Il futuro della ricerca subacquea parte dal Friuli Venezia Giulia. L’Università di Udine ha presentato ufficialmente i progetti “A-Mare” e “Nauta”, due iniziative d’avanguardia che utilizzano droni marini, aerei e subacquei, sensori avanzati e intelligenza artificiale per mappare gli ecosistemi costieri e i siti archeologici sommersi. La presentazione è avvenuta durante il convegno “Conoscenza e futuro dei bassi fondali”, organizzato dall’Ateneo in collaborazione con la Marina Militare e l’associazione Futuri Probabili.
Un approccio interdisciplinare per il futuro dell’Ateneo
L’evento ha sottolineato l’importanza di unire competenze diverse per proteggere il patrimonio marino. Il rettore Angelo Montanari ha aperto i lavori spiegando la strategia dell’istituzione: “Il tema dei bassi fondali è intrinsecamente interdisciplinare, un approccio sul quale l’Università di Udine investe da tempo e che farà parte del nuovo piano strategico d’Ateneo, perché sull’interdisciplinarietà essere università fa la differenza”.
Ai saluti istituzionali hanno partecipato anche il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, e la soprintendente Paola Ventura, insieme a Luciano Violante (Futuri Probabili) e Roberta Pinotti (Fondazione Polo nazionale della subacquea).
Il progetto Nauta: archeologia subacquea hi-tech tra Grado e Marano
Il progetto Nauta si concentra sull’esplorazione dei siti storici, con test già effettuati con successo a Grado e presso il sito delle Piere di San Gottardo. Grazie all’impiego congiunto di droni aerei e operatori subacquei, i ricercatori dell’Università di Udine sono riusciti a creare mappe visive e acustiche perfettamente georeferenziate, integrando dati in un’unica piattaforma informatica.
Massimo Capulli, docente di archeologia subacquea, ha evidenziato il valore di questi ambienti: “Spesso apprezzati soprattutto come acque tranquille in cui nuotare, o come semplice elemento di pregio paesaggistico, i bassi fondali rappresentano invece ambienti ricchissimi di storia e biodiversità, nei quali il nostro Ateneo ha maturato uno specifico know-how”.
L’apporto tecnologico è stato coordinato da Gian Luca Foresti, docente di informatica: “Come Laboratorio di Sistemi autonomi stiamo lavorando allo sviluppo di piattaforme autonome aeree e subacquee in grado di costruire mappe visuali ed acustiche a elevata precisione”.
A-Mare: i droni a difesa dell’ecosistema adriatico
Il secondo progetto, denominato A-Mare, punta a monitorare la salute delle coste adriatiche attraverso l’acquisizione di dati non invasivi. Utilizzando droni marini e subacquei, supportati dall’Uniud Sailing Lab (la barca a vela laboratorio dell’Ateneo), il team di ricerca mappa la vegetazione e la biodiversità della laguna friulana, individuando aree di sofferenza legate ai cambiamenti climatici.
Il supporto dell’intelligenza artificiale permette l’elaborazione automatizzata dei dati e la previsione delle dinamiche ambientali in zone difficili da monitorare, come le barene e i delta fluviali. Il gruppo di ricerca interdisciplinare comprende esperti dei dipartimenti di Ingegneria, Scienze Matematiche e Scienze Agroalimentari, tra cui Francesco Boscutti e Francesco Trevisan.
La fragilità dei bassi fondali
Queste tecnologie sono fondamentali per studiare aree dove la profondità dell’acqua varia da pochi centimetri a circa 10 metri, tipiche del litorale regionale. Questi ecosistemi sono tra i più fragili e dinamici, esposti sensibilmente all’innalzamento del livello del mare e alle variazioni di temperatura, salinità e qualità dell’acqua.
La giornata di studi ha ospitato complessivamente nove progetti di ricerca nazionali, coinvolgendo istituzioni come il CNR, l’Arpa FVG e l’Istituto Nazionale di Oceanografia (OGS). Il confronto finale ha visto la partecipazione di realtà industriali di rilievo come Fincantieri e Saipem, confermando l’interesse concreto per le applicazioni della robotica subacquea nella gestione del territorio.
