Il cambiamento climatico impone nuove regole all’agricoltura e la risposta arriva dall’Università di Udine. L’Ateneo è stato scelto per coordinare “Water Pearl”, una ricerca nazionale da 458mila euro che punta a selezionare varietà di fava e pisello giallo capaci di produrre raccolti generosi anche in condizioni di forte stress idrico. L’obiettivo è duplice: proteggere il reddito degli agricoltori dai periodi di siccità sempre più frequenti e creare le basi per una filiera di farine proteiche italiane di alta qualità.
Il progetto, come spiega la coordinatrice e professoressa Laura Zanin, guarda a un nuovo equilibrio alimentare: “Si inserisce in un filone internazionale che sta ponendo una sempre maggiore attenzione all’importanza di integrare in modo più equilibrato proteine animali e vegetali, privilegiando pratiche agricole sostenibili che rispettino l’ambiente“.
Una filiera “dal suolo alla tavola”
Non si tratta solo di genetica, ma di una trasformazione radicale del modo in cui produciamo cibo. La ricerca prevede una selezione iniziale di almeno 80 risorse genetiche: quelle che si dimostreranno più resilienti allo stress idrico saranno ulteriormente rinforzate con biostimolanti. L’obiettivo finale è trasformarle in farine attraverso processi innovativi a basso consumo di acqua ed energia. Questo approccio integrato punta a ridurre l’uso di fertilizzanti e a fornire all’industria alimentare materie prime sostenibili, in piena sintonia con le direttive europee “Farm to fork”.
La Fondazione Friuli a sostegno della ricerca
L’iniziativa è sostenuta da Ager, un raggruppamento di dieci fondazioni bancarie tra cui spicca la Fondazione Friuli. Per il presidente Bruno Malattia, investire in questo campo è una priorità strategica: “Il sostegno al progetto conferma l’impegno della Fondazione nel promuovere l’eccellenza della ricerca scientifica del nostro ateneo e garantire competitività e sostenibilità a lungo termine per la filiera agroalimentare friulana”. Secondo Malattia, questa innovazione è fondamentale per “tutelare la biodiversità e le risorse idriche del territorio“.
Scienza e leadership femminile
Un tratto distintivo del progetto friulano è la forte presenza di ricercatrici: le attività saranno infatti guidate da nove donne nei 14 gruppi di lavoro previsti. Una scelta che per la professoressa Zanin rappresenta “una testimonianza di un impegno concreto verso la valorizzazione delle competenze e delle pari opportunità nella ricerca scientifica“. Il team lavorerà valorizzando la ricchezza della Banca del germoplasma di Bari, custode del patrimonio di biodiversità dell’area mediterranea, per adattare le colture antiche alle sfide del clima moderno.
Udine centro dell’innovazione agricola nazionale
Con “Water Pearl”, l’Università di Udine si conferma per la quinta volta capofila di un progetto nazionale sostenuto da Ager. È un riconoscimento che segue i successi ottenuti nelle ricerche sui sottoprodotti della vinificazione, sui mangimi per l’acquacoltura e sul contrasto a malattie critiche come la moria del kiwi e i giallumi della vite. Ancora una volta, il Friuli si posiziona come il laboratorio dove si progetta l’agricoltura di domani.

Il team di Water pearl. Da sinistra Laura Zanin, Nicola Tomasi, Francesco Flagiello, Arianna Lodovici, Seyedehfatemeh Kiaeianmoosavi, Stella Plazzotta e Lara Manzocco.
