangiare per tutti quelli che lavoravano incessantemente nella zona, perché capivamo che si doveva riprendere a vivere. Anche con la paura, la mattina dopo avevamo già la forza morale di rialzare la serranda e ripartire».

Una determinazione condivisa da Mauro Collini, storico parrucchiere di Gemona, che nei giorni dell’emergenza si mise a disposizione degli sfollati nelle tendopoli, tagliando i capelli con strumenti di fortuna. «Poi a novembre avevo già il prefabbricato di casa e del negozio e ho ricominciato a lavorare, il doppio di prima. È stato un nuovo inizio per tutti e a Natale avevamo tutti i negozi aperti e le luci accese. Grazie all’aiuto di tutto il mondo».

Tra le vicende raccontate anche quella del Gruppo Fantoni di Osoppo. Marco Fantoni ricorda la scelta della famiglia di distribuire le buste paga davanti alle macerie dello stabilimento, per dare ai dipendenti un segnale concreto di continuità. «Io non ero nato nel 1976, ma sono cresciuto con il racconto del terremoto, che mi emoziona ancora, sapendo ciò che hanno dovuto fare mio padre, la mia famiglia e tutto il nostro popolo. La nostra azienda all’epoca subì danneggiamenti ingenti, ma la famiglia decise subito di dare un segnale di continuità, distribuendo le buste paga davanti alle macerie per far sentire vicinanza alle persone e continuità».

Dalla ricostruzione sono nate anche nuove opportunità di sviluppo. Lo testimoniano le esperienze di Ondulati e Imballaggi del Friuli, Cumini Casa e Ledraplastic, aziende che, pur avendo subito danni gravissimi, sono riuscite a riprendere la produzione e successivamente a crescere.

Particolarmente significativo il racconto di Nevio Cosani, di Ledraplastic: «La nostra azienda era stata pesantemente danneggiata e l’abbiamo dovuta demolire completamente. Siamo ripartiti da zero ed è stato uno shock, ma con la tenacia e la voglia di lavorare entro nove mesi eravamo di nuovo produttivi, grazie al supporto delle maestranze tornate al lavoro e dei clienti che ci hanno atteso».

Dalla nascita dell’Università alla Cineteca del Friuli

La rinascita raccontata dal documentario non riguarda soltanto l’economia. Il terremoto ha rappresentato uno spartiacque anche per la cultura, l’istruzione e la vita sociale del territorio.

Flavio Pressacco, professore emerito dell’Università di Udine, ricorda come il sisma abbia accelerato il percorso che portò alla nascita dell’Ateneo friulano, chiamato a contribuire anche alla ricostruzione attraverso competenze ingegneristiche e scientifiche.

«Il Friuli fu molto abile a costruirsi non soltanto il futuro immediato della ricostruzione, ma un futuro strategico», sottolinea Pressacco.

Un’altra storia è quella della Cineteca del Friuli, nata proprio dall’esperienza delle proiezioni cinematografiche organizzate nelle tendopoli di Gemona. Livio Jacob e Piera Patat ricordano come il cinema fosse diventato uno strumento per restituire speranza e momenti di serenità alle famiglie colpite dal sisma.

Spazio anche al ruolo dell’informazione, con le testimonianze dei giornalisti Paolo Mosanghini e Gigi Di Meo, e alla trasformazione della Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, oggi capace di richiamare studenti da tutto il mondo.

Tra le esperienze ricordate figura inoltre quella di Preone, dove alcune casette prefabbricate realizzate per l’emergenza sono state successivamente trasformate in un villaggio turistico, dando una nuova funzione a strutture nate in uno dei momenti più difficili della storia friulana.

Sala Valduga riapre, poi il docufilm arriva su Sky

L’anteprima ha segnato anche la riapertura ufficiale della Sala Valduga, dopo gli interventi di rinnovamento effettuati durante l’estate. Lo spazio della Camera di Commercio è stato dotato di un nuovo palco modulare, pensato per ospitare assemblee, conferenze e incontri pubblici con maggiore flessibilità.

L’intervento ha valorizzato anche lo storico mosaico di Ernesto Mitri, realizzato dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo, che impreziosisce la parete di fondo della sala ed è stato a sua volta ripulito e restaurato.

Dopo la prima proiezione a Udine, “Bisognava andare avanti” sarà presentato anche a Pordenone giovedì 29 ottobre, alle 17.30, nella Sala Convegni di Confindustria Alto Adriatico.

Da novembre il documentario sarà trasmesso in esclusiva nazionale su Sky Documentaries e disponibile in streaming su NOW. Una versione ridotta di 30 minuti andrà inoltre in onda su Sky TG24. Successivamente, il filmato sarà pubblicato anche sul canale YouTube della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, per rendere accessibile a tutti il racconto di una delle pagine più importanti della storia del Friuli.