Ospedale di Udine, nuovo Cup: 12 sportelli e un allarme per proteggere gli operatori

L'assessore Riccardo Riccardi all'inaugurazione del nuovo Cup nell'ospedale di Udine

Dodici sportelli, oltre 100 posti a sedere e un sistema di sicurezza collegato direttamente con le forze dell’ordine, che gli operatori possono attivare in caso di situazioni di rischio. È il nuovo Centro unico di prenotazione (CUP) dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, inaugurato questa sera e realizzato con un investimento di circa 2 milioni di euro.

La nuova struttura si trova nel padiglione d’ingresso dell’ospedale. Due dei 12 sportelli sono dedicati alle persone con disabilità. “Il nuovo Cup dell’ospedale di Udine rappresenta un’evoluzione intelligente e innovativa: è un centro che accoglie le persone in condizioni decisamente diverse dal passato, con spazi più funzionali, tutti i comfort e servizi pensati per rendere più efficiente la gestione delle attese”, ha detto l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi durante la cerimonia.

Un sistema di sicurezza per chi lavora al Cup

Tra le dotazioni della nuova struttura c’è anche un sistema di sicurezza collegato direttamente con le forze dell’ordine. In caso di situazioni di rischio, gli operatori possono attivarlo per chiedere l’intervento.

“Voglio rivolgere un pensiero particolare agli operatori che lavorano dietro questi sportelli – ha sottolineato Riccardi -. Sono professionisti che ogni giorno mettono competenza e disponibilità al servizio delle persone, ma che possono trovarsi davanti a situazioni di violenza e aggressione, un fenomeno purtroppo in aumento e che ha interessato anche la nostra regione. A loro va la mia gratitudine. Sapere di poter contare oggi su un sistema di sicurezza che li protegge e li mette al riparo da questi rischi è un elemento importante”.

La mostra sul terremoto del 1976

In occasione dell’inaugurazione del nuovo Cup è stata presentata anche la mostra multimediale “Dalle macerie alle cure del futuro. Il sisma del ’76 e l’Ospedale di Udine”, realizzata dall’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale in collaborazione con l’Università di Udine e curata dal Digital Storytelling Lab del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Ateneo.

Attraverso quattro percorsi, la mostra ricostruisce la risposta della sanità friulana al terremoto del 1976 e il percorso di trasformazione che ha portato all’ospedale di oggi. Il racconto utilizza filmati d’archivio, pagine animate del Messaggero Veneto, testimonianze di sanitari raccolte in un podcast e un video infografico sull’impatto del sisma sulle strutture ospedaliere e sull’evoluzione della gestione dell’emergenza.

“È un lavoro importante – ha sottolineato Riccardi – perché sintetizza la memoria del terremoto del 1976 e colloca anche il ruolo dell’ospedale di Udine nella grande storia di quell’evento. Una storia che dobbiamo ricordare anche attraverso le lezioni di due grandi protagonisti che non ci sono più”.

“Penso innanzitutto al presidente Antonio Comelli – ha spiegato l’assessore -. La sua scelta di ricostruire le case ‘dove erano e come erano’ non fu soltanto una decisione urbanistica, ma una valutazione complessiva della componente sociale della ricostruzione, per evitare l’abbandono delle terre e dei paesi colpiti. Fu una responsabilità strategica e lungimirante, rivolta al futuro e allo sviluppo della nostra comunità”.

“L’altra grande lezione – ha proseguito Riccardi – è quella del ministro Mario Toros, relatore del decreto sulla ricostruzione, che seppe trasformarlo in uno strumento di ricostruzione e sviluppo del Friuli. Senza queste due grandi lezioni, di Comelli e Toros, due padri della rinascita, non ci sarebbero state le straordinarie pagine dello sviluppo della nostra regione negli anni successivi al terremoto”.

L’assessore ha infine ricordato l’esperienza dell’ospedale di Udine nei giorni dell’emergenza: “Già allora questo ospedale dimostrò una grande capacità e competenza nell’accogliere, curare e assistere oltre 400 persone in soli due giorni. Fu una risposta organizzata, con un modello di emergenza che ha rappresentato un patrimonio di esperienza arrivato fino alla pandemia”.

“Onorare chi ha fronteggiato le difficoltà di quegli anni significa riconoscere una cultura e una storia che hanno contribuito allo sviluppo della sanità friulana e che ancora oggi ci insegnano l’importanza di assumere decisioni necessarie e responsabili, guardando al domani”.