Non è solo una questione di legna, è una battaglia per l’identità di una comunità. In Valcanale esplode la protesta: da oltre due anni circa 650 famiglie denunciano l’impossibilità di esercitare il millenario diritto di legnatico nella Foresta di Tarvisio. Uno stallo amministrativo che, secondo i rappresentanti locali, sta svuotando le legnaie proprio mentre le scorte per l’inverno finiscono mettendo in difficoltà soprattutto le fasce più deboli della popolazione.
Una storia millenaria: da Maria Teresa d’Austria allo Stato Italiano
Il diritto di legnatico non è una concessione recente, ma un pilastro giuridico della Valcanale. Le sue origini risalgono al 1007, quando l’imperatore Enrico II concesse la foresta al Vescovado di Bamberga. Nel 1759 il territorio passò a Maria Teresa d’Austria, che con la Patente Imperiale del 1853 ne formalizzò l’uso per le comunità locali, fino al passaggio definitivo allo Stato italiano nel 1919 dove comunque tali diritti furono riconosciuti e tutelati.
Oggi la Foresta di Tarvisio — 24.000 ettari di patrimonio inestimabile — appartiene al Fondo Edifici di Culto (FEC), un ente del Ministero dell’Interno che gestisce i beni ex ecclesiastici. La gestione operativa è invece affidata al Reparto Carabinieri Biodiversità, ed è proprio in questo triangolo tra proprietà, gestore e cittadini che si è creato il “corto circuito” amministrativo.
La petizione: “Intervenga lo Stato”
Il culmine della protesta è racchiuso in una petizione formale indirizzata ai vertici dell’Arma dei Carabinieri e al Ministero dell’Interno. Nel documento, le comunità locali chiedono un cambio di rotta netto nella gestione e la convocazione urgente di un tavolo istituzionale. Le Vicinie denunciano come le nuove regole abbiano interrotto una prassi secolare, creando un danno economico diretto ai residenti che utilizzano il legno per la manutenzione delle case e il riscaldamento.
Uno stallo mai visto “nemmeno in tempo di guerra”
Giorgio Pippan, Presidente della Vicinia di Coccau, descrive così la paralisi: “Mai in tempo di pace avevamo subito una paralisi simile. Non chiediamo privilegi, ma il rispetto di un equilibrio costruito in mille anni di storia”.
Secondo il pensiero delle Vicinie, la gestione attuale avrebbe introdotto oneri burocratici stimati in 34.000 euro annui, rendendo il prelievo del legname insostenibile. Un paradosso che, a loro avviso, mette a rischio anche la salute del bosco: senza la cura degli abitanti, la foresta rischierebbe il degrado sanitario (bostrico) e il dissesto idrogeologico.
Le voci dei protagonisti
Nonostante la durezza della protesta, i rappresentanti cercano il dialogo. Matteo Preschern (Ugovizza) sottolinea la forza della nuova coesione: “Siamo riusciti a raggiungere un’intesa tra gli aventi diritto mai vista prima, ora dobbiamo risolvere il problema per tutti”.
Una posizione sostenuta anche da Gabriele Delussu, portavoce di Ugovizza: “Dall’Impero Austroungarico a oggi gli attriti si sono conclusi sempre a favore degli Aventi Diritto”, mentre Maurizio Lattisi (Camporosso) punta sul supporto della Regione FVG: “L’obiettivo è individuare una soluzione che garantisca trasparenza senza che oneri eccessivi ricadano ingiustamente sulle famiglie”.
