L’assegnazione dell’ex Tonini, uno degli spazi commerciali più prestigiosi del centro storico di Udine, finisce al centro di un’interrogazione comunale. A sollevare una serie di interrogativi sulla procedura e sulla successiva gestione del punto vendita è Michele Zanolla, consigliere comunale di Identità Civica, che chiede al sindaco Alberto Felice De Toni e alla Giunta di fare chiarezza sui rapporti tra i soggetti coinvolti.
La vicenda riguarda l’immobile assegnato attraverso una gara pubblica vinta da Lush Italia Srl. Secondo quanto riferito dal consigliere, però, il negozio sarebbe oggi gestito da una società amministrata dalla moglie di Guido Caufin, manager del Distretto del Commercio di Udine. “Un passaggio sul quale ritengo che l’Amministrazione debba fare chiarezza. Per questo ho presentato un’interrogazione al Sindaco De Toni e alla Giunta”, dichiara Zanolla.
I dubbi sulla gara e sui rapporti professionali
Al centro dell’interrogazione c’è il ruolo di Caufin, incaricato di promuovere e coordinare le iniziative per il rilancio del commercio cittadino, in collaborazione con il Comune e con il vicesindaco Alessandro Venanzi. “Caufin non è un consulente qualsiasi. Il suo incarico consiste nel promuovere e coordinare iniziative per il rilancio del commercio cittadino, in stretta collaborazione con il Comune e, in particolare, con il vicesindaco Venanzi”, sottolinea il consigliere, ricordando anche il rinnovo dell’incarico deciso dall’Amministrazione.
Secondo quanto evidenziato da Zanolla, negli atti che hanno preceduto la gara sarebbe richiamata una relazione dello stesso Caufin. “Dal suo curriculum emergono precedenti rapporti professionali con due delle tre società concorrenti. Inoltre, una società di consulenza di cui è Senior Partner dichiara di lavorare con marchi collegati ad alcune delle partecipanti”, continua comunale Michele Zanolla.
Il consigliere contesta inoltre i requisiti previsti dal bando, che richiedevano ai partecipanti di rappresentare marchi presenti in diversi Paesi, anche all’estero. “La gara prevedeva requisiti particolarmente restrittivi: per partecipare occorreva rappresentare marchi presenti in diversi Paesi, anche esteri, una condizione che di fatto ha reso molto difficile l’accesso agli imprenditori locali”, osserva Zanolla.
Un ulteriore elemento riguarda la fase successiva all’aggiudicazione. Stando alla ricostruzione del consigliere, Caufin avrebbe partecipato anche agli incontri tra Lush e gli uffici comunali dedicati ad aspetti tecnici e contrattuali. “Alla fine di questo percorso, il negozio risulta gestito da una società amministrata da sua moglie”, evidenzia Zanolla.
Le richieste al Comune: contratto, autorizzazioni e contributi
Attraverso l’interrogazione, il consigliere chiede innanzitutto di conoscere con quale soggetto il Comune abbia sottoscritto il contratto di concessione e a quale titolo una società diversa dall’aggiudicataria gestisca attualmente il negozio.
“Con l’interrogazione chiedo di conoscere con chi il Comune abbia sottoscritto il contratto di concessione, a quale titolo una società diversa dall’aggiudicataria gestisca oggi il punto vendita e quali autorizzazioni siano state eventualmente rilasciate. Chiedo inoltre di chiarire se proprio Lush avesse proposto di affidare la gestione a Caufin”, spiega.
Tra gli altri aspetti sui quali Zanolla sollecita risposte figurano i ritardi nella sottoscrizione del contratto e l’eventuale richiesta di contributi attraverso il Fondo comunale di rilancio economico. In particolare, il consigliere chiede di verificare se un’altra società amministrata dalla moglie di Caufin abbia presentato richieste di finanziamento sulla base di preventivi emessi da Lush.
Zanolla precisa tuttavia che gli elementi raccolti non costituiscono, di per sé, una prova di comportamenti irregolari. “Non sostengo che questi elementi dimostrino, da soli, che siano state commesse irregolarità. Ritengo però necessario capire quanto l’Amministrazione sapesse dei rapporti tra i soggetti coinvolti e quali verifiche abbia effettuato”.
La richiesta di chiarimenti a De Toni, Venanzi e Arcella
Il consigliere ribadisce di considerare positivamente l’arrivo del marchio Lush nel centro storico, distinguendo però il valore commerciale dell’operazione dalla necessità di garantire trasparenza nella gestione di un immobile pubblico. “Considero l’arrivo di Lush una buona notizia per il commercio cittadino. Ciò non toglie che l’assegnazione di un immobile pubblico richieda attenzione e controlli, anche dopo la conclusione della gara”.
L’interrogazione chiama quindi in causa direttamente l’Amministrazione comunale, con particolare riferimento al sindaco De Toni e agli assessori Venanzi e Arcella. “Trovo singolare che un’operazione seguita così da vicino dall’Amministrazione presenti oggi tanti aspetti ancora da chiarire. Proprio alla luce dello stretto rapporto di collaborazione tra il manager del Distretto e il vicesindaco Venanzi, ritengo necessario sapere quali informazioni fossero a conoscenza dell’Assessorato al Commercio e quali verifiche siano state effettuate”, afferma Zanolla.
“Mi aspetto che il Sindaco e gli assessori Venanzi e Arcella ricostruiscano con precisione i passaggi di questa vicenda, indicando le autorizzazioni rilasciate e i controlli effettuati”. Il consigliere conclude richiamando la responsabilità dell’Amministrazione nella gestione del patrimonio pubblico: “Quando si tratta di un bene pubblico, la correttezza delle procedure conta quanto il risultato e su questo l’Amministrazione deve rispondere ai cittadini”.

